“Se il Messia non è stato risuscitato, vana è la vostra fede.” 1Corinzi 15:17

La risurrezione di Gesù è il fondamento della fede cristiana. Se Gesù è risorto dai morti, allora il cristianesimo è vero, altrimenti vana è la nostra fede.

Dalla ricerca sul Gesù storico e dalla critica del Nuovo Testamento, sono emersi alcuni fatti minimi che la maggior parte degli studiosi considera come storicamente certi. La controversia sta nell’individuare quale sia la spiegazione migliore a questi fatti minimi, se la risurrezione o qualche altra ipotesi.

“Le evidenze storiche della risurrezione sono migliori che per i miracoli rivendicati in qualsiasi altra religione. Sono straordinariamente diverse in termini di qualità e quantità.” Antony Flew, il leggendario filosofo ateo, uno dei più famosi e brillanti degli ultimi secoli, si esprime così in un dibattito con Gary Habermas proprio sulla risurrezione di Gesù [1]. Antony Flew che, paradossalmente, negli ultimi anni della sua vita cambierà opinione, arrivando alla conclusione che Dio esista.

Prima di iniziare con l’argomentazione, è importante capire due cose. La prima è che ci accostiamo agli scritti del Nuovo Testamento non come Scrittura ispirata da Dio, ma semplicemente come una raccolta di documenti che ci giungono dal primo secolo, senza alcuna presupposizione quanto alla loro affidabilità. Non stiamo quindi affermando che la risurrezione sia avvenuta solo perché lo afferma il Nuovo Testamento. La seconda è che nella valutazione della probabilità di occorrenza di un qualsiasi evento storico, si deve tenere conto di tre criteri: la molteplicità delle risorse, la loro reciproca dipendenza e il tempo che intercorre tra la loro datazione e quella dell’evento. Dunque, all’aumentare del numero delle risorse che affermano indipendentemente un certo fatto storico, e all’aumentare della loro vicinanza temporale con il fatto stesso, aumenta notevolmente la probabilità che esso sia accaduto davvero.

Potremmo essere sorpresi di apprendere che la maggior parte dei critici del Nuovo Testamento e degli storici, sia credenti che non credenti, che indagano in questo modo, accettano i fatti più importanti alla base della risurrezione di Gesù.

Fatti minimi

Ci limiteremo a riportare brevi citazioni degli studiosi più competenti; per una trattazione più ampia si rimanda all’articolo tecnico. Come fatto in precedenza, per arrivare alla massima convergenza con i lettori, useremo maggiormente citazioni e affermazioni di studiosi non cristiani. I cosiddetti fatti minimi sono i seguenti:

FATTO 0: Gesù è morto per crocifissione.

“Il fatto più solido sulla vita di Gesù è la sua morte: fu condannato dal prefetto romano Pilato, nei dintorni della Pasqua, alla maniera che Roma riservava in particolare alle insurrezioni politiche, ovvero la crocifissione.” – Paula Fredriksen, PhD, convertita all’ebraismo, Università di Boston.

“Uno dei fatti storici più certi è che Gesù fu crocifisso per ordine del prefetto romano della Giudea Ponzio Pilato.” – Bart Ehrman, PhD, ateo, Università della Carolina del Nord, tra le massime autorità della critica del Nuovo Testamento. [2]

“Che è stato crocifisso è certo quanto qualsiasi altro fatto storico lo possa mai essere.” – John D. Crossan, storico, archeologo, critico, cofondatore del Jesus Seminar. [3]

“La morte di Gesù per crocifissione è storicamente certa.” – Pinchas Lapide, PhD, uno dei più importanti teologi ebrei del mondo, Università ebraica di Gerusalemme, storico ebreo.

“La morte di Gesù come conseguenza della crocifissione è indiscutibile.” – Gerd Ludemann, ateo, il principale critico scettico della risurrezione.

FATTO 1: La domenica dopo la crocifissione, la tomba di Gesù fu trovata vuota da un gruppo di sue seguaci donne.

“Se applichiamo lo stesso tipo di criteri che applicheremmo a qualsiasi altra fonte letteraria antica, allora le prove sono abbastanza solide e plausibili da richiedere la conclusione che la tomba sia stata effettivamente trovata vuota.” – Michael Grant, Università di Edimburgo, storico scettico. [4]

“La tomba vuota, quindi, forma una vera e propria roccia su cui si infrangono invano tutte le teorie razionaliste della risurrezione.” Sir Norman Anderson, Università di Londra, Professore di leggi orientali. [5]

FATTO 2: In diverse occasioni e circostanze, diversi individui e gruppi di persone hanno sperimentato apparizioni di Gesù risorto.

