«C’è un superficiale conflitto ma un profondo accordo tra scienza e religione teistica, ma un superficiale accordo e un profondo conflitto tra scienza e naturalismo».1 Alvin Plantinga.

Nella cultura popolare è ancora diffusa l’idea che scienza e fede siano incompatibili, o che addirittura la scienza moderna sia in conflitto con il cristianesimo, così come con qualsiasi altra religione. In questo articolo mostreremo che, al contrario, c’è un profondo accordo tra scienza e fede, in particolare con quella cristiana.

Nascita della scienza moderna

Studiando la storia e filosofia della scienza, non è difficile accorgersi che la scienza moderna stessa sia nata nell’occidente cristiano del sedicesimo secolo. I cosiddetti “Padri della scienza moderna”, tra i quali Copernico, Keplero, Galileo, Pascal, Boyle, Newton, Pasteur, Faraday, Maxwell e così via, erano cristiani. In ogni campo, i più brillanti pionieri ed esponenti furono sempre dei cristiani: astronomia, fisica meccanica, elettromagnetismo, matematica, chimica, e, più recentemente, fisica quantistica (Max Planck). È importante comprendere che questi grandi scienziati non erano cristiani soltanto per tradizione o imposizione, ma credevano profondamente che il Dio della Bibbia fosse anche il Creatore, Designer e Sostenitore dell’universo. Molti di loro furono spinti a studiare la creazione proprio per scoprire di più del suo Creatore, poiché, come dice Galileo, «Dio non è rivelato in modo meno eccellente nelle azioni della Natura che nelle sacre dichiarazioni della Bibbia.»2 Secondo la Bibbia infatti, Dio si rivela agli uomini anche per mezzo della Natura, e quindi molte delle Sue qualità possono essere scoperte e apprezzate proprio studiando ciò che ci circonda (vedi ad esempio Romani 1). È fondamentale a questo punto distinguere la cristianità dal cristianesimo. Non è stata la cristianità ad essere fondamentale nello sviluppo della scienza, ma anzi sappiamo che la Chiesa si è spesso opposta a tale progresso. Quella ad avere un ruolo essenziale è stata la Bibbia, la Parola di Dio scritta. Ossia è stata proprio la lettura della Bibbia scritta, anche in mezzo ad una chiesa degenerata e piena di storture, a spingere questi uomini di fede a studiare l’universo, come ci testimonia Copernico stesso: «Conoscere le potenti opere di Dio, comprendere la Sua saggezza, maestà e potenza; per apprezzare, in misura, il meraviglioso funzionamento delle Sue leggi, sicuramente tutto ciò deve essere un modo di adorazione gradito e accettabile per l’Altissimo, al quale l’ignoranza non può essere più grata della conoscenza.»4 Frank Wilczek, premio Nobel per la fisica 2004, esprime il medesimo concetto, che mostra ancora una volta l’importanza del profondo spirito di adorazione che li guidava: «Molti dei miei eroi, come Galileo, Maxwell, Newton e, meno esplicitamente, Einstein, pensavano che quello che stavano facendo fosse scoprire cosa fosse Dio. Se vuoi scoprire cos’è Dio, devi guardare il suo lavoro.»3

Ma il punto fondamentale è che credere in un Creatore di tipo biblico è stato necessario affinché facessero le due più importanti assunzioni: che l’universo fosse regolare ed intelligibile. Il fatto che la natura non sia assurda ma obbedisca ordinatamente a delle leggi implica che gli esperimenti siano affidabili e ripetibili, condizione fondamentale del metodo scientifico usato da Galileo, il quale infatti credeva che «La matematica è il linguaggio con cui Dio ha scritto l’universo.»5 L’intelligibilità dell’universo invece, implica che esso sia governato da leggi semplici ed eleganti, comprensibili e descrivibili anche dall’uomo. Questa concezione era alla base del pensiero di Isaac Newton, il quale infatti spiega che «è per la perfezione delle opere di Dio, che esse sono tutte compiute con la più grande semplicità. Egli è il Dio dell’ordine e non della confusione.»6 Questo principio di semplicità è fondamentale anche nella scienza contemporanea, in quanto determinante nel trovare la miglior spiegazione di un dato fenomeno fisico quando vi sono diversi modelli concorrenti. C.S. Lewis riassume perfettamente il punto che vogliamo sottolineare:

