«Ad un certo punto, certamente, ci viene chiesto a tutti quale sia l’argomento migliore dell’altro lato contro cui ci si siamo imbattuti. Penso che ognuno di noi sceglierebbe quello del fine-tuning come il più intrigante. […] Devi passare del tempo a pensarci. Non è banale». Christopher Hitchens, uno dei quattro cavalieri del nuovo ateismo.1

L’argomento teleologico, dal greco téleos, ovvero fine, è diventato popolare principalmente grazie a William Paley, il filosofo e teologo naturale che ha reso famosa l’analogia dell’orologiaio. Paley inizia la sua Teologia naturale raccontando che se attraversando una brughiera inciampasse su un orologio, dedurrebbe immediatamente che esso deve aver avuto un costruttore. Pur non conoscendone lo scopo né il funzionamento, la sua complessità e le sue differenti parti assemblate appositamente per produrre un preciso movimento, lo convincono subito che dev’esserci stato un artigiano che lo abbia costruito e progettato per uno scopo, per un fine. Dunque l’argomento teleologico considera le implicazioni di un universo che appare essere progettato per un fine, proprio come l’orologio nell’analogia di Paley. In particolare, la variante probabilmente più convincente è quella incentrata sul fine-tuning dell’universo, che definiamo di seguito.

Fine-Tuning

«Le leggi della scienza, così come le conosciamo attualmente, contengono molti numeri fondamentali, come la dimensione della carica elettrica dell’elettrone e il rapporto tra le masse del protone e dell’elettrone. […] Il fatto notevole è che i valori di questi numeri sembrano essere stati adattati molto finemente per rendere possibile lo sviluppo della vita». Stephen Hawking.2

Negli ultimi decenni, gli scienziati hanno scoperto una quarantina di costanti e quantità che caratterizzano le Leggi della Natura. Se anche una sola di esse variasse di una quantità infinitesima, il nostro universo non potrebbe sviluppare la vita intelligente, in nessun luogo, in nessun tempo. Tale caratteristica dell’universo è definita fine-tuning, difficilmente traducibile in italiano.

Ad esempio la cosiddetta forza nucleare debole, una delle quattro forze fondamentali della natura, se variasse di una sola parte su 10100, non permetterebbe la vita. Ma forse l’esempio più straordinario è quello della costante cosmologica, che descrive l’accelerazione dell’espansione dell’universo, la quale potrebbe ammettere un cambiamento solamente di una parte su 10120. Come si nota nell’immagine 3, se l’universo avesse cominciato ad espandersi leggermente più velocemente, le particelle non si sarebbero mai potute aggregare in stelle, pianeti, cellule e, ovviamente, esseri umani. Se, al contrario, avesse iniziato un po’ più lentamente, la forza di gravità avrebbe sovrastato la forza di espansione, facendo collassare l’universo su se stesso. La scoperta della costante cosmologica ha suscitato un grande scalpore tra gli scienziati, tanto che sull’argomento sono stati scritti fiumi d’inchiostro, tra cui un articolo intitolato “Implicazioni Disturbanti della Costante Cosmologica” di Dyson, Kleban e Susskind, ricercatori di fisica teoretica delle Università di Stanford e dell’MIT, che ne fa capire l’eccezionalità.4

Sir Roger Penrose, appena premiato Nobel per la fisica 2020, fisico matematico, professore emerito di matematica all’Università di Oxford, ateo, ha calcolato che la probabilità di ottenere le condizioni iniziali di bassa entropia del nostro universo solo per caso sono una su 1010^123, commentando: «Non ricordo nient’altro in fisica la cui accuratezza possa avvicinarcisi neanche lontanamente.» 5 Per dare un’idea dei valori in gioco, il numero di particelle subatomiche dell’intero universo visibile si aggira attorno ai 1080. Quindi, secondo il calcolo di Penrose, una variazione accettabile dovrebbe essere inferiore allo 0,000000…0001, con 10123 zeri, ovvero con più zeri delle particelle contenute nell’intero universo! In altre parole, se scrivessimo uno zero su ogni protone e elettrone, essi non ci basterebbero! Questo fa apprezzare quanto incredibilmente infinitesimo debba essere il range per poter permettere la vita nell’universo. Ciò vuol dire che le costanti e le quantità non si sono evolute nel tempo, ma che l’universo ha cominciato ad esistere proprio con l’accuratezza necessaria per permettere lo sviluppo della vita intelligente.

