Questo argomento è stato sviluppato da un teologo islamico medievale, Al-Ghazali, il quale sosteneva che l’inizio dell’universo fosse meglio spiegato dall’esistenza di Dio. Si può classificare come una particolare variante dell’argomento cosmologico classico di Tommaso d’Aquino, in quanto si differenziano solo per la prima premessa. Il nome Kalam è stato messo a questa particolare variante proprio in onore della teologia medievale islamica. Colui che ha reso questo argomento il più popolare e discusso tra gli argomenti a favore dell’esistenza di Dio è William Lane Craig, il miglior apologeta vivente. L’argomento si può riassumere in due premesse e una conclusione:

1. Se l’universo ha cominciato ad esistere, allora ha una causa per il suo inizio.

2. L’universo ha avuto un inizio.

3. Quindi, l’universo ha una causa.

Se le due premesse sono vere, allora la conclusione è inevitabile.

Premessa 1

Qualcosa non può venire fuori dal niente. La comune esperienza e le evidenze scientifiche rendono irragionevole affermare il contrario. Nessuno può credere onestamente che pizze, palazzi o gatti possano apparire dal nulla senza una causa. Similmente, anche le particelle elementari, come elettroni e protoni, non possono iniziare ad esistere senza una causa.

Definiamo l’universo come l’intera realtà fisica, quindi come l’insieme delle particelle elementari e degli aggregati di particelle elementari. Come le pizze non possono apparire dal niente, così le particelle elementari, e quindi l’insieme di esse, cioè l’universo, non possono iniziare ad esistere senza una causa.

Supponiamo che nella stanza in cui vi trovate sentiate un improvviso “Bang”. Tale “Bang” non può non avere spiegazioni, deve necessariamente avere una causa, un oggetto caduto, uno scoppio o altro. Quindi perché se un piccolo, un “Little Bang”, deve avere necessariamente una causa, il grande, il “Big Bang” non la deve avere?

Quindi, sulla base della comune esperienza e delle evidenze scientifiche, la prima premessa dell’argomento cosmologico Kalam è sicuramente vera.

Premessa 2

«Fintanto che l’universo ha avuto un inizio, potremmo pensare che abbia un Creatore» – Stephen Hawking.1

A sostegno della seconda premessa ci sono sia argomenti filosofici che scientifici. Esamineremo quelli più importanti, a partire da questi ultimi.

Evidenze scientifiche

Tra gli sviluppi più sorprendenti dell’astrofisica moderna, del quale Ghazali non poteva essere a conoscenza, ci sono le forti evidenze scientifiche a favore di un inizio dell’universo. La prima conferma scientifica viene dall’osservazione dell’espansione dell’universo, la seconda dall’applicazione della Seconda Legge della Termodinamica.

1. Negli anni venti il matematico russo Alexander Friedman e l’astronomo belga Georges Lemaître, applicando le equazioni di Einstein della Teoria della Relatività Generale, giunsero indipendentemente alla conclusione che l’universo fosse in espansione. Nel 1929 l’astronomo americano Edwin Hubble fece una scoperta sorprendente che verificò la teoria di Friedman e Lemaître. Osservò che la luce delle galassie lontane appariva più rossa del dovuto. Dovunque Hubble provasse a guardare con il telescopio, osservava lo stesso “red-shift”. Il red shift della luce è dovuto allo stiramento delle onde della luce come risultato dell’allontanamento delle galassie. La teoria di Friedman e Lemaitre è conosciuta come Teoria del Big Bang. È importante capire che essa non sostenga che le galassie si stiano espandendo in uno spazio vuoto preesistente, ma che sia lo spazio stesso ad espandersi. Nella cultura popolare invece, spesso si pensa che questa teoria descriva l’esplosione dell’universo a seguito della collisione di due atomi, o qualcosa di simile, quando in realtà tutta la materia, compresi gli atomi stessi, sono venuti all’esistenza al momento dell’inizio cosmico.

Il modello classico del Big Bang prevede che in passato tutto fosse più vicino, fino ad arrivare al momento in cui lo spazio tra due punti fosse zero. Tale punto viene chiamato singolarità.

Come si vede da questa immagine2, se andiamo indietro nel tempo, lo spazio-tempo arriverà necessariamente ad un confine: la singolarità. In tale punto, spazio, tempo e materia hanno iniziato ad esistere dal nulla, ex nihilo.

Nel 2003 i noti cosmologi Arvin Borde, Alan Guth e Alexander Vilenkin dimostrarono un teorema (il BGV Theoreme) che dice che qualsiasi universo, o multiverso, che sia, in media, in uno stato di espansione cosmica, non può essere eterno nel passato ma deve aver avuto un inizio.