«Gli uomini divennero scientifici perché si aspettavano delle Leggi della Natura, e si aspettavano delle Leggi della Natura perché credevano in un Legislatore».7

Ovviamente, concetti simili erano applicati anche prima della nascita del cristianesimo, ad esempio nella scienza aristotelica, in quanto la cultura occidentale era già stata influenzata notevolmente dall’ebraismo. Dunque il motivo per cui la scienza moderna si è sviluppata nell’occidente giudeo-cristiano piuttosto che altrove sembra essere proprio questo. Eminenti scienziati e storici della scienza come John Barrow e Joseph Needham argomentano8 che nella cultura orientale, nei secoli è stata fatta un’enfasi spropositata sul li, un concetto ideale confuciano in cui l’ordine sociale doveva nascere spontaneamente dalle buone abitudini e dalla cooperazione. Questo purtroppo a danno del fa, una serie di leggi dettate dall’arbitrio del sovrano. Proprio questa enfasi sul li, a scapito del fa, ha impedito alla cultura orientale di sviluppare il concetto di Leggi della Natura, com’è accaduto in occidente, in cui si credeva proprio in un Legislatore Supremo.

Anche le università più prestigiose al mondo, quali Oxford, Cambridge, Yale, Harvard e così via, le quali oggi rappresentano le piazze intellettuali più influenti del mondo accademico, sono state in origine fondate da dei cristiani con lo scopo di studiare e comprendere la Natura. L’ultima menzionata, ad esempio, è stata fondata da un pastore puritano (protestante), John Harvard, ed ha ancora oggi uno stemma con tre libri con su scritto “Veritas”, che rappresentano le tre verità: l’Antico Testamento, il Nuovo, e quello che verrà “scritto” dal ritorno di Gesù; in origine aveva anche la scritta “In Christi Gloriam”, ossia Per la gloria di Cristo.9

Purtroppo però, si sente spesso dire in giro che la fede cristiana abbia frenato lo sviluppo scientifico, ma è evidente che si tratta solamente di una leggenda popolare dovuta alla disinformazione delle persone. Al contrario, studiando la storia e filosofia della scienza, si nota facilmente come la cultura giudeo-cristiana abbia avuto un ruolo centrale nello sviluppo della scienza moderna.

Scienza contemporanea e fede

Allora qualcuno potrebbe pensare che il conflitto tra scienza e fede sia nato in tempi più moderni, a causa della progressiva divergenza tra scienza e teologia. Anche questo pensiero però, è dimostrabilmente errato. Il 65% dei premi Nobel è cristiano, ed è interessante notare che gli atei rappresentino soltanto il 7% dei vincitori in chimica, il 9% in medicina ed il 7% in fisica, contro la percentuale di cristiani rispettivamente del 74%, del 65% e del 64%; mentre aumentano notevolmente i Nobel atei per la letteratura, che ne rappresentano il 35%.10 Insomma i dati mostrano che la grande maggioranza dei premi Nobel di ambito scientifico sia ancora cristiana, e quasi la totalità teista. Come fa notare Arno Penzias, Nobel per la fisica 1947, non c’è alcun conflitto tra scienza contemporanea e cristianesimo, ma al contrario «I dati migliori che abbiamo sono esattamente quelli che avrei predetto, se non avessi fatto altro che andare avanti se non con i cinque libri di Mosè, i Salmi e la Bibbia nel suo insieme.»11 Quindi, dai tempi dei Padri della scienza, le cose non sono cambiate molto. Infatti, in perfetta linea con quanto detto da Copernico, Arthur Schwalow, Nobel per la fisica 1981, afferma ancora oggi che «Il contesto della religione è un grande sfondo per fare scienza. Nelle parole del Salmo 19 [c’è scritto] “I cieli dichiarano la Gloria di Dio.” La ricerca scientifica è un atto di adorazione, in quanto rivela sempre di più delle meraviglie della creazione di Dio.» 12

