“Se il Messia non è stato risuscitato, vana è la vostra fede.” 1Corinzi 15:17

La risurrezione di Gesù è il fondamento della fede cristiana. Se Gesù è risorto dai morti, allora il cristianesimo è vero, altrimenti vana è la nostra fede.

Nella seconda metà del ‘900, studiosi di tutto il mondo hanno iniziato ad esaminare le evidenze storiche intorno alla persona di Gesù di Nazaret, riscoprendo molti aspetti fondamentali che nei secoli si erano persi, come la sua ebraicità. Dalla ricerca sul Gesù storico e dalla critica del Nuovo Testamento, sono emersi alcuni fatti minimi che la maggior parte degli studiosi considera come storicamente certi. La controversia sta nell’individuare quale sia la spiegazione migliore a questi fatti minimi, se la risurrezione o qualche altra ipotesi. Questo tema è continuamente dibattuto da storici, critici e teologi di tutto il mondo. Si tratta quindi di un argomento molto serio che, a differenza di molte rivendicazioni di altre religioni, viene dibattuto nelle piazze intellettuali più prestigiose al mondo.

“Le evidenze storiche della risurrezione sono migliori che per i miracoli rivendicati in qualsiasi altra religione. Sono straordinariamente diverse in termini di qualità e quantità.” Antony Flew, il leggendario filosofo ateo, uno dei più famosi e brillanti degli ultimi secoli, si esprime così in un dibattito con Gary Habermas proprio sulla risurrezione di Gesù [1]. Antony Flew che, paradossalmente, negli ultimi anni della sua vita cambierà opinione, arrivando alla conclusione che Dio esiste.

Come appena fatto, per arrivare alla massima convergenza con i lettori, useremo maggiormente citazioni e affermazioni di studiosi non cristiani.

Prima di iniziare con l’argomentazione è importante capire due cose. La prima è che ci accostiamo agli scritti del Nuovo Testamento non come Scrittura ispirata da Dio, ma semplicemente come una raccolta di documenti che ci giungono dal primo secolo, senza alcuna presupposizione quanto alla loro affidabilità. Non stiamo quindi affermando che la risurrezione sia avvenuta solo perché lo afferma il Nuovo Testamento. La seconda è che nella valutazione della probabilità di occorrenza di un qualsiasi evento storico, si deve tenere conto di tre criteri: la molteplicità delle risorse, la loro reciproca dipendenza e il tempo che intercorre tra la loro datazione e quella dell’evento stesso. Dunque, all’aumentare del numero delle risorse che affermano indipendentemente un certo fatto storico, e all’aumentare della loro vicinanza temporale con il fatto stesso, aumenta notevolmente la probabilità che esso sia accaduto davvero.

Potremmo essere sorpresi di apprendere che la maggior parte dei critici del Nuovo Testamento e degli storici, sia credenti che non credenti, che indagano in questo modo, accettano i fatti più importanti alla base della risurrezione di Gesù.

I cosiddetti fatti minimi sono i seguenti.

FATTO 0: Gesù è morto per crocifissione.

Lo abbiamo chiamato “fatto 0“, perché non ci dovrebbe neanche essere il bisogno di esporlo, non essendoci su di esso alcuna controversia. Gli unici al mondo che lo rigettano sono gli studiosi Musulmani, “soltanto” perché il Corano nega esplicitamente la morte di Gesù per crocifissione (Sura 4:157). Non ci soffermeremo troppo sulla risposta a questa affermazione, poiché l’abbiamo già ampiamente trattata nell’ “Analisi critica dell’Islam”.

Numerose risorse indipendenti tra loro, anche extrabibliche, affermano in accordo che Gesù di Nazaret sia stato condannato a morte per crocifissione come ribelle politico, per ordine del prefetto romano Ponzio Pilato. Tra le testimonianze extrabibliche più importanti e antiche ci sono quelle di Giuseppe Flavio e di Tacito.

“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio (…) attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.” (Antichità 18.63-64). “Festo era morto e Albino non era ancora arrivato; [Anano] convocò perciò il sinedrio per il procedimento giudiziario e gli pose dinanzi il fratello di Gesù, che è detto il Cristo, di nome Giacomo, nonché alcuni altri, che egli accusò di trasgressione della legge, e li fece lapidare.” (Antichità 20.200). Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, nel 93 d.C., racconta anche il martirio di Giacomo, di cui parleremo più avanti.

“Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominati cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma.” (Annali 15.44) – Tacito, il più importante storico romano del primo secolo, nel 115 d.C. conferma la condanna a morte di Gesù, e indirettamente la diffusione della fede nella risurrezione, per lui una superstizione.

Infine, date le sovrabbondanti evidenze di questo “fatto 0”, ci limitiamo a riportare le dichiarazioni degli studiosi più competenti in materia, approfittandone per presentarli, visto che verranno citati più volte nel corso di questo articolo.

“Il fatto più solido sulla vita di Gesù è la sua morte: fu condannato dal prefetto romano Pilato, nei dintorni della Pasqua, alla maniera che Roma riservava in particolare alle insurrezioni politiche, ovvero la crocifissione.” – Paula Fredriksen, PhD, convertita all’ebraismo, Università di Boston.