La domanda che sorge spontanea è questa: Ma allora l’universo sapeva già che stavamo arrivando? Il compianto Freeman Dyson, grande fisico matematico, premio Templeton e Wolf per la fisica, coglie il punto: «Studiando l’universo e rendendosi conto del gran numero di coincidenze che in fisica e astrofisica operano a nostro beneficio, sembra quasi che, in qualche modo, esso sapesse già che noi stavamo arrivando.» 6

Come confessato anche da Christopher Hitchens, l’argomento teleologico basato sul fine-tuning dell’universo sembra essere l’evidenza più forte a favore di un Creatore e Designer dell’universo. Infatti, tale argomento è stato decisivo, ad esempio, a far cambiare idea al leggendario filosofo ateo Antony Flew, il principale critico del teismo degli ultimi decenni, portandolo razionalmente ad ammettere l’esistenza di un Dio. Nel libro dove spiega le ragioni del suo cambio di visione, Flew racconta un’analogia molto accurata per mettere in evidenza le strane coincidenze scoperte nell’astrofisica, sulla scia della riflessione evidenziata precedentemente da Freeman Dyson:

Immagina di entrare in una stanza d’albergo per la tua prossima vacanza. Il lettore CD sul comodino sta riproducendo dolcemente la tua canzone preferita. La stampa incorniciata sul letto è identica all’immagine che sovrasta il camino di casa tua. La stanza è profumata con la tua fragranza preferita. Scuoti la testa per lo stupore, e lasci cadere le valigie sul pavimento. All’improvviso inizi ad essere molto vigile. Vai al minibar, apri la porta e guardi con meraviglia il contenuto. Le tue bevande preferite. I tuoi biscotti e caramelle preferiti. Anche la marca d’acqua in bottiglia che preferisci. Allora ti volti dal minibar e ti guardi intorno nella camera. Noti il ​​libro sulla scrivania: è l’ultimo volume del tuo autore preferito. Guardi nel bagno, dove sono allineati prodotti per la cura della persona e la cura del corpo sul bancone, ognuna come se fosse stata scelta apposta per te. Accendi la televisione; è sintonizzato sul tuo canale preferito. È probabile che ad ogni nuova scoperta sull’ospitalità del nuovo ambiente, saresti meno incline a pensare che sia tutta una semplice coincidenza, giusto? Potresti chiederti come i gestori dell’hotel abbiano acquisito informazioni così dettagliate su di te. Potresti meravigliarti della loro meticolosa preparazione. Potresti anche ricontrollare quanto ti costerà. Ma saresti certamente propenso a credere che qualcuno sapesse che stavi arrivando.7

Miglior spiegazione

Le possibili spiegazioni al fine-tuning dell’universo sono sostanzialmente due: il caso o il design. Secondo la prima alternativa, è solo un caso che tutte le costanti e quantità siano così accurate per permettere la vita. Purtroppo però, la probabilità di ottenere per chance un universo che permetta la vita è così remota da rendere tale spiegazione irragionevole. Tra le molte analogie che potremmo fare, quella del filosofo William Lane Craig sembra la più accurata e semplice da comprendere:

La corretta analogia sarebbe una lotteria in cui miliardi e miliardi e miliardi di palline da ping-pong bianche vengano mescolate con soltanto una pallina da ping-pong nera, e ti viene detto che una palla sarà selezionata casualmente fuori dal mucchio. Se è nera, ti sarà permesso di vivere; se è bianca, sarai ucciso. Ora nota che qualsiasi particolare palla che è casualmente selezionata è equamente improbabile: Non importa quale palla rotoli fuori giù dallo scivolo, il valore contro tale particolare palla è fantasticamente improbabile. Ma qualche palla dovrà rotolare giù dallo scivolo. […] Il punto cruciale è che qualsiasi palla rotoli giù dallo scivolo, è abbondantemente più probabile che sia bianca invece che nera. […] Quindi se la palla nera rotolasse giù dallo scivolo, certamente sospetteresti che la lotteria sia stata truccata per permetterti di vivere. […] Nello stesso modo, qualche universo deve esistere, ma qualsiasi universo esista, è incomprensibilmente più probabile che sia proibitivo per la vita, che permissivo. Quindi abbiamo ancora bisogno di qualche spiegazione sul perché un universo che permetta la vita esista.8

Per eludere la necessità di una spiegazione, qualche ateo si potrebbe appellare al cosiddetto Principio Antropico, secondo il quale non ci dovremmo sorprendere di osservare tale fine-tuning, poiché in qualsiasi altro tipo di universo noi non esisteremmo, e quindi non saremmo qui a farci queste domande. Per mostrare che ciò comunque non escluderebbe la necessità di una spiegazione soddisfacente, ricorriamo ad un’altra semplice analogia, questa volta di Richard Swinburne, filosofo della scienza e delle religioni, professore emerito dell’Università di Oxford:

