Mauro Biglino è diventato famoso negli ultimi anni per aver proposto molte interpretazioni alternative della Bibbia, in particolare dell’Antico Testamento. Analizzeremo soltanto qualche punto fondamentale delle sue affermazioni, poiché la falsità di questi punti dimostrerebbe la falsità anche di tutti gli altri. Per prima cosa presentiamo alcuni fatti sulla sua autorità, dato che si presenta come un esperto di ebraico:

  • Biglino non è di madrelingua ebraica;
  • Svolge il lavoro di traduzione usando solo dizionari e lessici;
  • Non sa parlare l’ebraico;
  • Non è laureato in nessuna disciplina;
  • Non è professore né ha una cattedra;
  • Ha lavorato per tanti anni (circa 30) per conto delle Edizioni San Paolo, da perfetto traduttore non qualificato;
  • Uno dei suoi strumenti di lavoro più fedeli è il dizionario Brown-Driver-Briggs, che citeremo più avanti.

Se Mauro Biglino è riuscito a scoprire la “vera” interpretazione della Bibbia senza avere nessuna preparazione riconosciuta né autorità, come mai tutti gli altri studiosi del mondo non ci sono arrivati? Ci sono tre possibilità: 1) Biglino è un genio, mentre tutti gli altri sono incompetenti; 2) Biglino è un incompetente, mentre tutti gli altri hanno ragione; 3) Biglino è consapevole di non dire la verità. Affermare che tutti gli accademici del mondo, ebraicisti, grecisti, biblisti, critici testuali e storici che hanno dedicato la loro vita a studiare questi argomenti, siano tutti degli incompetenti mi fa sorgere subito qualche dubbio. Sono profondamente scettico che tutte le università del pianeta siano completamente in errore su questi argomenti. A priori, quindi, la prima opzione sembra quella meno ragionevole. In ogni caso, analizzeremo i fatti con la massima oggettività, seguendo le evidenze dovunque esse portino. Prenderemo le affermazioni di Mauro Biglino dal suo libro La Bibbia non parla di Dio.

L’affidabilità dell’Antico Testamento

«L’Antico Testamento è un insieme di libri tra i più scritti, riscritti, manipolati, emendati, interpolati, modificati, cancellati, corretti, eliminati e poi ufficialmente ritrovati nella storia dell’umanità”. (p.22) “I suoni vocalici che conosciamo noi sono stati inseriti da quei masoreti di cui si è detto sopra e nessuno al mondo sa se corrispondano o meno a quelli originariamente utilizzati nella pronuncia. Eppure sappiamo bene che, per la particolare struttura della lingua ebraica, una diversa vocalizzazione – addirittura una diversa inflessione nel pronunciare le vocali – determina variazioni notevoli nel significato dei singoli termini». (p. 28)

Nelle versioni ebraiche più antiche dell’Antico Testamento le vocali non c’erano, erano presenti solo le consonanti. Biglino sostiene che la vocalizzazione che oggi conosciamo non sia quella corretta, o meglio che non si possa sapere se sia corretta o no. Su questa dottrina poggia tutto il suo lavoro, perché gli permette di giustificare le sue interpretazioni e traduzioni alternative. Se si rivelasse falsa, tutto il suo lavoro sarebbe inutile. Mostreremo invece che la grande maggioranza degli studiosi, biblisti e critici testuali ritengono affidabile il testo dell’Antico Testamento perché confermato da risorse multiple, indipendenti, di varie lingue ed epoche.

Come dice anche Biglino, il testo ebraico standard di oggi è quello masoretico. I Masoreti erano studiosi giudei che fra il 500 d.C. e il 950 d.C. diedero la forma finale all’Antico Testamento, vocalizzando per iscritto un testo consonantico del 100 d.C.. I più antichi testi masoretici che abbiamo oggi a disposizione risalgono al 1000 d.C..1 Se avessimo solo questi ultimi, i sospetti sulla loro affidabilità sarebbero più che fondati. Tuttavia, gli studiosi sanno benissimo che la loro accuratezza viene confermata dai rotoli del Mar Morto, dalla versione greca dei Settanta e da altre testimonianze non ebraiche.