“Uno dei fatti storici più certi è che Gesù fu crocifisso per ordine del prefetto romano della Giudea Ponzio Pilato.” – Bart Ehrman, PhD, ateo, Università della Carolina del Nord, tra le massime autorità della critica del Nuovo Testamento. [2]

“Che è stato crocifisso è certo quanto qualsiasi altro fatto storico lo possa mai essere.” – John D. Crossan, storico, archeologo, critico, cofondatore del Jesus Seminar. [3]

“La morte di Gesù per crocifissione è storicamente certa.” – Pinchas Lapide, PhD, uno dei più importanti teologi ebrei del mondo, Università ebraica di Gerusalemme, storico ebreo.

“La morte di Gesù come conseguenza della crocifissione è indiscutibile.” – Gerd Ludemann, ateo, il principale critico scettico della risurrezione.

“Il fatto più certo sul Gesù storico è la sua esecuzione come ribelle politico.” – Marcus Borg, storico, PhD a Oxford.

FATTO 1: Dopo la sua crocifissione Gesù fu sepolto in una tomba da Giuseppe di Arimatea.

Questo fatto è molto importante perché significa che la posizione del luogo di sepoltura di Gesù era nota a tutti, sia ai Giudei che lo avevano condannato a morte che ai suoi discepoli. Se ciò non fosse vero, i discepoli non avrebbero mai potuto proclamare la sua risurrezione a Gerusalemme, dato che ai loro nemici sarebbe bastato mostrare la tomba con il corpo di Gesù morto. I ricercatori del Nuovo Testamento hanno stabilito questo “fatto minimo 1” sulla base delle seguenti evidenze:

1) La sepoltura di Gesù è attestata nell’antichissima tradizione citata da Paolo in 1 Corinzi 15:3-5, che la maggior parte degli studiosi riconosce come una “filastrocca a quattro linee” nata nei primi mesi successivi alla risurrezione.

«Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io,

che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture;

che fu seppellito;

che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture;

che apparve a Cefa, poi ai dodici.»1 Corinzi 15:3-5.

“Paolo non usa solo i tipici termini rabbinici “ricevuti” e “consegnati” per quanto riguarda le informazioni che sta trasmettendo ai Corinzi, ma i versetti 3-5 sono una particolare formula a quattro linee altamente stilizzata con evidenti caratteristiche non-paoline. Questo ha convinto tutti gli studiosi che Paolo, come dice, stesse citando da una vecchia tradizione che egli stesso ha ricevuto dopo essersi convertito. Questa tradizione risale come minimo alla visita conoscitiva di Paolo a Gerusalemme intorno al 36 d.C., quando ha trascorso due settimane con gli apostoli Pietro e Giacomo (Galati 1:18). Risale quindi a soli cinque anni dopo la morte di Gesù.” William Lane Craig, tra i quindici filosofi più influenti del pianeta, teologo, storico, il miglior apologeta cristiano vivente. [4]

2) La storia della sepoltura fa parte di materiale molto antico usato da Marco per scrivere il suo vangelo. I vangeli tendono a raccontare brevemente i vari eventi della vita di Gesù, collegandoli liberamente, e non sempre in ordine cronologico. Ma quando arriviamo alla storia della Passione abbiamo una narrazione fluida e continua. Questo suggerisce che la storia della Passione sia stata una delle fonti di informazioni usate da Marco nella scrittura del suo libro. La maggior parte degli studiosi pensa che quello di Marco sia il Vangelo più antico, e quindi che la sua fonte per la Passione di Gesù sia naturalmente ancora più antica.

3) In quanto membro del sinedrio ebraico che ha condannato Gesù, è altamente improbabile che Giuseppe di Arimatea sia un’invenzione cristiana. C’era un forte risentimento contro la leadership ebraica per il loro ruolo nella condanna di Gesù (1 Tessalonicesi 2:15). È quindi altamente improbabile che i cristiani abbiano inventato un membro del sinedrio che ha condannato Gesù, e che lo ha poi onorato dandogli una degna sepoltura, invece di trattarlo come un criminale qualsiasi.

4) Non esiste altra storia di sepoltura concorrente. Tutte le fonti sono unanimi sulla onorevole sepoltura di Gesù da parte di Giuseppe di Arimatea.

Per queste e altre ragioni, la maggior parte dei critici del Nuovo Testamento concorda sul fatto che Gesù fu sepolto in una tomba da Giuseppe di Arimatea. Secondo il defunto John A. T. Robinson dell’Università di Cambridge, questo è “uno dei fatti più antichi e meglio attestati su Gesù.[5]

“I primi account che abbiamo sono unanimi nel dire che Gesù sia stato infatti sepolto dal suo seguace Giuseppe di Arimatea, e quindi è relativamente affidabile che questo sia quello che è successo.” Bart Ehrman. [6]

FATTO 2: La domenica dopo la crocifissione la tomba di Gesù fu trovata vuota da un gruppo di sue seguaci donne.

Tra le ragioni che hanno portato la maggior parte degli studiosi a questa conclusione ci sono le seguenti:

1) Anche la storia della tomba vuota fa parte dell’antica fonte della Passione usata da Marco.

2) L’antica tradizione citata da Paolo in 1 Corinzi 15:3-5 implica il fatto della tomba vuota. L’espressione “il terzo giorno” deriva probabilmente dalla visita delle donne alla tomba il terzo giorno dopo la crocifissione.

