Scrivo queste considerazioni dopo aver avuto un lungo confronto avvenuto ogni sabato mattina per quasi un anno, con un mio caro amico testimone di Geova, Alessandro, che ringrazio. Potrebbe sorprendere sapere che la maggior parte delle volte, i nostri scambi terminavano con più convergenze che divergenze. Incoraggio quindi gli amici Testimoni di Geova ed Evangelici a confrontarsi con apertura e onestà intellettuale.

A differenza di come comunemente si pensa, i Testimoni di Geova predicano molte cose buone. Le voci che circolano sul loro conto sono molto spesso incorrette o esagerate.

In questa sede criticheremo i Testimoni di Geova solo dal punto di vista teologico, affrontando alcune loro affermazioni chiave. Per arrivare alla massima convergenza con i lettori, come fatto in quei sabati mattina, useremo la Bibbia che si trova sul sito dei Testimoni di Geova e non prenderemo in considerazione versetti di controversia traduzione, cioè quelli che i grecisti protestanti e cattolici traducono in modo diverso dai geovisti (ad es. Giovanni 1:1).

Punto 1: La centralità del nome Geova

La predicazione dei Testimoni di Geova è molto incentrata sul nome di Dio. Per loro non è tanto importante se la pronuncia giusta sia Geova o Yaweh, ma quanto essere consapevoli che Dio abbia un nome. Da come questa dottrina viene presentata alla gente, sembra che riferirsi a Dio con il nome Geova abbia un valore salvifico.

Nell’Antico Testamento, Dio usava il nome Geova/Yaweh per relazionarsi con il popolo d’Israele. I pagani invece, usavano riferirsi a Dio con nomi quali l’Altissimo e Dio del cielo. “Altissimo” è utilizzato anche nel libro di Daniele, da Melchisedec, che non faceva parte del popolo ebraico (Gen 14:19), come pure dall’angelo che annuncia a Maria che Gesù sarà chiamato «figlio dell’Altissimo», collocandolo non solo all’interno del popolo d’Israele, ma già su un piano universale (Luca 1:32). Geova, Dio d’Abraamo, d’Isacco e d’Israele è invece il nome che lo distingue dagli idoli, è il nome che Dio usa nel relazionarsi col suo popolo, come se fosse il nome che usa in famiglia, cioè “babbo” (ad es. Isaia 42:8, 1 Re 18, Salmo 83:18).

Ma andando a vedere cosa predicavano gli apostoli, vediamo che Paolo definisce i credenti come «Chiamati a essere santi, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del nostro Signore Gesù Cristo, Signore loro e nostro» (1 Corinzi 1:2), non come “quelli che invocano il nome di Geova”. Nel Nuovo Testamento il nome da invocare è quello di Gesù, e si invitano le persone ad affidarsi a Gesù, mentre nell’Antico Testamento ciò veniva riferito a Yaweh, a Dio Padre. C’è quindi un delegare del Padre al Figlio, a cui è stato dato tutto il giudizio (Giov 5:22). Gesù parla di quelli che erano del Padre e che il Padre stesso gli ha affidato (Giov 17:6), con un passaggio di credenti che si relazionavano al Padre a credenti che vengono messi dal Padre stesso in una relazione diretta col Figlio, senza che il Padre ne sia geloso. Insomma, i credenti sono quelli che invocano il nome di Gesù, che chiedono aiuto a lui, che vivono insieme a lui attraverso un rapporto vivo, tra viventi.

Anche nel racconto della conversione di Paolo si ha la stessa definizione di credenti, cioè come “quelli che invocano il nome di Gesù”, e lo stesso Gesù mette subito in chiaro la centralità del suo nome, non quello di Geova: «13 Ma Anania rispose: “Signore, ho udito da molti circa quest’uomo, quante cose dannose ha fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. 14 E qui ha autorità dai capi sacerdoti di mettere in legami tutti quelli che invocano il tuo nome”. 15 Ma il Signore gli disse: “Va, perché quest’uomo è per me un vaso eletto per portare il mio nome alle nazioni e anche ai re e ai figli d’Israele. 16 Poiché gli mostrerò chiaramente quante cose debba soffrire per il mio nome”. 17 E Anania andò ed entrò nella casa, e poste su di lui le mani, disse: “Saulo, fratello, il Signore, il Gesù che ti apparve sulla strada per cui venivi, mi ha mandato, affinché tu ricuperi la vista e sia pieno di spirito santo”. […] 20 e immediatamente predicava nelle sinagoghe Gesù, che Questi è il Figlio di Dio. 21 Ma tutti quelli che lo udivano si stupivano e dicevano: “Non è costui l’uomo che faceva strage di quelli che a Gerusalemme invocano questo nome» (Atti 9:13-21).