Rotoli del Mar Morto. Nel 1947 furono ritrovati circa 40000 manoscritti in alcune grotte sul lato occidentale del Mar Morto, di cui 800 dell’Antico Testamento. I testi rinvenuti coincidono esattamente con la versione dei Masoreti e sono datati intorno al 125 a.C., cioè più di mille anni in anticipo rispetto al testo masoretico.2 Tra i manoscritti furono trovati anche parafrasi e commentari, che confermano la corretta interpretazione dei Masoreti.3 Questa scoperta sensazionale dimostra che il testo masoretico sia esattamente lo stesso di quello che circolava più di mille anni prima, smentendo quindi le affermazioni di Biglino.

«Alcuni manoscritti dei Rotoli del Mar Morto, che comprendevano copie di Isaia, Abacuc ed altri, risalivano al 125 a.C., e consistevano in manoscritti di mille anni più antichi rispetto a quelli disponibili in precedenza. La conclusione principale fu che non c’era una differenza significativa fra il rotolo di Isaia a Qumran e il testo ebraico masoretico di mille anni dopo. Ciò confermò l’affidabilità del testo ebraico.» Paul Enns, professore alla Southeastern Baptist Theological Seminary, uno dei traduttori della New American Standard Bible.4

Versione dei Settanta (LXX). È la traduzione greca dell’Antico Testamento, operata durante il regno di re Tolomeo Filadelfia d’Egitto (285-246 a.C.) da 72 rabbini di Alessandria, sei per ogni tribù d’Israele.5 È la versione letta e citata da Gesù e gli apostoli, la più diffusa nelle sinagoghe del primo secolo. È fondamentale che i lettori comprendano l’importanza della versione dei Settanta. Essa fu redatta circa 1100 anni prima del testo masoretico, e il significato che venne attribuito al testo ebraico consonantico dai 72 rabbini fu evidentemente lo stesso che gli attribuirono i Masoreti. Questo significa che non c’era e non c’è alcuna controversia sulla vocalizzazione delle parole, come vuol far credere Mauro Biglino.

Se non bastassero i rotoli del Mar Morto e la Settanta, ci sono anche numerose altre testimonianze, anche non ebraiche, che confermano indipendentemente l’affidabilità della vocalizzazione del testo masoretico. Le più importanti sono le seguenti5:

  • l’Hesapla di Origene del 250 d.C., una recensione greca della Bibbia dei Settanta
  • il Pentateuco Samaritano, XI secolo a.C.
  • i Targum aramaici, parafrasi dell’Antico Testamento del 500 d.C.
  • la Mishnah, tradizioni orali ebraiche del 200 d.C.
  • la Ghemara, un commentario aramaico della Mishnah del 200 d.C.
  • il Midrash, studi dottrinali dell’Antico Testamento raggruppati tra il 100 a.C. e il 300 d.C.

Se il significato originale del testo ebraico consonantico fosse stato diverso, la Settanta e le altre versioni dei rotoli del Mar Morto, più antiche di un migliaio di anni, avrebbero differito da quello masoretico. Se il significato fosse stato ignoto, ogni versione avrebbe dato un’interpretazione diversa. Quello che osserviamo invece è una perfetta uniformità, una vocalizzazione che evidentemente tutti conoscevano e conoscono perfettamente, a dimostrazione che quello che dice Mauro Biglino sia falso.

«Possiamo essere certi che il testo consonantico dell’Antico Testamento, sebbene non infallibile, sia stato conservato con un’accuratezza che non ha pari in nessun’altra letteratura mediorientale.» William Foxwell Albright, archeologo e linguista, la massima autorità mondiale dell’epoca in materia di manoscritti ebraici antichi, direttore dell’Università americana di ricerca orientale Johns Hopkins.6

«Le migliaia di manoscritti, con la loro conferma della versione dei Settanta e del Pentateuco samaritano, e le numerose altre verifiche incrociate dall’esterno e dall’interno del testo forniscono un sostegno irresistibile dell’affidabilità del testo dell’Antico Testamento.» Josh McDowell, noto apologeta cristiano convertitosi studiando le evidenze storiche a favore della Bibbia, ha raccolto le evidenze in 151 libri, tradotti in 128 lingue, tra cui il bestseller Più che un carpentiere da più di 27 milioni di copie.7

«Il cristiano può prendere l’intera Bibbia in mano e dire senza paura né esitazione di avere in mano la vera Parola di Dio, tramandata senza che fosse perso nulla di essenziale, di generazione in generazione, nel corso deli secoli.» Sir Frederic G. Kenyon, defunto direttore e bibliotecario del British Museum.8