3) La storia è semplice e priva di segni di abbellimento leggendario. Tutto quello che bisogna fare per apprezzare questo punto è confrontare il racconto di Marco con le storie leggendarie e fantasiose trovate nei vangeli apocrifi del II secolo, in cui Gesù viene visto uscire dalla tomba con la testa che arriva sopra le nuvole e seguito da una croce parlante.

4) Il fatto che la scoperta della tomba vuota venga attribuita da tutte le testimonianze a delle donne. Secondo lo storico Giuseppe Flavio, la testimonianza delle donne nella Palestina del primo secolo era considerata così inutile che non poteva nemmeno essere ammessa in tribunale. Qualsiasi storia leggendaria successiva avrebbe certamente affermato che a scoprire la tomba vuota sarebbero stati dei discepoli maschi.

5) La prima risposta ebraica alla predicazione dei discepoli non è stata ridere di loro indicando la tomba occupata dal corpo morto di Gesù, ma affermare che il corpo era stato rubato (Matteo 28:15). In questo modo, abbiamo la conferma della tomba vuota dagli stessi avversari di Gesù.

“Se applichiamo lo stesso tipo di criteri che applicheremmo a qualsiasi altra fonte letteraria antica, allora le prove sono abbastanza solide e plausibili da richiedere la conclusione che la tomba sia stata effettivamente trovata vuota.” – Michael Grant, Università di Edimburgo, storico scettico. [7]

“La tomba vuota, quindi, forma una vera e propria roccia su cui si infrangono invano tutte le teorie razionaliste della risurrezione.” Sir Norman Anderson, Università di Londra, Professore di leggi orientali. [8]

FATTO 3: In diverse occasioni e circostanze, diversi individui e gruppi di persone hanno sperimentato apparizioni di Gesù risorto.

Questo fatto è quasi universalmente riconosciuto tra gli studiosi, per le seguenti ragioni:

1) Ci sono molteplici risorse che attestano indipendentemente l’elenco dei testimoni oculari delle apparizioni di Gesù. La tradizione citata da Paolo in 1 Corinzi 15:5-7 include apparizioni a Pietro (Cefa), i Dodici apostoli, i 500 fratelli, e Giacomo, il fratello di Gesù. L’apparizione a Pietro è attestata anche da Luca e l’apparizione ai Dodici anche da Luca e Giovanni. Abbiamo anche testimonianze indipendenti delle apparizioni galileiane nei vangeli di Marco, Matteo e Giovanni, così come per le donne in Matteo e Giovanni.

2) Le apparizioni si sono verificate sia a singoli individui che a gruppi di persone. Il fatto che più persone abbiano visto la stessa cosa contemporaneamente, ad esempio i 500 fratelli citati da Paolo, ne aumenta notevolmente l’affidabilità, oltre che escludere teorie alternative come quella delle allucinazioni.

3) Anche alcuni non credenti hanno affermato di aver avuto esperienze con Gesù risorto. Sia Giacomo, il fratello di Gesù, che Paolo erano scettici prima della conversione. Paolo addirittura era un feroce e noto persecutore dei cristiani. Deve esserci stato un evento particolarmente rilevante che abbia portato un cambiamento così radicale nelle vite di entrambi. Giacomo è stato improvvisamente considerato un apostolo e alla fine è diventato il leader della Chiesa di Gerusalemme. Similmente, Paolo è diventato il più grande evangelista e teologo del Messia, tanto da aver scritto circa 2/3 del Nuovo Testamento.

Secondo lo storico ebreo del primo secolo Giuseppe Flavio, Giacomo fu martirizzato per la sua fede in Gesù alla fine degli anni ’60. Pensaci un attimo, che prova ci vorrebbe per convincerti che tuo fratello sia il Messia Figlio di Dio, tanto da renderti pronto a morire per quella convinzione? Evidentemente questa notevole trasformazione nel fratello minore di Gesù ha avuto luogo perché, come affermato dalle parole di Paolo, il Messia “poi apparve a Giacomo”.

Anche Gerd Ludemann ammette: “Può essere considerata una certezza storica che Pietro e i discepoli abbiano avuto esperienze dopo la morte di Gesù dove lui gli è apparso come il Cristo risorto.” [9]

“So dalle loro stesse parole che quello che hanno visto fosse Gesù risorto. Questo è quello che dicono tutte le prove storiche che abbiamo. Non sto dicendo che abbiano visto davvero Gesù risorgere. Ma so da storica che hanno visto qualcosa.” – Paula Fredriksen. [10]

FATTO 4: La risurrezione di Gesù era la base della fede e della predicazione dei discepoli.

1) La fede dei cristiani non era basata sul Nuovo Testamento, ma sulla risurrezione del Messia. Ancora prima che i più antichi scritti del Nuovo Testamento venissero redatti, decine di migliaia di persone già credevano e predicavano la risurrezione di Gesù. Non è il Nuovo Testamento che ha diffuso la fede nella risurrezione, ma la risurrezione che ha causato la stesura del Nuovo Testamento.

Se consideriamo soltanto la città di Gerusalemme, più di ventimila Ebrei avevano già riconosciuto Gesù come Messia nei pochi anni immediatamente successivi agli eventi in questione (Atti 21:20), quindi ancora prima della diffusione degli scritti apostolici. In circa vent’anni, il messaggio di Gesù aveva già raggiunto il palazzo di Cesare a Roma.