Gerd Ludemann ammette: “Può essere considerata una certezza storica che Pietro e i discepoli hanno avuto esperienze dopo la morte di Gesù dove lui gli è apparso come il Cristo risorto.” [6]

“So dalle loro stesse parole che quello che hanno visto fosse Gesù risorto. Questo è quello che dicono tutte le prove storiche che abbiamo. Non sto dicendo che abbiano visto davvero Gesù risorgere. Ma so da storica che hanno visto qualcosa.” – Paula Fredriksen. [7]

FATTO 3: La risurrezione di Gesù era la base della fede e della predicazione dei discepoli.

La fede dei cristiani non era basata sul Nuovo Testamento, ma sulla risurrezione del Messia. Ancora prima che i più antichi scritti del Nuovo Testamento venissero redatti, decine di migliaia di persone già credevano e predicavano la risurrezione di Gesù. Non è il Nuovo Testamento che ha diffuso la fede nella risurrezione, ma la risurrezione che ha causato la stesura del Nuovo Testamento.

Se consideriamo soltanto la città di Gerusalemme, più di ventimila Ebrei avevano già riconosciuto Gesù come Messia nei pochi anni immediatamente successivi agli eventi in questione (vedi ad es. Atti 21:20), quindi ancora prima della diffusione degli scritti apostolici.

I discepoli furono disposti ad andare incontro a sofferenze terribili e alla morte pur di credere e predicare la risurrezione. È noto che i primi cristiani venissero perseguitati a morte e che moltissimi fossero anche arrivati al martirio, dati in pasto ai leoni, accesi vivi come lampioni per le strade o in altri modi atroci. Questo dimostra la loro profonda convinzione della storicità dell’evento che predicavano. Nessuno si fa trucidare per qualcosa che sa essere falso o, ancor peggio, un complotto. Sia i Dodici che Giacomo e Paolo sono morti martiri (ad eccezione dell’apostolo Giovanni, che morì in esilio).

Questi cinque fatti minimi sono attestati da numerose risorse indipendenti tra loro, sia bibliche che extrabibliche, aumentandone così l’affidabilità storica.

Ad esempio ci sono molteplici risorse che attestano indipendentemente l’elenco dei testimoni oculari delle apparizioni di Gesù. Una di queste fonti è l’antichissima tradizione citata da Paolo in 1 Corinzi 15:3-5. In quei versetti Paolo sta citando una vecchia tradizione che egli stesso ha ricevuto dopo essersi convertito. Essa risale come minimo alla visita conoscitiva di Paolo a Gerusalemme intorno al 36 d.C., quando ha trascorso due settimane con gli apostoli Pietro e Giacomo (Galati 1:18), quindi a soli cinque anni dopo la morte di Gesù.

Le storie poi sono semplici e prive di segni di abbellimento leggendario successivo. Tutto quello che bisogna fare per apprezzare questo punto è confrontare il racconto di Marco con le storie leggendarie e fantasiose trovate nei vangeli apocrifi del II secolo, in cui Gesù viene visto uscire dalla tomba con la testa che arriva sopra le nuvole e seguito da una croce parlante. Il Nuovo Testamento contiene fatti che non sarebbero mai stati raccontati da persone che avessero voluto inscenare un complotto, ad esempio quelli che mettono in cattiva luce gli autori o il fatto che la scoperta della tomba vuota venga attribuita a delle donne. Secondo lo storico Giuseppe Flavio, la testimonianza delle donne nella Palestina del primo secolo era considerata così inutile che non poteva nemmeno essere ammessa in tribunale. Qualsiasi storia leggendaria successiva avrebbe certamente affermato che a scoprire la tomba vuota sarebbero stati dei discepoli maschi.

Le apparizioni si sono verificate sia a singoli individui che a gruppi di persone. Il fatto che più persone abbiano visto la stessa cosa contemporaneamente, ad esempio i 500 fratelli citati da Paolo, ne aumenta notevolmente l’affidabilità. Inoltre, anche alcuni non credenti hanno affermato di aver avuto esperienze con Gesù risorto. Sia Giacomo, il fratello di Gesù, che Paolo erano scettici prima della conversione. Paolo addirittura era un feroce e noto persecutore dei cristiani. Ci dev’essere stato un evento particolarmente rilevante che abbia portato un cambiamento così radicale nelle vite di entrambi, tanto da farli diventare i leader dei discepoli.