2. Un’altra importante evidenza scientifica viene dall’applicazione della Seconda Legge della Termodinamica. Dato abbastanza tempo, tutta l’energia dell’universo si propagherebbe in modo da ricercare uno stato di equilibrio, arrivando inevitabilmente alla cosiddetta “morte termica”. L’universo è destinato quindi a diventare buio, freddo e morto, dove non sarà più possibile la sopravvivenza di alcuna forma di vita.

Se l’universo fosse eterno, noi oggi dovremmo osservare tale stato di morte termica, poiché in un certo tempo finito l’universo avrebbe dovuto raggiungere l’equilibrio. Al contrario, osserviamo uno stato di continuo disequilibrio, a dimostrazione del fatto che l’universo abbia avuto un inizio in un tempo finito nel passato.

Negli anni sono stati proposti molti modelli alternativi a quello classico del Big Bang, ma è importante capire che tutti implichino comunque un inizio assoluto. Analizziamo i due scenari alternativi più conosciuti.

I) Modelli di gravità quantistica. Essi considerano la possibilità (molto concreta) che le equazioni della Relatività Generale di Einstein non siano applicabili adeguatamente a livello subatomico. Ma è fondamentale sottolineare che anche questi tipi di modelli prevedano comunque un inizio ex nihilo, come spiegano gli eminenti cosmologi John Barrow e Frank Tipler, infatti «Sono stati costruiti molti modelli quantistici della gravità che prevedono la creazione dal nulla di tutto l’universo, inclusi lo spazio e il tempo. Tutti hanno in comune l’idea che l’universo abbia avuto origine da un “punto” nel passato».3 Barrow e Tipler scrivono “punto” tra virgolette perché questi scenari non hanno un punto di singolarità vero e proprio, ed infatti vengono detti anche “senza confini”. Il più famoso è sicuramente quello di Stephen Hawking e James Hartle, i quali nel 1983 proposero l’Hartle-Hawking Model, che vediamo illustrato sulla destra, dove si osserva bene l’assenza della singolarità. Hawking stesso chiarisce che anche tale modello preveda comunque un inizio ex nihilo4, arrivando alla conclusione che «Pressoché tutti ora credono che l’universo, e il tempo stesso, abbiano avuto un inizio con il Big Bang».5

In ogni caso, provando a valutare l’ipotesi che l’intero universo macroscopico si comprima fino ad arrivare al livello subatomico, una volta raggiunte tali dimensioni si nota che non potrebbe comunque essere stato eterno nel passato. I cosmologi Anthony Aguirre, PhD in astronomia ad Harward e professore all’Università della California, e John Kehayias argomentano: «È molto difficile ideare un sistema – specialmente quantistico – che non faccia nulla “per sempre” e poi si evolva. Uno stato quantistico veramente stazionario o periodico, che durasse per sempre, non si evolverebbe mai, mentre uno con instabilità non durerebbe per un tempo indefinito».6 Quindi è improbabile che le particelle subatomiche dell’universo siano esistite da sempre e che si siano evolute soltanto in un tempo recente nel passato.

II) Modelli oscillanti. Negli anni 60 alcuni cosmologi supposero che dopo un certo tempo di vita, l’attrazione gravitazionale interna dovuta alla massa dell’universo potrebbe sopraffare la forza della sua espansione, causando l’inversione dell’espansione in una compressione cosmica, fino ad arrivare al cosiddetto Big Crunch. A questo punto l’universo ricomincerebbe ad espandersi iniziando un nuovo ciclo (vedi sopra). Per molti anni questa ipotesi è rimasta molto accreditata, in quanto ancora non si riusciva a calcolare con precisione la densità dell’universo. Dopo più di trent’anni però, grazie al progresso tecnologico, nel 1998 un team di astronomi di Princeton, Yale ed Harward è riuscito a dimostrare che la «densità della materia è insufficiente per arrestare l’espansione dell’universo»7, e che quindi quest’ultimo si dovrebbe espandere in eterno. Ma anche se così non fosse, dovremmo tenere conto della Seconda Legge della Termodinamica. Infatti ad ogni ciclo si avrebbe una produzione di entropia tale da aumentare la scala cosmica ed il tempo di espansione. Andando indietro nel tempo troveremmo cicli sempre più piccoli e brevi, fino ad arrivare ad un inizio assoluto, come si può vedere dal secondo grafico in basso. Per questo, i cosmologi Novikov e Zeldovich concludono che «il modello multiciclo ha un futuro infinito, ma solo un passato finito».8

In definitiva, date le conoscenze fisiche e matematiche odierne, Alexander Vilenkin, che ricordiamo essere un fervente ateo, conclude che «Nessuno di questi scenari può essere eterno nel passato»9 e che «Non ci sono modelli in questo momento che forniscano un modello soddisfacente per un universo senza inizio».10

Queste sono alcune delle ragioni scientifiche che hanno portato la grande maggioranza degli scienziati a pensare che l’universo abbia avuto un inizio. Riportiamo qualche telegrafica citazione dei cosmologi, fisici e astrofisici più competenti in materia.

