Appunti per il dialogo con Daniele Salamone sul tema “Scienza e Fede”, visionabile online.

Non sono sempre stato credente. Da bambino, non ho mai frequentato la chiesa, né le lezioni di religione a scuola (dalle medie in poi), nonostante sia cresciuto in una famiglia cristiana, almeno nominalmente. All’età di 17 anni mi convertii, e dopo un annetto iniziai a frequentare la chiesa di cui tutt’ora faccio parte. La mia conversione suscitò diverse reazioni nel mio gruppo di amici (tutti atei), e non potevo sopportare di non saper rispondere alle loro domande. Non potevo sopportare di non saper dare delle buone ragioni a supporto della mia fede, e così iniziai a studiare apologetica. Continuando a studiare in un percorso scientifico/ingegneristico, iniziai a specializzarmi nella parte scientifica dell’apologetica. Molti dei miei amici e colleghi mi incoraggiarono a proseguire in questo percorso, e alcuni di loro addirittura si convertirono. Così iniziai a condividere sui social network le cose che imparavo, suscitando sempre più interesse e domande, le quali mi portarono a desiderare di ampliare la mia condivisione su un sito/blog.

Parallelamente agli studi apologetici, iniziai ad approfondire anche la Parola di Dio, che mi portò alla conoscenza di Fernando De Angelis (che tu conosci molto bene). Capii presto quanto il lavoro di Fernando fosse straordinario, e avendo notato molte lacune nel pensiero teologico anglofono, iniziai a desiderare di diffondere i suoi scritti anche in inglese. Per lacune intendo soprattutto le inadeguatezze che i grandi teologi e apologeti americani hanno manifestato nel dialogare con Ebrei e critici neotestamentari. “Guarda caso”, l’estate scorsa, Elisa Gotta ci ha comunicato di voler tradurre i libri di Fernando in inglese, e così si è concretizzata la mia idea di avere un sito dove diffondere sia scritti di teologia in inglese che di apologetica in italiano.

L’apologetica abbraccia ovviamente molti settori, quello storico, filologico, morale, filosofico e, appunto, scientifico. Nel mio lavoro pubblico tratto maggiormente quello scientifico, toccando la relazione tra scienza contemporanea, religioni, ed esistenza di Dio, partendo ovviamente dal rapporto tra scienza e fede in generale.

Rapporto tra scienza e fede

Nella cultura popolare è molto diffusa l’idea che scienza e fede siano incompatibili, o che addirittura la scienza contemporanea sia in conflitto con il cristianesimo. Al contrario, non è difficile notare che c’è un profondo accordo tra scienza e fede, in particolare con quella cristiana.

Studiando la storia e filosofia della scienza, ci si accorge che la scienza moderna si è sviluppata nell’occidente cristiano del sedicesimo secolo. I cosiddetti “Padri della scienza moderna”, tra i quali Copernico, Keplero, Galileo, Pascal, Boyle, Newton, Pasteur, Faraday, Maxwell e così via, erano cristiani. In ogni campo, i più brillanti pionieri ed esponenti furono sempre dei cristiani: astronomia, fisica meccanica, elettromagnetismo, matematica, chimica, e, più recentemente, fisica quantistica (Max Planck). È importante comprendere che questi grandi scienziati non erano cristiani soltanto per tradizione o imposizione, ma credevano profondamente che il Dio della Bibbia fosse anche il Creatore, Designer e Sostenitore dell’universo. Molti di loro furono spinti a studiare la creazione proprio per scoprire di più del suo Creatore.