Supponiamo che un pazzo sequestri una vittima e la chiuda in una stanza dove c’è una macchina che mischia le carte. La macchina mescola simultaneamente dieci mazzi di carte e poi estrae una carta da ogni mazzo ed esibisce simultaneamente le dieci carte. Il sequestratore dice alla vittima che sta per mettere in funzione la macchina che esibirà la prima estrazione ma che, a meno che la prima estrazione non consista in un asso di cuori di ogni mazzo, la macchina innescherà simultaneamente un’esplosione che ucciderà la vittima, di conseguenza quest’ultima non vedrà quali carte la macchina abbia estratto. Quindi la macchina esibisce un asso di cuori preso da ogni mazzo. La vittima pensa che questo fatto straordinario richieda una spiegazione rispetto all’eventualità che la macchina sia truccata. Il sequestratore, però, rientrando in scena, mette in dubbio quest’idea. “Non è affatto sorprendente – afferma – che la macchina estragga soltanto assi di cuori. Non potresti in alcun caso vedere nient’altro se fosse stata estratta qualsiasi altra carta.” […] C’è davvero qualcosa di straordinario che ha bisogno di una spiegazione nell’estrazione di dieci assi di cuori. 9

Similmente, il fatto straordinario che l’universo presenti una tale accuratezza nelle costanti e quantità che caratterizzano le sue leggi, richiede una spiegazione soddisfacente. È qui che molti atei postulano un multiverso, dicendo che ci potrebbero essere molti miliardi di altri universi, ognuno caratterizzato da diversi valori delle costanti, e che quindi non dovremmo sorprenderci di trovarne uno con le giuste condizioni per permettere la vita, poiché la sua esistenza sarebbe a questo punto molto probabile. Questa ipotesi però, presenta vari problemi; ne presenteremo i tre più banali.

Primo, parlando in termini di probabilità, non dovremmo osservare una regione così enorme di universo abitabile. Ad esempio, sarebbe estremamente più probabile osservare una regione grande solamente quanto il nostro sistema solare, invece che come tutto l’universo. Penrose ha calcolato 10 che la probabilità di formazione del nostro sistema solare per chance sarebbe stata “solamente” una su 1010^60, contro i 1010^123 dell’intero universo, un numero incredibilmente più basso, definito da lui stesso come «mangime per polli» in confronto ai 1010^123. Dunque, appellandosi alle probabilità, sarebbe stato terribilmente più probabile osservare un universo abitabile più piccolo rispetto al nostro, motivo per cui lo stesso Penrose rigetta l’ipotesi del multiverso. Questo ragionamento ha portato molti studiosi a valutare il cosiddetto argomento dei “Cervelli di Boltzmann”, dicendo che la regione più piccola possibile, e quindi probabile, di universo osservabile, avrebbe la dimensione di un cervello; cioè l’universo osservabile più probabile di tutti dovrebbe avere la dimensione più piccola possibile affinché un osservatore possa esistere, ovvero quella di un cervello. Quindi, se il multiverso fosse vero, sarebbe enormemente più probabile osservare un universo abitabile molto più piccolo di quello attuale.

Secondo, un multiverso che contiene un universo fine-tuned per la vita intelligente, sarebbe esso stesso fine-tuned, richiedendo allo stesso modo una spiegazione. In altre parole, il multiverso sarebbe comunque governato da una “legge delle leggi” che regolerebbe le leggi specifiche che permettono le straordinarie condizioni per lo sviluppo della vita in uno dei suoi universi, come il nostro. Come spiega Paul Davies, infatti, tale ipotesi non risulterebbe comunque una spiegazione al fine-tuning specifico del nostro universo, poiché anche il multiverso stesso sarebbe caratterizzato da un fine-tuning generale: «Se esistesse una “legge delle leggi” che descrive come questi valori vengano assegnati quando si scivola da un universo all’altro, allora avremmo solamente spostato il problema della biofilia cosmica su un livello più alto. Perché? Primo, perché abbiamo bisogno di spiegare da dove arriva la legge delle leggi.» 11

Terzo, il multiverso è un’ipotesi ad hoc. Tale teoria è una mera speculazione senza alcuna evidenza, non empiricamente verificabile. In altre parole, il multiverso viene postulato apposta, ad hoc, per spiegare il fine-tuning del nostro universo. Non c’è alcuna evidenza indipendente che porti ad invocare un numero infinito di altri universi non osservabili. Bisogna precisare, inoltre, che essendo un’ipotesi non verificabile né osservabile, quella del multiverso è una vera e propria speculazione metafisica, non scientifica.