2) I discepoli furono disposti ad andare incontro a sofferenze terribili, e alla morte, pur di credere e predicare la risurrezione. È noto che i primi cristiani venissero perseguitati a morte e che moltissimi fossero anche arrivati al martirio: dati in pasto ai leoni, accesi vivi come lampioni per le strade o in altri modi atroci. Questo dimostra la loro profonda convinzione della storicità dell’evento che predicavano. Nessuno si fa trucidare per qualcosa che sa essere falso o, ancor peggio, un complotto. Sia i Dodici che Giacomo e Paolo sono morti martiri (ad eccezione dell’apostolo Giovanni, che morì in esilio); non ha senso sostenere che la risurrezione sia stata inscenata da loro.

“Quindi è un fatto storico che alcuni dei seguaci di Gesù abbiano iniziato a credere che fosse risorto dai morti subito dopo la sua esecuzione” Bart Ehrman. [11]

“Come i critici hanno universalmente riconosciuto, non si può plausibilmente negare che i primi discepoli credessero perlomeno sinceramente che Gesù fosse risorto dai morti, una convinzione su cui hanno impilato le loro stesse vite.” William Lane Craig. [12]

La migliore spiegazione dei fatti minimi

Tutti questi fatti necessitano di una spiegazione. Luke Johnson, uno studioso del Nuovo Testamento dell’Università di Emory, PhD a Yale, afferma che “Una sorta di esperienza potente e trasformativa è richiesta per generare un tipo di movimento come quello del cristianesimo primitivo.” [13] Questo articolo vuole affermare che la migliore spiegazione a questi fatti minimi sia che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti.

Come migliore spiegazione intendiamo quella con più forza esplicativa, cioè quella che spiega meglio tutti e quattro i fatti minimi, dimostrandosi più probabile e più ragionevole.

Nella storia sono state proposte alcune spiegazioni alternative naturalistiche, che però sono rigettate dalla grande maggioranza degli studiosi contemporanei. Tra le più famose ci sono la teoria del complotto, della morte apparente e delle allucinazioni. Si può facilmente mostrare come queste tre teorie abbiano molta meno forza esplicativa rispetto all’ipotesi della risurrezione.

Teoria del complotto. Questa teoria si basa sull’ipotesi che i discepoli abbiano rubato il corpo e inscenato la risurrezione. Ad oggi, nessuno studioso difende più questa ipotesi per i seguenti motivi:

I. È anacronistica. Un Messia crocifisso non era contemplato nell’ebraismo del primo secolo, come neanche una risurrezione individuale. Gli Ebrei credevano in una risurrezione generale alla fine dei tempi, prima di entrare nell’eternità, quindi l’idea di un Messia che muore e risorge non è compatibile con le aspettative messianiche degli Ebrei del tempo di Gesù, quali erano i discepoli.

II. La tomba era sorvegliata da soldati romani, specialisti super addestrati punibili con la pena di morte se trovati negligenti. Supporre quindi che una manciata di giovani pescatori della Galilea, quali Giovanni e Pietro, potessero riuscire a rubare il corpo da sotto il loro naso, suona molto irragionevole.

III. È inadeguata a spiegare l’origine della fede dei discepoli. James Warner Wallace, uno stimato apologeta ex capo detective di omicidi (vedi la sua testimonianza più sotto), spiega spesso che qualsiasi tipo di complotto viene architettato sulla base di tre moventi: sesso, soldi e potere. I discepoli, però, non hanno ricavato nessun vantaggio dalla risurrezione, anzi ne sono usciti tutti martiri. Inoltre abbiamo già considerato che nessuno muore per predicare qualcosa che sa essere falso.

Teoria della morte apparente. Questa ipotesi sostiene che Gesù non sia morto sulla croce, ma che sia sopravvissuto, quindi la risurrezione non sarebbe che una mera beffa. Gli unici sostenitori di questa teoria sono alcuni studiosi Musulmani. Per smontarla chiamiamo in causa Alexander Metherell, PhD in ingegneria e laureato in medicina, un noto ricercatore americano che, tra le varie ricerche scientifiche di alto livello, ha anche esaminato i dati medici sulla morte di Gesù e sui metodi di tortura dei Romani. Ecco un riassunto di una sua lunga intervista sull’argomento:

“Gesù è stato flagellato dai soldati romani. La flagellazione romana era nota per la sua terribile brutalità. I soldati usavano una frusta di cinghie di cuoio intrecciate con palline di metallo. La schiena veniva così tagliuzzata che parte della colonna vertebrale veniva a volte esposta. Le vittime sperimentavano un dolore tremendo e andavano in shock hypovolemico. Per i terribili effetti di queste percosse, non ci sono dubbi che Gesù fosse già in condizioni critiche ancora prima che i chiodi venissero messi sulle sue mani e piedi. Il nervo mediano veniva schiacciato dai chiodi che venivano martellati. Il dolore era assolutamente insopportabile. Entrambe le spalle erano dislocate. La crocifissione era essenzialmente una lenta morte agonizzante per asfissia. La persona diventava non più in grado di alzarsi sui suoi piedi per respirare. Come essa diminuiva la respirazione, andava nella cosiddetta acidosi respiratoria. Questo portava eventualmente ad un battito irregolare. Lo shock hypovolemico causava un battito accelerato che contribuiva all’arresto cardiaco, causando un raggruppamento di fluido intorno al cuore e ai polmoni. Così quando la lancia fu tirata fuori, un po’ di liquido uscì. Liquido chiaro come l’acqua seguito da un grosso volume di sangue, come ha descritto il testimone oculare Giovanni nel suo vangelo. Oltretutto, visto che se un prigioniero fosse scappato in qualche modo, i soldati responsabili sarebbero stati messi a morte, avevano quindi un grosso incentivo per essere assolutamente certi che tutte le vittime fossero morte quando venivano rimosse dalla croce. Non c’è assolutamente nessun dubbio che Gesù fosse morto.”