Ma il punto fondamentale è che credere in un Creatore di tipo biblico è stato necessario affinché venissero assunti due presupposti fondamentali: che l’universo fosse regolare ed intelligibile. Il fatto che la natura non sia assurda ma obbedisca ordinatamente a delle leggi implica che gli esperimenti siano affidabili e ripetibili, condizione fondamentale del metodo scientifico popolarizzato da Galileo. L’intelligibilità dell’universo invece, implica che esso sia governato da leggi semplici ed eleganti, comprensibili e descrivibili anche dall’uomo, concezione alla base del pensiero di Newton. Questo principio di semplicità è fondamentale anche nella scienza contemporanea, in quanto determinante nel trovare la miglior spiegazione di un dato fenomeno fisico quando vi sono diversi modelli concorrenti.

Eminenti scienziati e storici della scienza come John Barrow e Joseph Needham argomentano che nella cultura orientale, nei secoli è stata fatta un’enfasi spropositata sul li, un concetto ideale confuciano in cui l’ordine sociale doveva nascere spontaneamente dalle buone abitudini e dalla cooperazione. Questo purtroppo a danno del fa, una serie di leggi dettate dall’arbitrio del sovrano. Proprio questa enfasi sul li, a scapito del fa, ha impedito alla cultura orientale di sviluppare il concetto di Leggi della Natura, com’è accaduto in occidente, in cui si credeva proprio in un Legislatore Supremo.

Anche le università più prestigiose al mondo, quali Oxford, Cambridge, Yale, Harvard e così via, le quali oggi rappresentano le piazze intellettuali più influenti del mondo accademico, sono state in origine fondate da dei cristiani con lo scopo di studiare e comprendere la Natura.

Purtroppo però, si sente spesso dire in giro che la fede cristiana abbia frenato lo sviluppo scientifico, ma è evidente che si tratta solamente di una leggenda popolare dovuta alla disinformazione delle persone. Al contrario, studiando la storia e filosofia della scienza, si nota facilmente come la cultura giudeo-cristiana abbia avuto un ruolo centrale nello sviluppo della scienza moderna.

Allora qualcuno potrebbe pensare che il conflitto tra scienza e fede sia nato in tempi più moderni, a causa della progressiva divergenza tra scienza e teologia. Anche questo pensiero però, è dimostrabilmente errato. Il 65% dei premi Nobel è cristiano, ed è interessante notare che gli atei rappresentino soltanto il 7% dei vincitori in chimica, il 9% in medicina ed il 7% in fisica, contro la percentuale di cristiani rispettivamente del 74%, del 65% e del 64%; mentre aumentano notevolmente i Nobel atei per la letteratura, che ne rappresentano il 35%. Insomma i dati mostrano che la grande maggioranza dei premi Nobel di ambito scientifico sia ancora cristiana, e quasi la totalità teista.

Negli ultimi decenni, in particolare, l’interesse sulla relazione tra scienza e fede è cresciuto a tal punto da far stabilire nelle Università di Cambridge e Oxford un’apposita cattedra in Scienza e Teologia. È stato istituito addirittura un premio annuale dedicato a coloro che avessero contribuito in modo significativo a tale dialogo, il prestigiosissimo Premio Templeton, nel cui albo d’oro spiccano eminenti scienziati come Paul Davies, John Barrow, il Nobel per la Fisica Charles Townes, Freeman Dyson, George Ellis, Fancis Collins e anche filosofi del calibro di Alvin Plantinga.

Un’altra questione fondamentale è quella dei presupposti. «L’intera impresa scientifica si basa su alcuni presupposti che non possono essere provati scientificamente, ma che sono garantiti dalla visione del mondo cristiana; per esempio: le leggi della logica, la natura ordinata del mondo esterno, l’affidabilità delle nostre facoltà cognitive nel conoscere il mondo e l’oggettività dei valori morali usati nella scienza. Voglio sottolineare che la scienza non potrebbe nemmeno esistere senza questi presupposti, e tuttavia questi presupposti non possono essere dimostrati scientificamente. Sono presupposti filosofici che, cosa interessante, sono parte integrante di una visione del mondo cristiana.» – William Lane Craig, eminente filosofo, filosofo delle religioni e della scienza. Sembra evidente che i presupposti che ci permettono di fare scienza siano perfettamente sensati in una visione del mondo giudeo-cristiana, mentre non si può dire lo stesso di una visione del mondo ateistica.