Al contrario, l’ipotesi di un Designer spiega molto bene il fine-tuning dell’universo. Secondo questa spiegazione, l’universo sarebbe stato creato e progettato proprio per poter ospitare la vita intelligente. Inoltre, ci sono numerose altre ottime evidenze che puntano indipendentemente all’esistenza di un Creatore e Designer intelligente (si veda gli altri articoli), quindi questa non sarebbe un’ipotesi ad hoc come quella del multiverso.

Richard Dawkins, il leader dei quattro cavalieri del nuovo ateismo, rigetta l’ipotesi di un Designer con la famosa obiezione: “Chi ha progettato il Progettista?”. Il problema è che in filosofia della scienza, un punto di elementare importanza è che per riconoscere una spiegazione come la migliore, non si necessita della spiegazione della spiegazione. Immaginiamo di esplorare una parte della foresta amazzonica e di trovarci delle rovine di un’antica città. Riconosceremmo immediatamente che la spiegazione migliore sia l’azione di alcune persone intelligenti che in passato abbiano costruito tali artefatti, invece che l’aggregazione di terra e rocce per puro caso. La spiegazione rimarrebbe la migliore anche se non sapessimo chi fossero e da dove venissero tali persone. È facile comprendere che non si necessita della spiegazione di una spiegazione per riconoscere che essa sia la migliore. Dunque, l’obiezione di Richard Dawkins si rivela non molto forte, nonostante sia da lui chiamata come “l’argomento centrale del suo libro” L’illusione di Dio.12

L’obiezione preferita da Christopher Hitchens, invece, è che un Designer cosmico non avrebbe mai progettato un universo con cose inutili come buchi neri o esplosioni di stelle, o cose imperfette come corpi che si ammalano. Insomma, secondo lui, le imperfezioni del mondo proverebbero l’inesistenza di un Designer. Secondo il Cristianesimo però, questo è proprio quello che ci aspetteremmo di osservare, in quanto viviamo in un mondo decaduto. Cioè l’universo creato in origine da Dio era certamente perfetto, le cui molte caratteristiche sono apprezzabili tutt’oggi, ma a causa del peccato esso è poi decaduto. Quindi se il Cristianesimo fosse vero, quello che ci aspetteremmo di osservare sarebbe proprio un universo in decadenza, dove la seconda legge della termodinamica fa da padrona; ma un universo comunque caratterizzato da evidenti segni di design. In definitiva, anche la migliore obiezione del grande Christopher Hitchens non sembra molto efficace.

Conclusione

Abbiamo argomentato come le leggi che governano l’universo siano caratterizzate da una quarantina di costanti e quantità, e che se anche una sola di queste variasse di una quantità infinitesima, lo sviluppo della vita non sarebbe possibile in nessun luogo, in nessun tempo. Abbiamo poi analizzato che la spiegazione migliore a tale fine-tuning dell’universo sia di gran lunga l’azione di un Designer cosmico. In questo modo, l’argomento teleologico offre una solida evidenza dell’esistenza di Dio, andandosi ad aggiungere ad altri numerosi argomenti indipendenti.

«Sembra che qualcuno abbia messo a punto i numeri della natura per creare l’Universo… L’impressione del design è travolgente». Paul Davies.13

1 https://www.youtube.com/watch?v=GDJ9BL38PrI

2 Stephen Hawking, Hertog, Thomas (February 2006). Populating the Landscape: A Top Down Approach

3 John Barrow, The Origin and Evolution of the Universe, https://www.youtube.com/watch?v=pagupPTAsTA

4 Disturbing Implications of a Cosmological Constant, https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1126-6708/2002/10/011/pdf

5 Roger Penrose, The road to reality (New York: Alfred A. Knopf,2005), pp. 762-765

6 Citato da John D. Barrow e Fank J. Tipler in Il principio antropico, p. 309

7 Antony Flew, There is a God, pp. 113-114

8 William Lane Craig, On Guard, pp. 114-115

9 Richard Swinburne, Esiste un Dio?, pp. 72-73

10 Vedi 4

11 Paul Davies, Universes Galore: Where Will It All End?

12 Richard Dawkins, The God Delusion (New York: Houghton Mifflin, 2006), pp.157-157

13 Paul Davies, The Cosmic Blueprint: New Discoveries in Nature’s Creative Ability to Order the Universe, 1988, p.203.