La miglior spiegazione dei fatti minimi

Come migliore spiegazione intendiamo quella con più forza esplicativa, cioè quella che spiega meglio tutti e quattro i fatti minimi, dimostrandosi più probabile e più ragionevole.

Nella storia sono state proposte alcune spiegazioni alternative naturalistiche, che però sono rigettate dalla grande maggioranza degli studiosi contemporanei, che le ritiene altamente improbabili. Tra le più famose ci sono la teoria del complotto, della morte apparente e delle allucinazioni.

L’ipotesi della risurrezione invece, spiega molto bene il ritrovamento della tomba vuota, le apparizioni ai discepoli e l’origine della loro fede.

Se le evidenze a favore della risurrezione di Cristo sono così sovrabbondanti, allora dovrebbero esserci diversi esempi di studiosi scettici che si sono convertiti proprio sulla base delle stesse. Ed in effetti è proprio così, tra i più famosi ci sono Lee Strobel, James Warner Wallace, Josh McDowell, Pinchas Lapide.

Conclusione

L’argomento si può così riassumere:

  1. Ci sono tre fatti minimi successivi alla morte di Gesù per crocifissione che vengono accettati dalla maggioranza degli studiosi:
    • Il terzo giorno, la tomba è stata trovata vuota da un gruppo di sue seguaci donne
    • I discepoli hanno avuto esperienze con Gesù risorto
    • La risurrezione è la base della fede e predicazione dei discepoli
  2. La miglior spiegazione a questi fatti minimi è che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti.

Abbiamo visto come ci siano questi tre fatti minimi avvenuti dopo la morte per crocifissione di Gesù (fatto 0), accettati dalla grande maggioranza degli studiosi, che richiedono disperatamente una spiegazione. Abbiamo argomentato che le evidenze mostrano che la migliore spiegazione sia che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti. Se qualcuno volesse confutare questo argomento dovrebbe quindi rigettare il punto uno, mostrando che questi quattro fatti minimi in realtà non siano accaduti, e il punto due, mostrando una spiegazione alternativa alla risurrezione con più forza esplicativa.

N. T. Wright, un eminente studioso britannico, conclude, “Come storico, non posso spiegare l’ascesa del cristianesimo primitivo a meno che Gesù non sia risorto dai morti, lasciando una tomba vuota dietro di sé.” [8]

La risurrezione di Gesù costituisce così una roccia molto solida sulla quale i cristiani possono prendere posizione per la decisiva rivelazione di Dio in Gesù di Nazaret.

 

 

 

Letture consigliate: Lee Strobel, Il caso Gesù

Per chi conosce l’inglese:

Libri di Gary Habermas. N.T. Wright, The resurrection of the Son of God.

Dibattiti e video in inglese:

Gary Habermas vs Antony Flew: https://www.youtube.com/watch?v=BVb3Xvny8-k&t=5484s

William Lane Craig vs Bart Ehrman: https://www.youtube.com/watch?v=SyUAPhHohIg&t=374s

William Lane Craig vs Keith Parsons: https://www.youtube.com/watch?v=SdEvXK91B58

William Lane Craig: https://www.youtube.com/watch?v=_NAOc6ctw1s&t=799s

[1] https://www.youtube.com/watch?v=BVb3Xvny8-k&t=5484s

[2] https://ehrmanblog.org/why-was-jesus-crucified/

[3] Jesus: A Revolutionary Biography, p. 145

[4] Michael Grant, Jesus: An Historian’s Review of the Gospels (New York: Charles Scribner’s Sons, 1977), 176.

[5] Sir Norman Anderson, The Evidence for the Resurrection (Downers Grove, IL:InterVarsity Press, 1966), 20.

[6] Gerd Ludemann, What Really Happened to Jesus?, trans. John Bowden (Louisville, Kent.: Westminster John Knox Press, 1995), p. 80.

[7] https://www.youtube.com/watch?v=iIG007Zxqy8&list=PLD6FE5E6AE7F5266B&index=7https://www.youtube.com/watch?v=iIG007Zxqy8&list=PLD6FE5E6AE7F5266B&index=7

[8] N. T. Wright, “The New Unimproved Jesus,” Christianity Today (September 13, 1993), p. 26.