La Lettera ai Romani è stata scritta in greco, indirizzata a quanti sono in Roma (1:7) che hanno conoscenza della legge (7:1). C’è solo una persona nella storia perfettamente adatta a scriverla, Saulo da Tarso: cittadino romano di nascita (Atti 22:28), fariseo di farisei (Atti 23:6), discepolo del grande dottore della legge Gamaliele (Atti 22:3), nato a Tarso (Atti 22:3) e quindi perfetto conoscitore della cultura greca (vedi ad esempio il discorso nell’Areopago di Atti 17):. I destinatari sono tutti i credenti che vivevano a Roma, sia Giudei che Gentili, non una chiesa in particolare. Dagli Atti degli Apostoli si evince che le sinagoghe erano già sparse in tutto il mondo e che l’evangelizzazione degli apostoli cominciava proprio da lì, prima di diffondersi in tutto il resto della città. Ad esempio, in Atti 2:5 si legge che i credenti provenivano da ogni nazione che è sotto il cielo. Essendo tutti i popoli già entrati in contatto con la Parola di Dio, possiamo essere certi che anche quei credenti Gentili a cui parla Paolo avessero conoscenza della legge. Ma tutto questo fa parte del piano di Dio sviluppatosi dalla dispersione del popolo di Israele avvenuto sotto l’impero babilonese. Gli Ebrei, trovandosi costretti a relazionarsi con Dio senza esserci più il Tempio di Gerusalemme, iniziarono a praticare un “ebraismo senza tempio”, diffondendo l’uso della Parola di Dio attraverso le sinagoghe. Queste ultime, trovandosi sparse in tutto il mondo, venivano spesso frequentate anche dai Gentili, i quali arrivavano fino a circoncidersi, diventando Ebrei a tutti gli effetti. Non c’è quindi da stupirsi se Paolo si rivolgeva anche a Gentili che avevano conoscenza della legge.

Nella Lettera ai Romani, Paolo si rivolge a dei credenti che non ha ancora visitato (1:10), a differenza delle altre Lettere, dove le chiese destinatarie erano state fondate e avviate da lui stesso. In questa occasione non deve affrontare nessun problema specifico, come nella lettera ai Galati o ai Corinzi, e ne approfitta per esporre le basi del Vangelo, argomentando sulla base dell’Antico Testamento. L’argomento centrale dell’esposizione è la dottrina della salvezza, che occupa i primi otto capitoli. Essa è ovviamente adattata ai destinatari romani, i quali erano caratterizzati dall’avere una mentalità giuridica e un’attenzione particolare per la giustizia. La romanità della lettera non è determinata soltanto dai destinatari, ma anche da quella dell’autore, che inizia ad annunciare il Vangelo proprio partendo da temi quali la responsabilità penale degli uomini e il giusto giudizio di Dio. In particolare, Paolo vuole dimostrare che il Vangelo inizia dalla Genesi e che Dio ha giustificato per grazia mediante la fede anche nell’Antico Testamento.

Togliendo i saluti iniziali e finali, la struttura della lettera è suddivisibile in tre macro-sezioni:

  1. Nei capitoli 1-8 l’esposizione dottrinale della salvezza;
  2. Nei capitoli 9-11 la relazione tra Israele e la salvezza;
  3. Nei capitoli 12-16 le applicazioni pratiche.

Scorrendo la lettera si nota un particolare schema adottato da Paolo, ovvero la ripetizione ciclica dello stesso macro-argomento che fa da cornice generale, ma ogni volta con uno zoom amplificato su un particolare diverso. Nello sviluppo di un argomento, viene richiamato quello che è stato detto prima e anticipato quello che verrà detto dopo, riassumendo così spesso il senso complessivo della macro-sezione. Facciamo due esempi di versetti riassuntivi dei primi otto capitoli.

«Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede» (1:16-17);

«Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Messia, per tutti coloro che credono – infatti non c’è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è nel Messia Gesù.» (3:21-24).

Per comprendere bene la lettera ai Romani, non si può quindi leggerla a pezzi o estrapolare versetti dal contesto, poiché ogni brano è collegato a ciò che lo precede e a ciò che lo segue.