Il significato di elohim

«Elohim non significa Dio (…) Il dio spirituale trascendente, onnisciente e onnipotente non trova riscontro in alcuna parola presente nella lingua ebraica.” (p. 33) “Dobbiamo quindi prendere atto che la Bibbia è stata scritta in una lingua che non ha neppure il termine che identifica il Dio che da quel libro è stato ricavato o, meglio, che a partire da quel libro, è stato liberamente elaborato in tutte le varianti che conosciamo (…) Quindi, il cosiddetto “libro sacro” per eccellenza è stato scritto in una lingua che non conosce né possiede il termine che identifica il centro,” (p. 34) “Il termine Elohim viene infatti variamente ricondotto alle radici più diverse che rimandano in sintesi ai seguenti significati: “quelli dell’alto”, “splendenti”, “potenti”, “legislatori”, “governatori”, “giudici”, “ministri”. Come si vede chiaramente, nessuno di essi postula il termine Dio» (p. 58).

1. Dio è effettivamente “quello dall’alto” perché viene identificato con l’Altissimo, el elyòn (ad es. Gen 14:19). Dio è anche “lo splendente”, poiché Dio è luce (ad es. 1 Gv 1:5). Dio è effettivamente “potente”, Dio potente (Neemia 9:32). Dio è il legislatore, poiché è stato lui a redigere i comandamenti della Torah e sempre lui a scrivere le Leggi della Natura. Dio è anche giudice, giudice tra noi (Genesi 31:53, vedi anche il significato del nome di Daniele). Quei significati che presenta Biglino, dunque, sono caratteristiche che effettivamente identificano il Dio della Bibbia. Per fare un’analogia, quando i credenti si riferiscono al “Padre”, nonostante la parola padre non significhi Dio onnipotente, trascendente e onnisciente (per usare la definizione di Biglino), è evidente che si stiano riferendo proprio a quel tipo di Dio, che ha anche la caratteristica di essere il Padre Celeste.

2. Tutti i dizionari ebraici affermano in accordo che elohim significhi Dio. È fondamentale capire che il significato di una parola dipenda da come essa venga usata e intesa, non dalla sua etimologia iniziale. Per fare qualche esempio, la parola “cappuccino” indica una particolare bevanda composta da caffè e latte, nonostante la sua etimologia riconduca al “cappuccio dei frati”. Oppure, la parola “avocado” è universalmente ricondotta al verde frutto esotico, anche se deriva dalla parola azteca che significa “testicolo”. Il fatto che tutti i dizionari indichino che tra i significati di elohim ci sia “Dio”, vuol dire che tutti gli studiosi del mondo concordino. Tra i più noti e autoritari ci sono The Ancient Hebrew Lexicon of the Bible by Benner, Ancient Persian Lexicon, Hebrew and Aramaic Lexicon of the Old Testament. Vediamo in dettaglio cosa dice uno di questi noti dizionari, l’Encyclopedia Judaica:

La parola elah “Dio” e il suo plurale elohim, è apparentemente una forma allungata di El. Il singolare eloah è relativamente raro come occorrenza nella Bibbia al di fuori di Giobbe, dove si trova circa 40 volte. È usato molto raramente in riferimento a un dio straniero… In tutti gli altri casi ci si riferisce al Dio d’Israele (ad es. Dt 31:15, Sl 50:22; 139:19, Pr 30:5, Gb 3:4,23). La forma plurale elohim è utilizzata non solo per gli “dèi” pagani (ad es. Es 12:12; 18:11; 20:3), ma anche per un singolo individuo “dio” pagano (Gdc 11:24, 2Re 1:2) e persino di una “dea” (1Re 11:5). In riferimento al “dio” d’Israele viene utilizzato molto spesso – più di 2000 volte – e spesso con l’articolo ha-elohim, “il [vero] Dio”. Di tanto in tanto, la forma plurale elohim, anche se usata per il Dio d’Israele, viene interpretata con un verbo o un aggettivo plurale (ad es. Gn 20:13; 35:7), in particolare nell’espressione elohim hayyim, “il Dio vivente” [letteralmente “Dio dei viventi”]. Nella grande maggioranza dei casi, tuttavia, la forma plurale è trattata come se fosse un sostantivo al singolare. Il fatto strano che l’Ebraico utilizzi un sostantivo plurale per designare il Dio d’Israele è stato spiegato in vari modi. Alcuni studiosi lo considerano come un plurale che esprime un’idea astratta (come ad es. zekunim, “vecchiaia” e neurim, “giovinezza”), in modo che Elohim significherebbe davvero “Divinità”. È più probabile però, che sia venuto da un uso cananeo generale. Nella lettera al Faraone el-Amarna è spesso affrontato come “miei dèi” il “dio sole”. Nel Vicino Oriente antico della seconda metà del II millennio a.C. c’era una certa tendenza quasi verso il monoteismo, e a un dio potrebbero essere dati gli attributi di qualsiasi altro dio, in modo che un dio individuale potesse essere affrontato come elohai, “i miei dei”, “il mio Pantheon”, o adonai, “miei signori”. I primi Israeliti non sentivano alcuna incoerenza in riferimento al loro dio in questi termini. La parola elohim è impiegata anche per descrivere qualcuno o qualcosa come divina, preternaturale, o straordinariamente grande, ad esempio lo spirito di Samuele (1Sam 28:13; Is 8:19), la casa di Davide (Zac 2:8), e la contesa di Rachele con la sorella (Gn 30:8).9