Scienza contemporanea e religioni

Concordo pienamente con te nel trovare ingenuo ed errato tentare di leggere nel testo biblico nozioni di scienza moderna. Alcuni credenti estrapolano dei passi da Giobbe, Isaia o dai Salmi, che sono chiaramente in forma poetica, per “provare” che la Bibbia aveva previsto moderne scoperte scientifiche con migliaia di anni di anticipo, come la sfericità della Terra o l’ingegneria genetica. Simili tentativi vengono fatti anche in altre religioni, come l’Islam, che afferma la medesima cosa con il Corano.

Quindi eventuali convergenze tra Bibbia e scienza moderna non dobbiamo cercarle in questo modo ingenuo e superficiale, tentando di leggere nozioni di astrofisica in un testo scritto migliaia di anni fa, ma dobbiamo cercare più in profondità.

L’affermazione centrale che contraddistingue la visione del mondo giudeo-cristiana dalle altre religioni e filosofie (compreso l’ateismo), è che Dio non è la natura, ma il Creatore della natura. La Bibbia dice che l’universo è stato creato da Dio, che ne è quindi il Designer e il Legislatore. Dunque ci aspetteremmo di osservare un universo regolare, governato da delle leggi, e che ha avuto un inizio nel passato, caratteristiche assolutamente non scontate. Se la Bibbia non fosse vera, infatti, non ci aspetteremmo in alcun modo di osservarle. Se ne possono individuare molte, ma cinque delle più evidenti convergenze tra scienza moderna e cristianesimo sono le seguenti:

  • l’universo non è eterno nel passato, ma ha avuto un inizio
  • l’universo è estremamente biofilo, cioè le costanti e le quantità che caratterizzano l’universo sembrano essere state messe appunto per garantire la nostra esistenza
  • l’universo è regolare, ogni particella esistente obbedisce a delle leggi
  • siamo in grado di accedere e studiare tali leggi
  • tali leggi della natura sono descrivibili con equazioni matematiche elegantissime, che ci permettono di sfruttare i fenomeni fisici in ingegneria, medicina, e nella tecnologia in generale

Ognuna di queste evidenze è stata poi sviluppata in un argomento filosofico per l’esistenza di Dio da molti eminenti studiosi. Rispettivamente: argomento cosmologico Kalam (William Lane Craig, Alexander Pruss), argomento teleologico dal Fine-Tuning (Richard Swinburne, Alvin Plantinga, William Lane Craig, Robin Collins ecc.), argomento dalla regolarità dell’universo (Richard Swinburne), argomento teleologico dalla rilevabilità (Robin Collins), argomento dall’applicabilità della matematica (William Lane Craig).

Se le religioni abramitiche, quindi cristianesimo, ebraismo ed islam, hanno una profonda compatibilità con la scienza contemporanea, non si può dire lo stesso delle religioni orientali, o quelle neopagane. La grande maggioranza di esse (buddismo, induismo, panteismo, new age) è ancora legata ad un concetto di universo in qualche modo divino o eterno, o entrambi, entrando in profondo conflitto con le evidenze odierne che ci vengono dalla cosmologia e dall’astrofisica (si veda gli articoli dedicati).

Per secoli gli scienziati hanno pensato e assunto che l’universo fosse eterno e stazionario, come previsto dalla fisica aristotelica, andando in profondo contrasto con una delle dichiarazioni centrali e fondamentali della religione giudeo-cristiana, ovvero che l’universo fosse stato creato da Dio. Oggi possiamo affermare che la scienza contemporanea concordi profondamente con l’affermazione più coraggiosa e famosa mai pronunciata nella storia: In principio Dio creò. Il punto teologico fondamentale al centro del racconto biblico della creazione è che Dio non è la natura, ma il Creatore della natura. La dottrina giudaico-cristiana della creazione ex nihilo prevede infatti che l’intero universo sia stato creato da un Dio trascendente, in contrasto con tutte le altre forme di idolatria verso il Sole, la Luna, il Mare e altre realtà fisiche.

