«In quale circostanza dunque gli fu messa in conto? Quando era circonciso, o quando era incirconciso? Non quando era circonciso, ma quando era incirconciso» (4:10). Riprendendo un tema già trattato (2:25-29), Paolo ribadisce come la circoncisione sia ininfluente ai fini della giustificazione. Quando Abraamo fu circonciso, infatti, era già stato giustificato. La circoncisione, come le altre forme esteriori, non era stata istituita per giustificare. Ma come succede anche oggi, pensare di essere salvi grazie ad una forma e non ad una sostanza può sembrare molto comodo, di conseguenza viene data alla forma un’importanza e una funzione spropositata.

«Poi ricevette il segno della circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso, affinché fosse padre di tutti gl’incirconcisi che credono, in modo che anche a loro fosse messa in conto la giustizia; e fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo sono circoncisi ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abraamo quand’era ancora incirconciso» (4:11-12). In conclusione, seguendo l’esempio di Abraamo, per essere giustificati non conta la circoncisione, ma è necessaria e sufficiente la fede.

«Infatti la promessa di essere erede del mondo non fu fatta ad Abraamo o alla sua discendenza in base alla legge, ma in base alla giustizia che viene dalla fede» (4:13). È chiaro che prima di Mosè la promessa di Dio fu fatta in base alla fede, ma con Mosè la situazione è cambiata? «Perciò l’eredità è per fede, affinché sia per grazia; in modo che la promessa sia sicura per tutta la discendenza; non soltanto per quella che è sotto la legge» (4:16). Anche con l’introduzione della legge per mezzo di Mosè, quindi, la giustificazione è rimasta per grazia mediante la fede, poiché lo scopo della legge non è mai stato quello di salvare, ma di educare e benedire. La salvezza per grazia non è stata interrotta con Mosè, per poi essere ripristinata con Gesù, ma è stata applicata da Dio sempre.

Purtroppo la maggior parte dei cristiani pensa ancora che, nell’Antico Testamento, Dio abbia giustificato mediante la legge, mentre nel Nuovo mediante la grazia. Paolo, al contrario, inizia il nuovo capitolo riassumendo tutti i ragionamenti precedenti con un chiarissimo: «Giustificati dunque per fede» (5:1). Se qualcuno iniziasse a leggere da qui potrebbe pensare che parli solo dei credenti del Nuovo Testamento, ma quel dunque non lascia scampo. I giustificati per fede sono tutti i soggetti studiati precedentemente, quindi tutti i credenti di ogni tempo, da Abraamo a Gesù, passando anche per Mosè.

Nei primi undici versetti del capitolo cinque, Paolo riassume ciò che è stato detto in precedenza (v. 1) ed anticipa degli argomenti che verranno sviluppati in seguito, quali la sofferenza (v.3) che sarà trattata in 8:35-39, l’azione dello Spirito Santo (v. 5) che sarà approfondita in 8:5-17, ed il legame con Adamo e Gesù (vv. 9-11) che verrà esaminato immediatamente dopo (vv. 12-21).

«Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, il Messia è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita» (5:8-10). Se Dio ci ha salvati per grazia, facendoci iniziare un percorso, tanto più ci porterà per grazia al traguardo.