Anche provando ad immaginare una fantasiosa sopravvivenza di Gesù, che apre il sepolcro muovendo la roccia enorme dell’entrata e riesce a scappare dai soldati che erano di guardia:

“Come potrebbe essere andato a giro dopo che i chiodi gli furono piantati nei piedi? Come potrebbe essere apparso sulla strada per Emmaus? Come avrebbe potuto usare le sue braccia dopo la dislocazione? Una persona in tali patetiche condizioni non ispirerebbe mai i suoi discepoli ad andare a proclamarlo il Signore della vita che ha trionfato sulla tomba. Sarebbe sembrato così pietoso che i discepoli si sarebbero sentiti dispiaciuti per lui e avrebbero provato a curarlo. È ridicolo pensare che suoi seguaci avrebbero iniziato un movimento mondiale basato sulla speranza che un giorno avrebbero avuto anche loro un corpo risorto come quello. Non c’è proprio modo.” [14]

Similmente, un articolo del Journal of the American Medical Association scritto dal noto dottor William Edwards conclude: “Chiaramente, il peso delle evidenze storiche e mediche indica che Gesù fosse morto prima che gli venisse inflitta la lancia nel fianco… Di conseguenza, interpretazioni basate sull’assunzione che Gesù non fosse morto sulla croce sembrano essere in disaccordo con la moderna conoscenza medica.” [15]

Teoria delle allucinazioni dei discepoli. Questa ipotesi afferma che i discepoli, dato il tremendo shock derivato dalla morte del loro leader, abbiano avuto delle allucinazioni prodotte dalla propria mente, che li abbiano talmente convinti da farli predicare tale visione fino al martirio. Il principale sostenitore di questa teoria è Gerd Ludemann. Le allucinazioni, però, sono fenomeni psicologici esclusivamente individuali. Supporre un’allucinazione di gruppo, come quella avvenuta ai 500 fratelli citati da Paolo, richiederebbe un miracolo ancora più grande dell’ipotesi della risurrezione. Come ci spiega molto bene Gary Collins, PhD, professore e autore di dozzine di libri sulla psicologia, presidente di un’associazione americana di psicologi: “Le allucinazioni sono eventi individuali. Per la loro vera natura, solo una persona può vedere una data allucinazione. Non sono certamente cose che possono essere viste da gruppi di persone. Né è possibile che una persona possa indurre un’allucinazione su qualcun altro. Essendo le allucinazioni esistenti solo in questo senso soggettivo e personale, è ovvio che gli altri non possono vederle.” [16]

Questa ipotesi non spiegherebbe nemmeno il ritrovamento della tomba vuota, né come mai i Giudei o i Romani non abbiano mostrato il corpo morto di Gesù per smentire facilmente tale fesseria. Queste sono alcune delle ragioni che hanno portato la grande maggioranza degli studiosi a rigettare l’ipotesi delle allucinazioni.

L’ipotesi della risurrezione invece, spiega molto bene il ritrovamento della tomba vuota, le apparizioni ai discepoli e l’origine della loro fede.

Obiezioni

La domanda che potrebbe sorgere spontanea è come mai, date tutte queste evidenze, ci siano ancora molti studiosi che non credono. La vera motivazione pensiamo che sia più spirituale ed emozionale che intellettuale. Tuttavia, qui cercheremo di rispondere alle obiezioni intellettuali più frequenti.

A) David Hume

L’unica vera e propria difesa dei non credenti è l’argomento di David Hume. Detto in parole povere, Hume dice che essendo la risurrezione un miracolo, qualsiasi altra spiegazione naturalistica, se pur altamente improbabile, è comunque meno improbabile di un miracolo. Ci limiteremo a rispondere brevemente e con un linguaggio comprensibile a tutti.

1. Se Dio esiste, ha creato l’universo. Se Dio ha creato l’universo, compiere miracoli, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, o la risurrezione è come bere un bicchier d’acqua. Il più grande miracolo della Bibbia non è la risurrezione, ma la creazione (Genesi 1:1). Se Dio ha creato e progettato l’universo e le leggi che lo governano, non sarà difficile per lui inserire nuovi eventi in esso. L’argomento di Hume assume a priori il naturalismo, senza considerare le evidenze a favore dell’esistenza di un Creatore, Designer e Sostenitore dell’universo, quali l’argomento cosmologico Kalam, l’argomento teleologico, l’argomento morale, l’argomento della contingenza e così via. L’esistenza di un Dio non viene quindi postulata per giustificare la risurrezione, ma ci sono numerose evidenze indipendenti tra loro che puntano alla sua esistenza. Abbiamo trattato ampiamente questi argomenti in altri articoli, ai quali rimandiamo.