Nel Nuovo Testamento dunque, il nome che viene contrapposto agli idoli, il nome che distingue Dio, non è più Geova, bensì Gesù, che è in piena sintonia con Geova. Il vero Dio è dunque il Dio di Gesù (2Cor 1:3), di cui Gesù ne è il testimone perfetto. Gesù NON è il Padre, ma in quanto Figlio ne è il suo rappresentante. Mettere al centro il nome di Gesù invece che quello di Geova, non è quindi una contraffazione della chiesa fatta nei secoli, ma è parte integrante del piano di Dio, come approfondiremo in seguito anche per quanto riguarda la traduzione in greco. Non si viene salvati invocando il nome di Geova, ma quello di Gesù.

«Perché se con la bocca dichiari pubblicamente che Gesù è Signore e con il cuore eserciti fede che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.» Romani 10:9.

«Poi li portò fuori e disse: “Signori, che devo fare per essere salvato?” Gli risposero: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato, tu e la tua casa.”» Atti 16:30-31.

Punto 2: La figura di Gesù

I Testimoni di Geova credono che Gesù sia una creatura, e in quanto tale non vada pregata né adorata. Tuttavia, ci sono numerose ragioni che ci indicano che il Figlio di Dio non sia una creatura.

A) Gesù primogenito della creazione.

Uno dei versetti che sembra dare loro ragione è in Colossesi 1:15 «Lui è l’immagine dell’Iddio invisibile, il primogenito di tutta la creazione». Ma andiamo ad analizzare l’uso che la Bibbia fa della parola e del concetto di primogenito. In Geremia 31:9 anche il popolo d’Israele viene definito come il primogenito di Dio. In Ebrei 12:23 anche i membri della chiesa sono definiti primogeniti. Allora è evidente che il termine primogenito, nel contesto Biblico, può assumere un significato molto più ampio di quanto si possa pensare. Essere il primogenito voleva dire essere il figlio più grande, maturo, saggio, la primizia della gioventù dei genitori. Per fare un esempio, Giacobbe parla così al suo primogenito: «Ruben, tu sei il mio primogenito, il mio vigore e la primizia della mia virilità, l’eccellenza della dignità e della forza.» (Genesi 49:3). Quindi quando Dio costituisce una persona (o un gruppo di persone) come primogenito, la sta onorando in un modo speciale. Molto significativo e profetico, è il fatto che Dio avesse costituito Davide come primogenito dei re della terra (Salmo 89):

«Ho concluso un patto con il mio eletto; ho fatto un giuramento a Davide, mio servitore: Stabilirò saldamente la tua discendenza per sempre, e renderò solido il tuo trono di generazione in generazione (…) Ho trovato Davide, mio servitore; l’ho unto con il mio olio santo. La mia mano lo sosterrà (…) Mi invocherà dicendo: ‘Tu sei mio Padre, il mio Dio e la Roccia della mia salvezza’. Farò di lui il primogenito, il più alto dei re della terra.»

Similmente, il primo capitolo di Colossesi è un’esaltazione meravigliosa di Gesù, che viene ripetutamente considerato una primizia, e quindi un primogenito molto speciale e superiore a tutti gli altri, la primizia di tutta la creazione.

Gesù non fa parte della creazione, ma al contrario partecipa con il Padre alla sua costruzione. Gesù è quindi esterno alla creazione. «Infatti tramite lui sono state create tutte le altre cose nei cieli e sulla terra» (Colossesi 1:16) e «Neppure una cosa venne all’esistenza senza di lui» (Giovanni 1:3).

B) Gesù mediatore.

Un altro versetto importante è 1Timoteo 2:5, «Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù.» Essendo Gesù il mediatore tra Dio e gli uomini, è implicito che debba essere in grado di collegare entrambe le nature, come un ponte che collega due sponde. Se il mediatore non avesse sia la natura umana che quella divina, la sua mediazione risulterebbe inefficace.

La cristianità in generale però, fa molta confusione tra il Padre e il Figlio, arrivando spesso a dire che Gesù sarebbe Geova incarnato. Quindi l’obiezione dei Testimoni di Geova è comprensibile, ma non corretta. Si è incarnato il Figlio, non il Padre, sono due persone diverse. Nonostante abbiano la stessa natura divina, rimangono due persone distinte. Nelle epistole è evidente che la parola Dio si riferisce sempre al Padre, mentre Signore si riferisce a Gesù. «Pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo» Romani 1:7. «Alla congregazione dei tessalonicesi, unita a Dio Padre e al Signore Gesù Cristo» 1 Tessalonicesi 1:1. «Misericordia e pace da Dio Padre e Cristo Gesù nostro Signore!» 1Timoteo 1:2. E Così via.

