Per dottrina del “rapimento della chiesa” comunemente si intende che ci saranno due ritorni diversi di Gesù: uno per rapire la parte più fedele della chiesa e portarla in cielo per un certo tempo, e un altro per instaurare il suo regno al termine della grande tribolazione. Questa dottrina è grandemente diffusa a livello popolare, ma quasi totalmente rigettata tra gli studiosi. Essi la rigettano principalmente per tre ragioni, quelle che definiremo “motivo storico”, “motivo teologico” e “motivo esegetico”.

 

Motivo storico

Eminenti studiosi e storici del cristianesimo, come ad esempio N.T. Wright1, il più stimato storico odierno del cristianesimo primitivo, sottolineano come questa particolare dottrina sia totalmente assente nei documenti storici antecedenti al XIX secolo. Anzi, nella letteratura cristiana dei primi secoli non si menzionava neanche il concetto di rapimento come lo intendiamo oggi, ovvero un evento eclatante nel quale spariscono improvvisamente milioni di persone, ma si parlava semplicemente di “venuta del Signore”. Anche il più grande critico neotestamentario e storico del cristianesimo non credente, Bart Ehrman, dice la stessa cosa2.

La dottrina del “rapimento” ha iniziato a diventare popolare intorno al 1830 grazie a J. Nelson Darby, il padre della teologia dispensazionalista, ed Edward Irving, un famoso predicatore carismatico scozzese molto vicino a Darby. Essi molto probabilmente sono stati influenzati dalle sedicenti profezie di una predicatrice pentecostale quindicenne di nome Margaret McDonald, la quale frequentava la congregazione di Irving a Londra. È stato allora che si iniziò a parlare di due ritorni diversi di Gesù. Gli insegnamenti di Darby vennero poi grandemente diffusi in America da Cyrus Ingerson Scofield, con la sua famosa Bibbia annotata, pubblicata nel 1909, e di conseguenza in tutto il mondo. Nei tempi odierni, l’idea del “rapimento” è diventata praticamente virale a causa dei famosi film americani, che ritraggono scene apocalittiche in cui spariscono improvvisamente milioni di persone, lasciando al loro posto solamente i vestiti (ad esempio Left Behind, con Nicolas Cage).

Le chiese che ad oggi difendono maggiormente questa dottrina sono quelle fortemente dispensazionaliste, quelle pentecostali e quelle dove si predica il vangelo della prosperità, poiché ritengono sostanzialmente inaccettabile un eventuale periodo di prova e sofferenza come la grande tribolazione.

Bisogna anche evidenziare che, negli ultimi anni, i sostenitori del rapimento hanno segnalato due possibili allusioni ad un ritorno segreto di Gesù, una di Vittorino di Petovio (tra il III e IV secolo d.C.) e una di Efrem il Siro (IV secolo d.C.). Tuttavia, entrambe le citazioni sono molto dubbie. Quella di Vittorino di Petovio è purtroppo irrintracciabile, ed è invece chiaro che nel suo commento all’Apocalisse parli esplicitamente di un ritorno finale di Gesù, senza distinguere due venute.3 Quella di Efrem il Siro è ugualmente controversa tra gli studiosi, sia in termini di datazione che di paternità.4 Ma anche se esse fossero autentiche e si riferissero davvero ad un rapimento in cielo della chiesa, è evidente che il loro impatto sulla cristianità sarebbe stato sostanzialmente impercettibile, per non dire nullo. Se anche così fosse, in tutta la letteratura cristiana di diciotto secoli, questi mezzi passi controversi sarebbero le sole allusioni ad un rapimento!

Insomma, il fatto che un’idea stravagante come quella del “rapimento” si sia diffusa soltanto nel XIX secolo dovrebbe far venire già qualche sospetto. Ma soprattutto, era importante citare questo “motivo storico”, per dimostrare come i cristiani abbiano sempre interpretato e capito il testo come se parlasse semplicemente della “venuta del Signore”. Questo paragrafo si può dunque considerare come un “trampolino” per argomentare che questo concetto di rapimento non si evince dal testo biblico.

Infine ci teniamo a precisare che l’intento di questo breve articolo non è quello di attaccare la dottrina del rapimento pre-tribolazionista, ma proprio il concetto di rapimento in sé, cioè l’idea che quando Gesù verrà, porterà la chiesa in cielo per un certo tempo.

 

Motivo teologico

Quello che io chiameremo il motivo teologico è dovuto alla progressiva “platonizzazione” dei cristiani, cioè al fatto che essi, dai Padri della Chiesa in poi, hanno sempre più esaltato la beatitudine celeste e l’immortalità dell’anima, a scapito della risurrezione finale dei corpi e del regno terrestre del Messia figlio di Davide. La teologia dei cristiani è diventata sempre più platonica-pagana, fino a dimenticarsi di fatto che l’obiettivo non è il cielo, ma la risurrezione finale (si veda l’articolo dedicato).