2. Hume dice che normalmente i corpi non risuscitano, e che la risurrezione di un morto è un evento talmente improbabile che qualsiasi altro evento è più probabile. Ma questa non è la nostra ipotesi. L’ipotesi non è che Gesù sia risorto naturalmente, ma che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti. È ovvio che la risurrezione naturale di un corpo morto sia impossibile, cioè che le cellule morte del cadavere abbiano spontaneamente subito un processo inverso che le abbia riportate in vita; se fosse questa l’ipotesi, allora saremmo d’accordo con Hume. Ma l’ipotesi che Dio abbia risuscitato Gesù è tutta un’altra cosa.

3. Questa obiezione è stata formulata da David Hume prima dello sviluppo della moderna teoria della probabilità. Oggi sappiamo che nel valutare la probabilità di occorrenza di un evento bisogna ponderare anche il potere esplicativo delle evidenze specifiche, non solo la sua probabilità intrinseca. Applicando il Teorema di Bayes, ad esempio, si nota immediatamente che anche se la probabilità intrinseca della risurrezione è molto bassa, la sua potenza esplicativa è molto alta, e quindi la probabilità globale risulta essere comunque molto più alta di quella delle teorie alternative, che hanno un potere esplicativo tendente a zero. In maniera molto semplificata: Pr(globale) = Pr(intrinseca) x Pr(potere esplicativo). Dunque, anche se il primo fattore fosse molto basso, come 1/100, ma il secondo si rivelasse molto alto, come 200/1, allora la probabilità globale risulterebbe 2/1, cioè il 66,7%. Non considerando il secondo fattore del Teorema di Bayes, avremmo ottenuto una probabilità dell’1%, ovvero totalmente errata.

In conclusione, l’argomento di David Hume sembra essere l’ultima spiaggia dei non credenti, l’ultimo appiglio di chi non si vuole arrendere alle evidenze, ma sembra essere anche dimostrabilmente fallace. Purtroppo gli studiosi atei più famosi che hanno dibattuto sulla risurrezione si sono appellati proprio a questo argomento, come Christopher Hitchens, Antony Flew, Bart Ehrman. Per chi conosce la lingua inglese, consiglio fortemente di visionare i loro dibattiti su YouTube, in modo da rendersi conto che le loro obiezioni sono sostanzialmente inesistenti, se escludiamo quella di David Hume. [17] Bart Ehrman ad esempio, accetta tutti e cinque i fatti minimi, rigetta tutte le altre spiegazioni naturalistiche (teoria del complotto, delle allucinazioni ecc.), ma rifiuta l’ipotesi della risurrezione perché un miracolo, calcolandone la probabilità in modo errato, cioè solamente con la probabilità intrinseca. [17]

B) Discrepanze nei vangeli

Questo argomento non viene usato per obiettare alla risurrezione in sé, ma piuttosto per rigettare i quattro fatti minimi. Sostanzialmente dice questo: ”visto che i vangeli non raccontano i fatti allo stesso modo, ma anzi si contraddicono, allora non sono attendibili come fonti storiche.”

Per prima cosa bisogna mettere in chiaro che l’omissione non è una contraddizione. Ad esempio, se il Vangelo di Marco parla di due sordi e il Vangelo di Matteo racconta la stessa storia citando un solo sordo, non vuol dire che si contraddicano. Ogni testimone oculare racconta la storia dal proprio punto di vista, che non sarà mai identico a quello degli altri. Al contrario, se avessimo trovato tutti e quattro i vangeli esattamente uguali, i dubbi sulla loro autenticità sarebbero stati enormemente più alti.

Situazioni simili accadono continuamente nelle indagini dei moderni crimini. I testimoni oculari sono tutti d’accordo sui fatti centrali dell’evento, ma raccontano i dettagli secondari in modo diverso. Questo non vuol dire che non siano dei veri testimoni oculari, ma al contrario lo dimostrano. Quindi, quando analizziamo i quattro vangeli, leggiamo proprio quello che ci aspetteremmo di trovare nei resoconti di veri testimoni oculari.

Considerazioni

Se si aggiunge anche il fatto che Gesù, durante i suoi tre anni e mezzo di ministerio pubblico, avesse fatto affermazioni straordinarie, con una consapevolezza della propria autorità divina senza precedenti nella storia, e che avesse annunciato la sua morte e risurrezione, l’ipotesi di quest’ultima diventa ancor più ragionevole. Poiché non è stato risuscitato Christian Mancini o una persona qualunque, ma colui che si definiva il Messia Figlio di Dio, allora la risurrezione assume un importante significato teologico.

Per compiere un miracolo, Dio deve avere delle buone ragioni. Se una persona affermasse che Dio avrebbe fatto un miracolo la scorsa mattina, facendole comparire sulla scrivania un pennarello rosso, la probabilità dell’occorrenza dell’evento sarebbe molto bassa, poiché Dio non avrebbe molte buone ragioni per compiere tale miracolo. Nel caso della risurrezione di Gesù, invece, Dio avrebbe delle ottime ragioni. La salvezza eterna delle persone sarebbe una di quelle ottime ragioni per cui Dio potrebbe prendere in considerazione di compiere un miracolo. Anche portare agli uomini alcune rivelazioni specifiche sulla sua natura, o su come funziona il mondo potrebbero essere dei buoni motivi. Ebbene Gesù ha dichiarato di aver fatto entrambi, cioè di essersi sacrificato per il perdono dei peccati di chiunque creda in lui, e di aver dato alcuni insegnamenti su Dio con una specificità senza precedenti.