Quando la Bibbia si riferisce al Padre, non si riferisce al Figlio, e viceversa. È questo il motivo che spinge i Testimoni di Geova a ritenere Gesù una creatura, di una natura diversa da quella di Geova. Ma analizzando le Scritture, è evidente che nonostante siano persone distinte, abbiano un’unica natura divina, eterna, perfetta. Ruoli diversi, ma stessi obbiettivi, in perfetta sintonia.

C) Gesù si può pregare o adorare?

Se Gesù fosse una creatura, non accetterebbe preghiere, meno che mai adorazione. Ad esempio, l’apostolo Giovanni venne rimproverato duramente dall’angelo in Rivelazione 22:8-9 «Io, Giovanni, sono quello che ha visto e sentito queste cose. E, dopo averle viste e sentite, mi inginocchiai ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo. Ma lui mi disse: “Sta’ attento! Non farlo! Io sono solo uno schiavo come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come quelli che osservano le parole di questo rotolo. Adora Dio!» Allo stesso modo Pietro ha sgridato Cornelio in Atti 10:26-26«Quando Pietro arrivò, Cornelio gli andò incontro, si gettò ai suoi piedi e gli rese omaggio. Ma Pietro lo fece alzare, dicendo: “Alzati; sono un uomo anch’io”.»

Al contrario, Gesù viene adorato e pregato in numerose occasioni. Per esempio in Rivelazione 5:11-13«E vidi, e sentii la voce di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; erano miriadi di miriadi e migliaia di migliaia, e dicevano a gran voce: “L’Agnello che è stato scannato è degno di ricevere potenza, ricchezza, sapienza, forza, onore, gloria e lode!” E sentii ogni creatura in cielo, sulla terra, sottoterra e nel mare, e tutto ciò che c’è in essi, dire: “A colui che siede sul trono e all’Agnello vadano lode, onore, gloria e potere per i secoli dei secoli!”». Colui che siede sul trono, cioè Geova, e l’Agnello, cioè Gesù, sono messi sullo stesso piano e vengono adorati insieme. Vi immaginate se avessero detto “a colui che siede sul trono e a Mosè”? Oppure “e ad Abraamo”? Sarebbe una bestemmia.

A Gesù vengono anche rivolte delle preghiere, come nel caso Paolo in 2 Corinzi 12: «Per evitare che io mi esalti, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non mi esalti. Tre volte ho supplicato il Signore di allontanarla da me, ma egli mi ha detto: “Ti basta la mia immeritata bontà, perché la mia potenza è resa completa nella debolezza”. Sarò dunque felicissimo di vantarmi delle mie debolezze, affinché la potenza del Cristo rimanga su di me come una tenda.»

Ed oltre a questi esempi di preghiera ed adorazione a Gesù, abbiamo visto in precedenza come i credenti ritenessero fondamentale invocare il suo nome. In conclusione, se Gesù fosse una normale creatura non avrebbe accettato un’adorazione al pari del Padre, né avrebbe potuto ricevere e rispondere a delle preghiere e a delle invocazioni.

Punto 3: La figura dello Spirito Santo

I Testimoni di Geova credono che lo Spirito Santo non sia una persona, ma una forza impersonale. Ci sono numerosi esempi nella Bibbia però, che fanno pensare al contrario. Elencheremo telegraficamente i versetti, citando dalla Bibbia dei Testimoni di Geova.

«Infatti allo spirito santo e a noi è sembrato bene di non aggiungervi nessun altro peso, all’infuori di queste cose necessarie» (Atti 15:28) Può una forza impersonale avere delle intenzioni e prendere decisioni?

«E non rattristate lo spirito santo di Dio che avete ricevuto come un sigillo» (Efesini 4:30) Può un oggetto essere rattristato? Per fare un’analogia, quando disubbidite al navigatore satellitare si offende?

«Mentre servivano Geova e digiunavano, lo spirito santo disse: “Riservatemi Bàrnaba e Sàulod per l’opera a cui li ho chiamati» Atti 13:2.

«Venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: “Questo è ciò che lo spirito santo dice: ‘A Gerusalemme i giudei legheranno così l’uomo a cui appartiene questa cintura, e lo consegneranno nelle mani di persone delle nazioni’”. Sentito questo, noi e gli altri che erano lì supplicammo Paolo di non salire a Gerusalemme. Ma lui rispose: “Perché piangete e cercate di scoraggiarmi? Siate certi che io sono pronto non solo a essere legato ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù”.» Atti 21:11-13.

«Allora Paolo fece quest’unico commento: “Lo spirito santo parlò appropriatamente ai vostri antenati tramite il profeta Isaia» Atti 28:25. Vediamo lo Spirito Santo parlare in modo diretto in molte occasioni. Secondo Paolo inoltre, è sempre stato lo Spirito Santo ad ispirare i profeti.