Dunque nella Bibbia la parola elohim viene costantemente accostata alle divinità, che siano singole o multiple, maschili o femminili. Il punto fondamentale è che con questa parola si riferivano chiaramente alle divinità, compreso il Dio d’Israele.

3. La cosa più sconvolgente è che non solo lo affermino tutti i dizionari, ma che lo dichiari apertamente anche quello che viene utilizzato da Mauro Biglino! Questi sono i significati che il Brown-Driver-Briggs Hebrew and English Lexicon dà ad elohim: 1) governanti, giudici, quelli divini, angeli, Dio degli dèi, Dio supremo, dèi stranieri. 2) dio o dea, come un dio, opera di Dio. 3) il vero Dio, YHWH è Dio.10

Da notare che non afferma soltanto che la parola elohim si riferisca alle divinità in generale, ma che venga usata anche per indicare il vero Dio, il Dio d’Israele: Yaweh. Insomma, Biglino sembra seguire questo dizionario solo quando gli fa comodo.

Conclusione

Abbiamo visto che il vero significato delle parole dell’Antico Testamento non sia ignoto o sbagliato, in quanto viene confermato da risorse multiple ed indipendenti. Il contenuto del testo ebraico scritto dai Masoreti nel 1000 d.C. coincide con quello della versione greca dei Settanta del 250 a.C., con quello dei manoscritti ritrovati nel Mar Morto risalenti al 125 a.C. e con quello di tante altre risorse non ebraiche che spaziano dal XI secolo a.C. al 500 d.C.. La prima affermazione di Biglino si rivela quindi manifestamente falsa.

Abbiamo argomentato anche che il significato che viene attribuito dalla Bibbia alla parola elohim sia quello di divinità in generale (talvolta anche di entità soprannaturale) e che la maggior parte delle volte si riferisca proprio al Dio d’Israele. Abbiamo visto poi che tutti gli studiosi ed i dizionari del mondo sono in disaccordo con Biglino, compreso il dizionario che usa lui stesso! Anche la sua seconda affermazione, dunque, si rivela errata.

In conclusione, sulla base di evidenze accessibili e verificabili da tutti, possiamo affermare con certezza che le speculazioni ed interpretazioni proposte da Mauro Biglino si rivelino totalmente inadeguate.

Per una critica più ampia alle speculazioni di Mauro Biglino si rimanda al lavoro pubblico di Daniele Salamone.

Blog: http://danielesalamone.altervista.org/

Canale YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCnUylFfHnuNpFjHYRXG9umw

1Josh McDowell, Nuove evidenze che richiedono un verdetto, p.126

1Ralph Earle, How we go tour Bible, Grand Rapids: Baker Book House, 1971

3Josh McDowell, Nuove evidenze che richiedono un verdetto, p.130

4Paul Enns, The moody handbook of theology, Chocago: Moody Press, 1989. p.173

5F.F. Bruce, The books and the parchments: how we go tour english Bible, pp. 146-147

5Josh McDowell, Nuove evidenze che richiedono un verdetto, pp.135-138

6Gleason Archer, A survey of Old Testment introduction, Chicago: Moody Press, 1974, p.65

7Josh McDowell, Nuove evidenze che richiedono un verdetto, p.141

8Sir Frederic G. Kenyon, Our Bible and the ancient Manuscripts, London: Eyre and Spottishwoode,1939, p.23

9Louis F. Hartman & David Sperling, Encyclopedia Judaica Vol 7, p. 674

10BDB da BibleWorks9, Software for Biblical Exegesis & Research