Molti scettici dicono di non credere nella risurrezione perché non sono abbastanza convinti dalle evidenze. Ma che tipo di evidenze considererebbero soddisfacenti? Mettendoci per un momento nei panni di Gesù, cosa avremmo fatto di diverso per dare prova a tutti della nostra risurrezione? Innanzitutto Gesù è apparso ai discepoli, sia ai singoli che ai gruppi, compreso un gruppo di 500 persone, in modo da non lasciare dubbi. Poi, per non rischiare, è andato a convincere anche chi non credeva in lui, come Giacomo, suo fratello. Ma non è tutto, Gesù aveva bisogno di una persona che fosse in grado di diffondere la buona notizia in tutto il mondo, un mondo permeato dalla cultura greca e dominato dall’impero romano, così ha deciso di ingaggiare un certo Saulo da Tarso, cittadino romano di nascita, discepolo del grande rabbino Gamaliele ed esperto della cultura greca. Gesù ha quindi fatto esplodere un movimento di livello mondiale, dimostrandosi senza ombra di dubbio l’uomo più influente della storia umana. Oggi, dopo due millenni, possiamo apprezzare quanto il suo impatto sia stato impressionante e senza precedenti. “E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo… Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” osava affermare (Matteo 24:14,35). Oggi forse ci sembra scontato, ma il Messia ha cominciato con una manciata di discepoli scoraggiati, perseguitati a morte dall’impero più potente di tutti i tempi. “Ora, se tu fossi un Marziano e stessi guardando giù nel primo secolo, penseresti più che sopravviva il cristianesimo o l’Impero Romano? Probabilmente non scommetteresti i tuoi soldi su un gruppo eterogeneo di persone, il cui messaggio primario è la crocifissione di un carpentiere di un oscuro villaggio… Non ho mai visto una spiegazione migliore della risurrezione.” J.P Moreland, filosofo, teologo e apologeta cristiano, professore alla Biola University. [18]

Oggi quel Vangelo è stato davvero predicato in tutto il mondo (o quasi), e gli imperi, le nazioni, le ideologie sono passate, ma le parole di Gesù no. “Nessun’altra religione gode di una simile combinazione tra un personaggio carismatico come Gesù e un intellettuale di prima classe come San Paolo, che aveva una brillante mente filosofica. Se l’Onnipotente volesse fondare una religione, questa sarebbe quella da battere!” [19] Come fa notare l’ex filosofo ateo Antony Flew, la via più probabile con cui un presunto Dio avrebbe potuto rivelarsi all’umanità, sarebbe sicuramente per mezzo di Gesù di Nazaret.

Queste ragioni aumentano notevolmente la probabilità che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti.

Scettici convertiti dalla forza delle evidenze

Se le evidenze a favore della risurrezione di Gesù sono così sovrabbondanti, allora dovrebbero esserci diversi esempi di studiosi scettici che si sono convertiti proprio sulla base delle stesse. In effetti è proprio così. Elenchiamo telegraficamente i più noti.

Lee Strobel: giornalista ateo per il Chicago Tribune. Dopo la conversione al cristianesimo della moglie, inizia una dettagliata indagine giornalistica per confutare pubblicamente la risurrezione. Inizia a girare il mondo per intervistare i più esperti nei rispettivi campi, cercando di trovare delle spiegazioni alternative. Alla fine si arrende alle evidenze e si converte. Inserisce tutte le evidenze raccolte in un libro: Il caso Gesù, vendendo più di 14 milioni di copie. Oggi è un pastore e uno degli apologeti cristiani più famosi al mondo.

James Warner Wallace: criminologo, detective della omicidi, ateo. Inizia ad investigare i quattro vangeli come potenziali testimonianze oculari, con gli stessi principi che si applicano negli omicidi. Sorprendentemente, nota che le evidenze presentano proprio tutte le caratteristiche di vere testimonianze oculari e si converte. Anche lui inserisce le evidenze estrapolate grazie alla sua competenza da detective in un libro: Cold-Case Christianity. Oggi è un noto apologeta cristiano.

Josh McDowell: agnostico, decide di preparare e pubblicare un documento che esaminasse e confutasse le evidenze storiche sulla risurrezione. Paradossalmente si converte proprio sulla base di esse. Scrive 151 libri, tradotti in 128 lingue, tra cui il bestseller Più che un carpentiere da più di 27 milioni di copie. Oggi è uno stimatissimo apologeta, come suo figlio Sean, il quale è anche professore alla Biola University.

Mark Surey: ebreo di nascita ma ateo di fede, marxista. Durante una propaganda atea sfida una ragazza cristiana ad un dibattito pubblico sulla risurrezione di Gesù in una scuola di Londra. La sera prima dell’evento, decide di dare un’occhiata alle evidenze storiche dal libro del sopracitato McDowell. Si converte e si precipita dalla ragazza per annullare il dibattito del giorno dopo. Oggi è uno stimato teologo e pastore, ambasciatore inglese dell’associazione EDIPI, professore di Università.