Sulla base di queste evidenze scritturali, sembra molto irragionevole e artificioso negare la personalità dello Spirito Santo.

Punto 4: La trasmissione della Parola di Dio

I Testimoni di Geova sostengono che la Bibbia sia stata alterata nei secoli, in particolare che sia stato sostituito di proposito il tetragramma ebraico. Abbiamo già argomentato nel primo punto che anche se questo fosse vero, sarebbe ininfluente ai fini della salvezza.

Sul loro sito ci sono numerosi articoli e video che spiegano questa loro convinzione. Tuttavia le prove fornite sono molto vaghe, per non dire inesistenti. Ho provato sinceramente a cercare qualcosa di più preciso, ma senza riuscirci. Quale sarebbe stato il movente che avrebbe spinto i copisti a sostituire volontariamente il nome di Geova? Se un complotto, la mano di Satana o qualcos’altro, non ci è dato saperlo.

In ogni caso, la loro affermazione di base è che le comuni Bibbie in circolazione non siano attendibili perché al loro interno non è stato riportato il nome di Geova. Quindi, gli studiosi Testimoni di Geova hanno provveduto ad una traduzione “corretta”, inserendo il nome di Geova dove secondo loro si sarebbe trovato in origine.

Questa affermazione appare subito molto sospetta. Tutti i cinquemila manoscritti greci del Nuovo Testamento che abbiamo non riportano il tetragramma ebraico. Dunque non si capisce come facciano i Testimoni di Geova ad avere la certezza di quali versetti andrebbero corretti e quali no. Ma non ci vogliamo addentrare in questo. Faremo qualche considerazione teologica molto semplice, riportando un riassunto di Alessia Lanini di un nostro dialogo con il prof. Fernando De Angelis, che in passato ha curato una sezione teologica sul sito dei TDG.

Gesù e gli apostoli hanno considerato come Parola di Dio scritta quella che era stata loro tramandata da un popolo Giudeo che la distorceva nella predicazione, ma che ne custodiva delle copie fedeli nelle sinagoghe. Era quella lì, quella scritta, ad essere indiscutibile per Gesù e gli apostoli. Quella era la Parola di Dio e quei Giudei che la custodivano erano il popolo di Dio, corrotti o ubbidienti che fossero. Anche la chiesa cattolica del Medioevo, perciò, era comunque il popolo di Dio, perché ha portato avanti il compito essenziale di trasmettere la Parola di Dio scritta. È da loro che Lutero l’ha ricevuta e la sua lettura ha portato alla riforma protestante (con i principi di sola Scrittura, sola grazia, sola fede, tutti sacerdoti, solo Cristo, solo a Dio la gloria). Crediamo che Dio abbia ispirato Matteo, Paolo, Giovanni e tutti gli altri a scrivere la sua Parola. Se quando l’hanno scritta era ispirata, ma poi Dio non si fosse curato di una copiatura fedele, ciò che è arrivato a noi non sarebbe la Parola di Dio, ma qualcosa di manipolato. Gesù e gli apostoli si sono fidati di una Parola di Dio trasmessa loro da un popolo di Dio spesso infedele e così vogliamo fare anche noi. Per il popolo di Dio prima di Gesù, e poi per gli apostoli, la traduzione dei Settanta era Parola di Dio. Essendo il Nuovo Testamento la prosecuzione dell’Antico Testamento in greco, cioè della traduzione dei Settanta, per capire bene il Nuovo Testamento ci sentiamo in obbligo di confrontarlo con l’Antico Testamento in greco, perché il Nuovo Testamento riprende da lì il significato di molte importanti parole. Dio aveva già preparato le circostanze per far accogliere il Nuovo Testamento in greco, facendo usare dal suo popolo l’Antico Testamento tradotto, e inevitabilmente adattato, in greco. 1

Inoltre, la totalità dei critici del Nuovo Testamento, sia credenti che non credenti, concordano sull’affidabilità del testo greco. Ad esempio, le massime autorità mondiali sulla critica e storia del Nuovo Testamento, Daniel Wallace (cristiano) e Bart Ehrman (ateo) sono completamente d’accordo su questo.

In definitiva, Dio non avrebbe mai permesso che la Sua Parola venisse persa o adulterata, e abbiamo anche ottime evidenze per crederlo.

Conclusione

Analizzando questi punti teologici fondamentali sulla base delle Scritture, abbiamo argomentato che le dottrine dei Testimoni di Geova si rivelano inadeguate. In ogni caso, ci auguriamo che questa critica possa stimolare dei dialoghi onesti ed edificanti tra gli amici Evangelici e Testimoni di Geova, con il fine di ricercare la verità, nonostante quanto scomoda essa possa risultare.

1 http://www.fernandodeangelis.it/2019/12/27/prima-lettera-di-paolo-ai-corinzi-dialogo-3/