Negli ultimi decenni, in particolare, l’interesse sulla relazione tra scienza e fede è cresciuto a tal punto da far stabilire nelle Università di Cambridge e Oxford un’apposita cattedra in Scienza e Teologia. È stato istituito addirittura un premio annuale dedicato a coloro che avessero contribuito in modo significativo a tale dialogo, il prestigiosissimo Premio Templeton, nel cui albo d’oro spiccano eminenti scienziati come Paul Davies, John Barrow, il Nobel per la Fisica Charles Townes, Freeman Dyson, George Ellis, Fancis Collins e anche filosofi del calibro di Alvin Plantinga.

Profonda compatibilità tra cristianesimo e scienza contemporanea

«L’intera impresa scientifica si basa su alcuni presupposti che non possono essere provati scientificamente, ma che sono garantiti dalla visione del mondo cristiana; per esempio: le leggi della logica, la natura ordinata del mondo esterno, l’affidabilità delle nostre facoltà cognitive nel conoscere il mondo e l’oggettività dei valori morali usati nella scienza. Voglio sottolineare che la scienza non potrebbe nemmeno esistere senza questi presupposti, e tuttavia questi presupposti non possono essere dimostrati scientificamente. Sono presupposti filosofici che, cosa interessante, sono parte integrante di una visione del mondo cristiana.» – William Lane Craig, eminente filosofo, filosofo delle religioni e della scienza.13

La verità è che c’è una profonda compatibilità tra la scienza contemporanea e la visione del mondo giudeo-cristiana, cosa che non si può dire anche delle altre religioni, specialmente quelle orientali. Come sottolineato da Craig, la scienza non potrebbe nemmeno esistere se non si assumesse che l’universo sia regolare ed intelligibile, che le leggi della logica siano valide oggettivamente e che le nostre facoltà cognitive siano affidabili. Come abbiamo visto in precedenza, questi erano esattamente i presupposti con cui i Padri della scienza (Newton, Galileo ecc.) hanno potuto iniziare a studiare la natura, e sono i medesimi che vengono applicati oggi. Paul Davies sottolinea che «La scienza può procedere solo se lo scienziato adotta una visione del mondo essenzialmente teologica», «anche lo scienziato più ateo accetta come atto di fede l’esistenza di un ordine in natura che è almeno in parte comprensibile a noi»14, «Il fatto scientifico più significativo sulla scienza è che la scienza funziona davvero.» 15

Un’altra caratteristica dell’universo, fondamentale per poter essere compreso, è il fatto che queste Leggi della Natura (oltre al fatto già straordinario che esistano) siano esprimibili con equazioni matematiche elegantissime. Come sospettato e previsto dai Padri della scienza, oggi abbiamo la certezza che i fenomeni fisici siano descrivibili con equazioni matematiche molto semplici, una caratteristica indispensabile per poterli sfruttare nell’ingegneria, medicina, e tecnologia in generale. John Barrow, proprio nel suo discorso alla consegna del Premio Templeton, colse perfettamente il punto: «La vera semplicità e simmetria dell’Universo si trova nelle cose che non si vedono. La cosa più notevole di tutte è che troviamo che ci sono equazioni matematiche, piccoli scarabocchi su pezzi di carta, che ci dicono come si comportano interi Universi.»16 Questi fatti straordinari, la regolarità ed intelligibilità dell’universo e l’applicabilità della matematica, in altre visioni del mondo, come l’ateismo, sarebbero soltanto delle mere coincidenze felici! In definitiva, la scienza sta proseguendo proprio grazie a dei presupposti filosofici caratteristici della visione del mondo giudeo-cristiana.