Pinchas Lapide: PhD, uno dei più importanti teologi ebrei del mondo, professore all’Università ebraica di Gerusalemme, storico ebreo. Dichiarò di essere stato convinto sulla base delle prove che il Dio di Israele risuscitò Gesù di Nazareth dai morti. [20]

Conclusione

L’argomento si può così riassumere:

  1. Ci sono quattro fatti minimi successivi alla morte di Gesù per crocifissione che vengono accettati dalla grande maggioranza degli studiosi:
    • Il corpo di Gesù è stato sepolto da Giuseppe di Arimatea
    • Il terzo giorno, la tomba è stata trovata vuota da un gruppo di sue seguaci donne
    • I discepoli hanno avuto esperienze con Gesù risorto
    • La risurrezione è la base della fede e predicazione dei discepoli
  2. La miglior spiegazione a questi fatti minimi è che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti.

Abbiamo visto come ci siano questi quattro fatti minimi avvenuti dopo la morte per crocifissione di Gesù (fatto 0), accettati dalla grande maggioranza degli studiosi, che richiedono disperatamente una spiegazione. Abbiamo argomentato che le evidenze mostrano che la migliore spiegazione sia che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti. Se qualcuno volesse confutare questo argomento dovrebbe quindi rigettare il punto uno, mostrando che questi quattro fatti minimi in realtà non siano accaduti, e il punto due, mostrando una spiegazione alternativa alla risurrezione con più forza esplicativa. N.T. Wright, un eminente studioso britannico, conclude:

“Come storico, non posso spiegare l’ascesa del cristianesimo primitivo a meno che Gesù non sia risorto dai morti, lasciando una tomba vuota dietro di sé.” [21]

La risurrezione di Gesù costituisce così una roccia molto solida sulla quale i cristiani possono prendere posizione per la decisiva rivelazione di Dio in Gesù di Nazaret.

Letture consigliate: Lee Strobel, Il caso Gesù

Per chi conosce l’inglese:

Libri di Gary Habermas. N.T. Wright, The resurrection of the Son of God.

Dibattiti e video in inglese:

Gary Habermas vs Antony Flew: https://www.youtube.com/watch?v=BVb3Xvny8-k&t=5484s

William Lane Craig vs Bart Ehrman: https://www.youtube.com/watch?v=SyUAPhHohIg&t=374s

William Lane Craig vs Keith Parsons: https://www.youtube.com/watch?v=SdEvXK91B58

William Lane Craig: https://www.youtube.com/watch?v=_NAOc6ctw1s&t=799s

[1] https://www.youtube.com/watch?v=BVb3Xvny8-k&t=5484s

[2] https://ehrmanblog.org/why-was-jesus-crucified/

[3] Jesus: A Revolutionary Biography, p. 145

[4] https://www.reasonablefaith.org/videos/video-lectures/evidence-for-jesus-resurrection-southampton-uk/

[5] John A. T. Robinson, The Human Face of God (Philadelphia: Westminster, 1973), p. 131.

[6] Bart Ehrman, ”From Jesus to Constantine: a history of early Christianity”, Lecture 4: “Oral and written traditions about Jesus” (The Teaching Company, 2003).

[7] Michael Grant, Jesus: An Historian’s Review of the Gospels (New York: Charles Scribner’s Sons, 1977), 176.

[8] Sir Norman Anderson, The Evidence for the Resurrection (Downers Grove, IL:InterVarsity Press, 1966), 20.

[9] Gerd Ludemann, What Really Happened to Jesus?, trans. John Bowden (Louisville, Kent.: Westminster John Knox Press, 1995), p. 80.

[10] https://www.youtube.com/watch?v=iIG007Zxqy8&list=PLD6FE5E6AE7F5266B&index=7https://www.youtube.com/watch?v=iIG007Zxqy8&list=PLD6FE5E6AE7F5266B&index=7

[11] Bart Ehrman, Jesus: Apocalyptic Prophet of the New Millennium (Oxford: Oxford University Press, 1999), p.231.

[12] William Lane Craig, On Guard, p. 247.Reasonable Faith, p. 372.

[13] Luke Timothy Johnson, The Real Jesus (San Francisco: Harper San Francisco, 1996), p. 136.

[14] Lee Strobel, The case for Christ, pp. 209-220.

[15] William D. Edwards et al., “On the Physical Death of Jesus Christ,” Journal of the American Medical Association (March 21, 1986), 1455-63.

[16] Gary Habermas and J. P. Moreland, Immortality: The Other Side of Death (Nashville: Thomas Nelson, 1992), 60.

[17] Gary Habermas vs Antony Flew: vedi [1]

William Lane Craig vs Bart Ehrman: https://www.youtube.com/watch?v=SyUAPhHohIg&t=374s

William Lane Craig vs Christopher Hitchens: https://www.youtube.com/watch?v=P0XRQd9YOUM&t=1726s

[18] Lee Strobel, The case for Christ, p. 276.

[19] Antony Flew, There is a God

[20] Pinchas Lapide, The Resurrection of Jesus, trans. Wilhelm C. Linss (London: SPCK, 1983)

[21] N. T. Wright, “The New Unimproved Jesus,” Christianity Today (September 13, 1993), p. 26.