Quindi sicuramente abbiamo un profondo accordo tra cristianesimo e cosmologia/astrofisica, ma anche le moderne scoperte in biochimica e genetica non sono da meno. Ad esempio, la scoperta dell’incredibile complessità della cellula e la decodificazione del DNA hanno contribuito ad accrescere ulteriormente la probabilità dell’esistenza di un Designer, se pur con meno clamore delle evidenze cosmologiche.

Per quanto riguarda l’argomento evoluzione/creazione, sembra evidente che non sia quello il centro dello scontro, poiché anche se l’evoluzione darwiniana fosse completamente vera, essa non sarebbe comunque una spiegazione completa della nostra esistenza. La posizione degli evoluzionisti moderni è che la nostra esistenza rappresenti comunque un vero e proprio miracolo! Infatti, per far sì che si possano evolvere degli esseri viventi come gli Homo Sapiens, l’universo deve avere delle caratteristiche estremamente precise. Dagli anni ’50, gli scienziati hanno iniziato a scoprire una serie di coincidenze, che portano a pensare che i numeri dell’universo siano stati messi appunto per garantire la nostra esistenza, caratteristica chiamata Fine-Tuning. Quindi, in ogni caso, i non credenti non si libererebbero di Dio e del cristianesimo.

Ma comunque, se vogliamo dire due parole sulla questione dell’età dell’universo, si nota che quest’ultima è dovuta ai presupposti degli scienziati, non alle scoperte, come ho ampiamente argomentato in un articolo dedicato. Ma è indispensabile comprendere che le evidenze a favore di un inizio cosmico restano, indipendentemente da quando esso sia avvenuto. Ed in ogni caso, è evidente come la questione dell’età sia nettamente secondaria se si pensa al profondo accordo tra la nozione giudeo-cristiana di creazione ex nihilo e la cosmologia del Big Bang.

Parlando invece delle diverse interpretazioni dei primi undici capitoli della Genesi, si nota come tra i cristiani ne esistano a dozzine. Restringendo però il campo a quelle più probabili e gettonate, le possibilità sono sostanzialmente due: l’interpretazione letterale o quella mito-istorica. La prima viene rigettata quasi esclusivamente per motivi extrabiblici, in particolare scientifici, da quei cristiani che ritengono incompatibili le moderne datazioni dell’universo con una creazione molto più giovane. La seconda opzione invece, quella mito-istorica, afferma che i primi undici capitoli della Genesi vogliano raccontare fatti veramente accaduti, ma usando un linguaggio simbolico/mitologico. Questa viene spesso criticata per diversi problemi teologici, come il dover considerare fatti come il diluvio come meri simboli, o per il fatto che implicherebbe l’esistenza della sofferenza e della morte anche prima della caduta dell’uomo.

È normale che la grande maggioranza degli scienziati sia evoluzionista, perché la teoria darwiniana è di gran lunga la miglior ipotesi naturalistica che esista, ed anche perché per un ateo, l’evoluzionismo deve essere necessariamente vero. Detto questo, le inadeguatezze dell’evoluzione non sono trascurabili, e quindi è perfettamente ragionevole per un cristiano credere in una creazione de novo da parte di Dio.

Ribadisco comunque che il dibattito evoluzione/creazione, o quello universo vecchio/giovane non dovrebbe essere il punto di scontro, poiché la nostra esistenza sarebbe comunque un miracolo, sia dal punto di vista biochimico che fisico, e che richiederebbe allo stesso modo un Creatore di tipo biblico.