Un’ulteriore relazione fondamentale tra fede e scienza, è che quest’ultima può falsificare o confermare un’affermazione teologica. Per fare un esempio, la visione delle antiche religioni greche e indiane che affermavano che la terra fosse sostenuta sulle spalle di Atlante o sul dorso di una grande tartaruga sono banalmente falsificate dalla scienza moderna. Ebbene si può facilmente osservare che le dichiarazioni centrali della visione giudeo-cristiana sono totalmente confermate dalla scienza. Tra gli esempi più lampanti ci sono il suddetto ordine dell’universo e, forse il più clamoroso e inatteso, il fatto che l’universo non sia eterno nel passato, ma abbia avuto un inizio assoluto. Altre previsioni corrette del cristianesimo, così come del giudaismo, sarebbero state la decadenza dell’universo (oggi confermata con la seconda legge della termodinamica), il fatto che gli esseri umani abbiano caratteristiche diverse da qualsiasi altro animale, le caratteristiche teleologiche della materia vivente, la fertilità umana esclusiva dei rapporti eterosessuali, la malvagità intrinseca del cuore di tutti gli uomini (confermata dalle scoperte rivoluzionarie di Sigmund Freud), e così via.

Se le religioni abramitiche, quindi cristianesimo, ebraismo ed islam, hanno una profonda compatibilità con la scienza contemporanea, non si può dire lo stesso delle religioni orientali. La grande maggioranza di esse (induismo, panteismo, new age) afferma esplicitamente che l’universo sia in qualche modo divino o eterno, o entrambi, mentre altre sono legate a questo concetto in maniera meno evidente (buddismo), ma comunque compromettente. In questo caso, come nell’esempio dell’antica religione greca, la scienza contemporanea ci dà il modo di falsificare questo tipo di dottrina. Ci siamo già dilungati altrove 17 sull’incompatibilità di queste visioni del mondo con le evidenze odierne, pertanto ci limiteremo a riportare le conclusioni del grande fisico matematico Edmund Whittaker, sulla base delle evidenze dell’inizio dell’universo (Big Bang) e della morte termica:

La nozione che il mondo è stato creato nel tempo e che giunto alla fine morirà è di primaria importanza per la metafisica e per la teologia, poiché implica che Dio non è la natura e la natura non è Dio. Viene così rigettata ogni forma di panteismo, filosofia che identifica il Creatore con la creazione e che immagina che Egli realizzi il proprio essere nel dispiegarsi o evolversi dell’universo. (…) La certezza che la razza umana e ogni forma di vita su questo pianeta finiranno con l’estinguersi è fatale per parecchie concezioni molto diffuse sul significato e sulla finalità dell’universo, in particolare per quelle in cui l’idea centrale è il progresso e che ripongono le loro speranze nell’ascesa dell’uomo.18

Nuovo ateismo e scienza contemporanea

Alcuni scienziati odierni, purtroppo molto influenti, come Richard Dawkins e Peter Atkins, continuano a sostenere l’incompatibilità tra scienza e fede, quasi costringendo le persone a dover scegliere tra le due. Non si accorgono però che così facendo danneggiano anche la scienza stessa, in quanto costringono molti credenti a guardare con occhio sospettoso verso la scienza, quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. Dawkins e Atkins, ma non solo, sono soliti affermare che grazie alle scoperte scientifiche degli ultimi decenni siamo in grado di mostrare l’inesistenza di Dio. In particolare, argomentano che visto che sappiamo spiegare come funziona il mondo, non c’è alcun bisogno di invocare un Dio, e di conseguenza Dio non esiste. È fondamentale qui che tutti i lettori comprendano l’ingenuità di tale affermazione. Sarebbe come affermare che visto che sappiamo spiegare come funziona il motore a combustione di una Ford, allora Henry Ford certamente non è esistito. Oppure dato che sappiamo spiegare il meccanismo di funzionamento di un orologio da taschino, l’orologiaio che l’ha progettato non è mai esistito. Similmente, sapere come funzionano le Leggi della Natura non implica che non ci sia un Legislatore. Logica elementare!