«L’universo non può essere esistito da sempre. Sappiamo che deve aver avuto un inizio assoluto in un tempo finito nel passato» Paul Davies.11

«Alla singolarità, spazio e tempo iniziarono ad esistere; letteralmente niente è esistito prima della singolarità, quindi se l’universo ha avuto origine da tale singolarità, abbiamo avuto sicuramente una creazione ex nihilo» John Barrow and Frank Tipler. 12

«L’astronomia ci conduce ad un evento unico, un universo apparso dal nulla.» «L’universo ha solo un inizio nel passato, una genesi unica e universale.» Arno Penzias. 13

«Gli scienziati non possono più nascondersi dietro un universo eterno nel passato. Non c’è scampo, devono affrontare il problema di un inizio cosmico.» Alexander Vilenkin. 14

Evidenze filosofiche

Ci sono numerosi argomenti filosofici che sostengono l’impossibilità dell’esistenza di un numero infinito di cose. Se l’universo fosse eterno, allora ci sarebbero stati un numero infinito di eventi prima di oggi. Ma se Ghazali ha ragione, non può esistere realmente un numero infinito di cose.

1. Il primo argomento che presentiamo è uno dei più famosi, semplici ed intuitivi. È stato presentato dal grande matematico tedesco David Hilbert, da cui prende il nome “L’Hotel di Hilbert”.

Immaginiamo prima un hotel ordinario con un numero finito di camere. Supponiamo che siano tutte occupate. Se arrivasse un nuovo cliente, il portiere gli direbbe che le camere sono già tutte piene. Fine della storia.

Ma a questo punto immaginiamo un hotel con un numero infinito di camere e supponiamo di nuovo che le camere siano tutte occupate. Non c’è un singolo spazio libero in tutto l’infinito hotel. Ora supponiamo che un nuovo cliente chieda una camera. “Non c’è problema”, risponde questa volta il portiere. Sposta la persona della camera 1 nella 2, quella della camera 2 nella 3, quella della 3 nella 4, e così all’infinito. A questo punto, la stanza numero 1 è diventata libera, ed il cliente può tranquillamente entrare. Il paradosso però, è che all’inizio le camere erano tutte piene.

Supponiamo adesso che arrivi un numero infinito di nuovi ospiti. Il portiere continua a dire che non ci sia alcun problema, basta spostare la persona della camera 1 nella 2, la persona della 2 nella 4, quella della 3 nella 6, e così via, spostando ogni persona nella stanza con il numero doppio rispetto alla propria. A questo punto, tutte le camere con numero dispari sono diventate libere, e così l’infinito numero di nuovi ospiti si può accomodare liberamente. Ma anche stavolta, all’inizio della storia le camere erano tutte piene.

Può esistere un hotel come questo nella realtà? Ovviamente no, è assurdo. Dovrebbe tenere il cartello all’entrata con scritto “Tutto esaurito, quindi venite pure”, mostrando un’evidente contraddizione. Si può dunque affermare che un numero infinito di cose reali è semplicemente assurdo.

2. Il secondo argomento, indipendente dal primo, afferma che non può esistere una serie infinita di cose, formata aggiungendo un membro alla volta, uno dopo l’altro.

Per apprezzare questo argomento, basta provare a contare fino ad infinito, non importa a quanto sei arrivato, ti rimarranno sempre altri infiniti numeri da contare. Come non si può contare fino ad infinito, non si può nemmeno contare da infinito. Sarebbe totalmente assurdo dire di aver contato da meno infinito a zero, non ci saremmo mai arrivati allo zero, visto che ci sono infiniti numeri da contare prima. Similmente, se ci fosse stata una serie passata di infiniti eventi, oggi non sarebbe mai arrivato, poiché saremmo ancora a meno infinito.

