La moralità dell’aborto dovrebbe essere discussa in base al seguente argomento:

1) Gli esseri umani hanno il diritto di vivere.

2) Un feto in via di sviluppo è un essere umano.

3) Quindi, i feti hanno il diritto di vivere.

Se le due premesse sono vere, la conclusione segue inevitabilmente.

La prima (1) è sicuramente vera. La comunità internazionale riconosce agli esseri umani i diritti fondamentali indipendentemente dalla loro razza, colore della pelle, religione, classe sociale, età, e così via. Tra questi diritti fondamentali c’è ovviamente anche quello alla vita.

La seconda premessa (2) sembra essere quella cruciale. La scienza e la medicina moderna ci dicono innegabilmente che un feto a qualsiasi stadio di sviluppo ha tutto quello che serve per essere definito essere umano. Dunque qualsiasi tentativo di tirare una linea successiva al concepimento per definire il momento di passaggio da “ammasso di cellule” ad “essere umano” è scientificamente ingiustificabile. Quello che sappiamo è che al momento del concepimento, l’embrione che si forma ha tutti i cromosomi necessari per essere definito un completo essere umano. Al contrario, lo spermatozoo e l’ovulo non sono completi e non si sviluppano in niente, ma muoiono dopo poco. Dal momento della loro unione, quindi, essi si combinano in una singola cellula vivente che forma un individuo che prima non esisteva. Ne consegue che un feto in via di sviluppo (anche in fase embrionale) è a tutti gli effetti un essere umano.

È importante sottolineare che il fatto che bambini, adolescenti, anziani, adulti o feti si trovino a stadi di sviluppo diversi tra loro non implica che non siano tutti esseri umani. Sarebbe assurdo affermare che il feto non si possa definire essere umano perché non è ancora un essere umano maturo! Neanche un bambino è un essere umano maturo, nemmeno un adolescente, eppure sono ovviamente esseri umani anche loro! Dunque anche la seconda premessa sembra essere certamente vera.

La conclusione inevitabile (3) è che i feti abbiano il diritto di vivere.

Obiezioni

Se qualcuno volesse rigettare la conclusione, dovrebbe mostrare che una delle due premesse, o entrambe, siano errate.

Rifiutare la prima vorrebbe dire mettere in dubbio tutta la moralità moderna, su cui si basano le leggi delle società di tutto il mondo. Vorrebbe dire affermare che gli esseri umani non hanno alcun diritto fondamentale, come quello alla vita, e che quindi cose come l’omicidio, lo stupro o la tortura non siano niente di male. Rigettare la prima premessa, in definitiva, sembra essere a dir poco abominevole, oltre che irrazionale.

Se qualcuno volesse rifiutare la seconda invece, dovrebbe giustificare il perché un feto in via di sviluppo non sia definibile un essere umano. Parlandone con degli amici atei, qualcuno mi ha detto che rifiutava la seconda premessa poiché il feto diventa un essere umano “in qualche momento imprecisato dello sviluppo”. Non sembra un argomento molto convincente. Se abbiamo il dubbio su quale sia il momento preciso della transizione da ammasso di cellule ad essere umano, la cosa più logica e giusta da fare è tirare la linea più indietro possibile, ovvero al concepimento, per non rischiare di uccidere una persona. Dunque anche il rifiuto di questa premessa sembra totalmente irragionevole.

Qualsiasi altro ragionamento utilizzato per tentare di giustificare l’aborto non è che una mera scusa, irrilevante ai fini dell’argomento. Per mostrare l’assurdità di tali scuse si prenda d’esempio questo ipotetico dialogo (parzialmente ironico) nell’aldilà tra mamma e figlio abortito:

F- Mamma perché hai interrotto la mia vita? Ti ho fatto qualcosa di male?

M- Eh sai, ero giovane e non ero pronta per avere un figlio.

F- Lo capisco, ma perché allora non hai preso le giuste precauzioni?