Un altro grande scienziato che è caduto nello stesso errore è Stephen Hawking, il quale disse che «Poiché esiste una legge come la gravità, l’universo può e si creerà da solo dal nulla.»19 Per prima cosa non bisogna essere dei filosofi analitici professionisti per vedere la circolarità di questa affermazione: essendo la gravità parte dell’universo, sarebbe come dire che poiché esiste l’universo, l’universo può crearsi da solo. Ma cosa ancor più importante è che questo atteggiamento mostra il fallimento di questi scienziati atei nel voler eliminare Dio mostrando il meccanismo con cui funziona il mondo. La teoria della combustione non elimina Henry Ford, come la teoria della gravità non elimina Dio.

Se poi andiamo ad analizzare attentamente la visione del mondo atea, come ha detto Plantinga, si nota in realtà un superficiale accordo ma un profondo conflitto tra scienza e naturalismo. Se l’ateismo è vero, le basi che ci permettono di poter fare scienza sono soltanto una coincidenza straordinariamente felice. Non c’è alcuna ragione, secondo l’ateismo, per cui le leggi della logica siano oggettivamente vere, o perché ogni particella dell’universo obbedisca a delle leggi. A maggior ragione, come abbiamo ampiamente argomentato in Regolarità dell’Universo, il fatto che le suddette leggi siano così semplici ed eleganti è una coincidenza troppo straordinaria per essere accettata come fatto bruto. Inoltre, l’argomento evoluzionistico di Alvin Plantinga contro il naturalismo20, ha mostrato inevitabilmente che il naturalismo stesso è incompatibile con l’evoluzione. Come aveva sospettato Charles Darwin, con il famoso Dubbio di Darwin21, se il naturalismo (e quindi l’ateismo) fosse vero, non potremmo in alcun modo fidarci delle nostre facoltà cognitive, in quanto l’evoluzione richiede comportamento adattivo, non convinzioni vere. Quindi, nella visione del mondo atea, cadono tutti i presupposti necessari per poter fare scienza, o perlomeno rimangono ingiustificabili.

Dall’altra parte non bisogna cadere in affermazioni altrettanto ingenue ed infantili del tipo “La scienza prova l’esistenza di Dio”. Abbiamo visto che essa può aiutare a falsificare o confermare affermazioni teologiche, ma non può dimostrare l’esistenza (come l’inesistenza) di Dio. Ciò che può fare bene, invece, è mostrare la validità di una premessa di un argomento, come la seconda dell’Argomento cosmologico Kalam, la quale dice che l’universo ha avuto un inizio. Oppure può aiutare a vedere segni di design, come il fine-tuning dell’universo, ma non può attribuire con certezza questi segni al design, può solo scoprirli. L’affermazione “l’universo ha avuto un inizio”, ad esempio, è religiosamente neutra, ma ciò che può fare è confermare alcune importanti dichiarazioni teologiche, come la frase più famosa mai pronunciata in tutta la storia: «In principio Dio creò».

Conclusione

Abbiamo visto che la scienza moderna è nata nell’occidente cristiano proprio grazie ai presupposti plasmati dalla fede giudeo-cristiana. I più grandi scienziati del passato, da Newton a Maxwell, erano profondamente cristiani e furono spinti a studiare la creazione proprio per conoscere di più del suo Creatore. Similmente, la grande maggioranza dei più onorati scienziati contemporanei, ovvero i premi Nobel, sono stati e sono teisti, per la maggior parte cristiani. Dunque è proprio grazie al cristianesimo che la scienza moderna sia potuta nascere e abbia potuto proseguire fin qui.