La difesa dell’ateismo

Sorprendentemente, la prima premessa è quella più rigettata. Probabilmente perché le evidenze della seconda sono talmente sovrabbondanti da scoraggiare anche i più scettici. Ad esempio Alexander Vilenkin, il cosmologo ateo citato più volte in precedenza, afferma che «Tutte le evidenze che abbiamo dicono che l’universo abbia avuto un inizio», non che la maggioranza, ma tutte!15 Questo costringe lui e gli altri atei a dover rigettare la prima premessa, per non ammettere l’esistenza di un Creatore. Ma rigettare la prima premessa significa sostenere che gli universi possano avere la proprietà intrinseca di poter apparire dal nulla, ex nihilo. Paul Davies riassume così le due alternative: «Cosa ha causato il big bang?… Si potrebbe considerare una forza soprannaturale, un agente oltre lo spazio e il tempo come responsabili del big bang, o si potrebbe preferire considerare il big bang come un evento senza una causa. Mi sembra che non abbiamo molta scelta. O… qualcosa al di fuori del mondo fisico… o… un evento senza una causa».16

Una delle attuali massime autorità atee nella filosofia delle religioni è GrahamOppy, che argomenta così la sua difesa: «Se il sostenitore dell’argomento cosmologico kalam desidera negare che sia possibile che qualcosa inizi ad esistere senza causa, allora deve fornire qualche argomento che dimostri che c’è un’inconsistenza logica in questa affermazione».17 Vorremmo che fosse chiaro a tutti quanto questa affermazione sia irragionevole. Chi è che dovrebbe fornire un argomento, chi sostiene che le cose possano apparire dal nulla senza causa o chi dice il contrario? Gli scettici sono costretti ad aggrapparsi a tale assurdità per rigettare il Kalam! A questo punto, ci appelliamo all’onestà intellettuale dei lettori, chiedendo se sia più ragionevole che gli universi possano apparire dal nulla senza o con una causa.

Conclusione

Sulla base delle evidenze, abbiamo ottime ragioni per credere che l’universo abbia avuto un inizio e che necessiti di una causa. Quindi, data la correttezza delle due premesse, segue inevitabilmente che l’universo abbia una causa.

Visto che lo spazio, il tempo e la materia non esistevano ancora, la causa deve essere necessariamente loro esterna, quindi trascendente. Deve essere fuori dallo spazio, fuori dal tempo ed immateriale. Potrebbe essere un oggetto astratto, come un numero; ma visto che un numero non può causare niente, questa entità dovrà essere anche personale. Per essere una causa efficace deve essere necessariamente personale, poiché per portare uno stato di “niente” ad uno stato di “qualcosa”, deve aver preso una decisione, altrimenti lo stato di niente sarebbe rimasto in equilibrio.

In conclusione, l’argomento cosmologico Kalam, provvede ottime ragioni per credere all’esistenza di un Creatore trascendente, fuori dallo spazio, fuori dal tempo, immateriale, autosufficiente, incredibilmente potente e personale, per definizione: Dio.

 

 

1 Stephen Hawking, A brief History of time (New York: Bantam Books,1988) pag. 140.

2 William Lane Craig, The Kalam cosmological argument, https://www.reasonablefaith.org/writings/popular-writings/existence-nature-of-god/the-kalam-cosmological-argument/

3 John D. Barrow e Frank J. Tipler, Il Principio Antropico, p. 445

4 Stephen Hawking e Leonard Mlodinow, The Grand Design, 2010, pp.134-135.

5 Stephen Hawking, The Nature of Space and Time, Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1996, p.20

6 Anthony Aguirre and John Kehayias, “Quantum Instability of the Emergent Universe,” arXiv:1306.3232v2 [hep-th] 19 Nov 2013.

7 Associated Press News Release, January 9, 1998

8 I.D. Novikov and Ya.B. Zeldovich, “Physical process near cosmological singularities”, Annual review of astronomy and astrophysics 11, 1973, pp.401-402

9 Audrey Mithani and Alexander Vilenkin, “Did the universe have a beginning?” arXiv:1204.4658v1 [hep-th] 20 Apr 2012, p. 5.

 

10 Alexander Vilenkin lecture, http://www.youtube.com/watch?v=NXCQelhKJ7A

11 Paul Davie, The Big Questions: In the Beginning

12 John Barrow and Frank Tipler, The Anthropic Cosmological Principle. Oxford University Press, 1996, p. 442

13 New York Times, March 12, 1978, as cited in Bergman 1994, 183

14 Alexander Vilenkin, Many worlds and one

15 Alexander Vilenkin, New Scientist 11/01/2012

16 Paul Davies, “The Birth of the Cosmos,” in God, Cosmos, Nature and Creativity, ed. Jill Gready (Edinburgh: Scottish Academic Press, 1995), 8-9.

17Graham Oppy, “Kalam Cosmological Argument,” p. 195.