Scienza contemporanea ed esistenza di Dio

Non bisogna cadere in affermazioni ingenue del tipo “La scienza prova l’esistenza di Dio”, come d’altronde non può provare nemmeno l’inesistenza di Dio. Quello che dobbiamo fare è analizzare le evidenze che abbiamo a disposizione e cercare quale sia la miglior spiegazione. In particolar modo, la scienza può aiutare a mostrare la validità di una premessa di un argomento filosofico per l’esistenza di Dio. Quindi la scienza contemporanea non solo converge in molti punti con il cristianesimo, ma provvede anche a dare evidenze a sostegno dell’esistenza di Dio. In particolare, i recenti sviluppi in cosmologia e astrofisica convalidano le premesse in due degli argomenti più famosi per l’esistenza di Dio: quello cosmologico Kalam e quello teleologico dal Fine-Tuning, anche se ovviamente ce ne sono anche molti altri.

L’argomento cosmologico Kalam si può così riassumere:

1) Tutto ciò che inizia ad esistere ha una causa per il suo inizio

2) L’universo ha avuto un inizio

3) Quindi, l’universo ha una causa per il suo inizio.

In seguito, andando ad analizzare la possibile natura di tale causa, si arriva facilmente a capire come l’universo debba aver avuto una causa trascendente, immateriale, fuori dallo spazio, fuori dal tempo, non causata e personale, esattamente la definizione di Dio. La cosmologia contemporanea ci offre degli argomenti molto forti a sostegno della seconda premessa (si veda articolo dedicato).

Anche l’argomento teleologico dal Fine-Tuning si può mettere sotto forma di sillogismo, ma prima definiamo più precisamente il significato di questo termine. Negli ultimi decenni, gli scienziati hanno scoperto una quarantina di costanti e quantità che caratterizzano le Leggi della Natura. Se anche una sola di esse variasse di una quantità infinitesima, il nostro universo non potrebbe sviluppare la vita intelligente, in nessun luogo, in nessun tempo. Tale caratteristica dell’universo è definita fine-tuning, difficilmente traducibile in italiano. Ad esempio la cosiddetta forza nucleare debole, una delle quattro forze fondamentali della natura, se variasse di una sola parte su 10100, non permetterebbe la vita. Oppure la costante cosmologica, che descrive l’accelerazione dell’espansione dell’universo, potrebbe ammettere un cambiamento solamente di una parte su 10120. Se l’universo avesse cominciato ad espandersi leggermente più velocemente, le particelle non si sarebbero mai potute aggregare in stelle, pianeti, cellule e, ovviamente, esseri umani. Se, al contrario, avesse iniziato un po’ più lentamente, la forza di gravità avrebbe sovrastato la forza di espansione, facendo collassare l’universo su se stesso.

Ci sono molti modi per mettere questo argomento in forma di sillogismo, ad esempio considerando le probabilità (versione di Richard Swinburne basata sul teorema di Bayes), ovvero dicendo che l’evidenza del fine-tuning dell’universo è di gran lunga meglio spiegata dall’esistenza di Dio:

E = Evidenze del fine-tuning; K = L’universo permette la vita intelligente; T = Teismo

1) Pr(E|K&~T) è molto bassa

2) Pr(E|K&T) è molto alta

3) Pr(T|K) >> Pr(E|K&~T)

4) Quindi, Pr(T|E&K) è molto alta

Questi argomenti sono discussi e dibattuti nelle piazze intellettuali più prestigiose del mondo, come le università di Oxford, Cambridge, Notre Dame, e così via. E bisogna sottolineare che tutti questi argomenti richiedano un Dio trascendente, come quello del teismo classico. Nessuno studioso o accademico che prende parte a questi dibattiti difende l’ipotesi degli antichi astronauti.

Conclusione

In conclusione, tra scienza contemporanea e cristianesimo sembra esserci un superficiale conflitto, mentre in realtà, studiando più accuratamente, si nota che c’è un profondo accordo.