Abbiamo successivamente argomentato che c’è una profonda compatibilità tra scienza e cristianesimo, mentre non si può dire lo stesso delle altre visioni del mondo, compreso l’ateismo. La scienza non può certamente provare l’esistenza di Dio, ma sicuramente può dare degli indizi. Lo dimostra il fatto che eminenti studiosi sono stati spinti a credere in un Creatore e Designer dell’universo proprio sulla base di evidenze scientifiche. Un esempio recente è Francis Collins, genetista onorato da tutto il mondo accademico, direttore del Progetto Genoma Umano, passato da convinto ateo/agnostico a fervente cristiano che gira il mondo mostrando i segni di design osservabili in genetica e biologia. Oppure il leggendario filosofo ateo Antony Flew, il leader dei critici del teismo dell’ultimo secolo, che pochi anni fa ha sconvolto il mondo intero dichiarandosi convinto dalle ultime scoperte scientifiche che ci dev’essere necessariamente un Dio.22

In conclusione, al di là degli equivoci delle convinzioni popolari, abbiamo visto come scienza e fede possano interagire molto fruttuosamente tra di loro, edificando positivamente entrambe le parti.

1 Alvin Plantinga, Where the conflict really lies. Science, religion, & naturalism, p. IX

2 Galileo Galilei, Letter to the Grand Duchess Christina (1615) as quoted in Aspects of Western Civilization: Problems and Sources in History (1988) by Perry McAdow Rogers, p. 53

3 Frank Wilczek intervistato su Spiegel il 21/08/2015 https://www.spiegel.de/international/physicist-frank-wilczek-interview-about-beauty-in-physics-a-1048669.html

4 Copernico quoted in The Language of God (2006) by Francis Collins, pp. 230-31

5 Galilei quoted in Beginning Algebra (1992) by Margaret L. Lial, Charles David Miller and E. John Hornsby, p. 2

6 Isaac Newton, Il Trattato sull’Apocalisse, a cura di Maurizio Mamiani (con testo originale a fronte), Bollati Boringhieri editore, Torino, p.29

7 C.S. Lewis, Miracles: a preliminary study, Collins, London, 1947, p.110

8 John D. Barrow e Frank J. Tipler, Il principio antropico, p.119

9 The Harvard Gazette https://news.harvard.edu/gazette/story/2015/05/seal-of-approval/#:~:text=The%20Harvard%20%E2%80%9Carms%E2%80%9D%20%E2%80%94%20a,legal%20device%20for%20authenticating%20documents.&text=Instead%2C%20in%201650%2C%20the%20Harvard,For%20the%20glory%20of%20Christ.%E2%80%9D

10 Baruch Shalev, 100 Years of Nobel Prizes, 3rd edn (Los Angeles, 2005), pp. 57–61

11 Arno Penzias, New York Times, March 12, 1978

12 Scwalow Quoted in Cosmos, Bios, Theos, Ed. H. Margenau, R.A. Varghese 1992, p. 106

13 William Lane Craig, What is the Relation between Science and Religion https://www.reasonablefaith.org/writings/popular-writings/science-theology/what-is-the-relation-between-science-and-religion/

14 Paul Davies, discorso alla vincita del premio Templeton, https://www.templetonprize.org/laureate-sub/davies-acceptance-speech/

15 Paul Davies, intervista a Closer to truth https://www.youtube.com/watch?v=gLp8Ame-FQ4

16 John D. Barrow, discorso alla vincita del premio Templeton, https://www.templetonprize.org/laureate-sub/barrow-press-conference-statement/

17 http://christianmancini.com/category/analisi-critica-religioni/

18 E.T. Whittaker, The Beginning and the End of the World, Oxford University Press, Oxford, 1942, pp. 40-42

19 Stephen Hawking, The Grand Design

20 Alvin Plantinga, Where the conflict really lies. Science, religion, & naturalism

21 Charles Darwin, Letter to William Graham, 03/07/1881

22 Antony Flew, There is a God