M- I contraccettivi non funzionano al 100%, lo sai, potrebbe essere stato “un incidente”.

F- Mamma… solo nel 2019 ci sono stati 42,4 milioni di aborti… Pensi davvero che sia un problema di “incidenti”?

M- Eh in effetti hai ragione… Però dovevo ancora finire gli studi, mi sarei rovinata la carriera, capiscimi.

F- Davvero pensavi che una carriera o la prosperità economica fosse più importante della vita di un essere umano? Avresti potuto comunque darmi in adozione. Ci sono un sacco di persone che desiderano avere figli, anche in adozione, e tu mi hai buttato via come se fossi spazzatura.

M- È vero, ma avrei dovuto subire nove tremendi mesi di gestazione.

F- Non mi sembra una tortura così insuperabile, avresti potuto studiare lo stesso mentre avevi il pancione. E in ogni caso, nove mesi di “problemi di gestazione” sono sopportabili pur di non uccidere un essere umano.

M- Sì ma ucciderti era un mio diritto!!!

La follia dell’ateismo

Insomma, l’uccisione di 42,4 milioni di esseri umani in un solo anno non può essere giustificata da queste scuse, che rendono ancor più imbarazzante la posizione degli abortisti.

Accettare l’aborto come un diritto è molto pericoloso, può infatti portare facilmente a idee disumane, come l’aborto post-nascita. I noti filosofi Alberto Giubilini e Francesca Minerva, PhD rispettivamente in filosofia e bioetica, famosi per il loro lavoro di ricerca presso università prestigiose come quella di Oxford e Melbourne, affermano che l’aborto post-nascita potrebbe essere permesso dovunque sia già consentito il normale aborto1. In particolare, argomentano che se non si dovesse trovare alcun candidato per l’adozione, non sarebbe moralmente sbagliato uccidere il bambino appena nato. Dunque se ritieni moralmente accettabile terminare la vita di un essere umano in stato fetale, il passo per ritenerlo anche per un bambino appena nato è molto breve. Ora, è importante che tutti i lettori comprendano la follia di queste affermazioni: queste persone stanno affermando che uccidere un bambino appena nato sia moralmente accettabile! Signore e signori, questo è quello a cui può condurre l’ateismo.

Conclusione

Da notare che non abbiamo minimamente citato la Bibbia o imposto presupposti teologici. Abbiamo solamente analizzato l’argomento sulla base delle evidenze usufruendo di normalissimi ragionamenti logici alla portata di tutti.

Non è difficile capire che l’aborto sia immorale, per qualcuno è solo difficile da accettare. È fondamentale però mettere in chiaro che non stiamo condannando né demonizzando chi ha praticato l’aborto o pensato di farlo. Secondo il cristianesimo, non c’è alcun peccato che Dio non possa perdonare, tranne il non riconoscersi peccatori. Noi cristiani siamo i primi ad essere peccatori ed ipocriti, ma il fatto che sbagliamo e pecchiamo non fa smettere Dio di amarci. Similmente, anche con chi ha praticato l’aborto, o altre immoralità, Dio non smetterà mai di aspettarlo a braccia aperte. È necessario però dire anche la verità, se pur scomoda, ossia che se l’argomento presentato in questo articolo fosse corretto, l’aborto sarebbe moralmente paragonabile ad un omicidio. Se la persona che sta leggendo in passato ha pensato che l’aborto fosse moralmente giusto ma ora, sulla base delle evidenze, ha compreso di aver sbagliato, deve sapere che Dio è pronto a perdonarla gratuitamente per mezzo del Signore Gesù, il quale è morto e risuscitato per il perdono dei nostri peccati, ed è pronto ad accoglierla e stringere con lei una relazione personale.

1 Giubilini A, Minerva FAfter-birth abortion: why should the baby live?Journal of Medical Ethics 2013;39:261-263. Disponibile online.