Per millenni Dio ha promesso al suo popolo l’avvento del Messia e la conseguente instaurazione del regno. Visto che questa parte di profezie Gesù la deve ancora adempiere, nel Nuovo Testamento c’è un continuo richiamo all’attesa di un regno del Messia Gesù sulla terra con i suoi fedeli. Riassumendo alcune delle profezie più significative in ordine cronologico, fin dalla Genesi, si leggono passi di questo tipo: «Poi Giacobbe chiamò i suoi figli e disse: […] Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sul collo dei tuoi nemici; i figli di tuo padre si inchineranno davanti a te […] Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né sarà allontanato il bastone del comando dai suoi piedi, finché venga colui al quale esso appartiene e a cui ubbidiranno i popoli» (Genesi 49:1-10). Più di mille anni dopo Davide scrive: «I re della terra si danno convegno e i prìncipi congiurano insieme contro Javè e contro il suo Unto [=Messia] […] “Tu sei mio figlio, oggi io t’ho generato. Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni e in possesso le estremità della terra. Tu le spezzerai con una verga di ferro; tu le frantumerai come un vaso d’argilla”» (Salmo 2:2-9). Similmente Salomone, parlando del Messia dice: «Egli garantirà il diritto ai miseri del popolo, salverà i figli del bisognoso, e annienterà l’oppressore! Ti temeranno finché duri il sole, finché duri la luna, di epoca in epoca! […]. Nei suoi giorni il giusto fiorirà e vi sarà abbondanza di pace finché non vi sia più luna. Egli dominerà da un mare all’altro e dal fiume fino all’estremità della terra. Davanti a lui s’inchineranno gli abitanti del deserto, i suoi nemici morderanno la polvere. […] tutti i re gli si prostreranno davanti, tutte le nazioni lo serviranno […] Egli vivrà; e a lui sarà dato oro di Seba, la gente pregherà per lui tutto il giorno, lo benedirà sempre. […] Il suo nome durerà in eterno, il suo nome si conserverà quanto il sole; gli uomini si benediranno a vicenda in lui, tutte le nazioni lo proclameranno beato» (Salmo 72:4-17). Man mano che avanzavano i secoli, la figura di questo misterioso Messia figlio di Davide si sviluppava, mantenendo però sempre al centro il suo stretto rapporto con il glorioso regno promesso. Isaia infatti scrive: «Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici. Lo Spirito di Javè riposerà su di lui […] Colpirà il paese con la verga della sua bocca, e con il soffio delle sue labbra farà morire l’empio. Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà. La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccoli si sdraieranno assieme, e il leone mangerà il foraggio come il bue. Il lattante giocherà sul nido della vipera, e il bambino divezzato stenderà la mano nella buca del serpente. Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo, poiché la conoscenza di Javè riempirà la terra, come le acque coprono il fondo del mare. In quel giorno, verso la radice d’Isai, issata come vessillo dei popoli, si volgeranno premurose le nazioni, e la sua residenza sarà gloriosa» (Isaia 11). Infine sarà con Daniele che si raggiungerà l’apice delle aspettative di questo Messia Redentore, identificato poi con il sovrumano Figlio dell’uomo: «Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto» (Daniele 7:13-14); «Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio d’un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso durerà per sempre» (Daniele 2:44).

Dunque erano queste le aspettative del popolo di Dio: un Messia glorioso che avrebbe instaurato un regno globale (terrestre, ovviamente!). E nei Vangeli Gesù spiritualizza tutto? Dice che quelle profezie erano da intendere in maniera simbolica? Dice che ci porterà tutti in cielo? No di certo! Gesù conferma che al suo ritorno instaurerà questo regno glorioso: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo “» (Matteo 25: 31-34).

Al contrario, spesso i cristiani sembrano dimenticarsi della necessità dell’avvento del regno terrestre del Messia, finendo per attendere una beatitudine dell’anima in cielo. Con questa mentalità platonica e antiebraica è molto più facile finire per credere che Gesù tornerà per portarci tutti in cielo. È bene tenere a mente questo discorso mentre andiamo ad analizzare i passi inerenti alla venuta di Gesù.

Il brano più amato dai sostenitori del rapimento è 1Tessalonicesi 4:13-18, in quanto è l’unico dove viene menzionato esplicitamente il presunto “rapimento”: «Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. […] Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole». Prima di dire qualcosa a proposito di questo brano, vediamo gli altri due passi paralleli più significativi scritti da Paolo. Il primo è in 1Corinzi 15:22-28 «Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. […] Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti. […] Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale […] Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’incorruttibilità. Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità».

Il secondo passo è in Filippesi 3:20-21: «Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, DA dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria». L’apostolo Paolo scrive l’intero capitolo 15 della Prima lettera ai Corinzi per combattere la riluttanza dei credenti greci ad accettare la risurrezione dei corpi. Anche nella sua predicazione all’Areopago di Atene si nota l’estrema ostilità delle persone di mentalità greca ad accettare la risurrezione dei corpi (Atti 17:32). È dunque evidente che il punto centrale di questi scritti di Paolo non sia insegnare un rapimento in cielo, ma la risurrezione dei corpi, ovvero la trasformazione dei corpi mortali e corruttibili in immortali e incorruttibili, per poter poi regnare per sempre con il Signore Gesù. Si noti che l’apostolo enfatizza questo concetto in tutti e tre i passi, e andando a vedere anche TUTTI gli altri passi degli apostoli concernenti il ritorno del Signore, non si fa MAI menzione di un rapimento in cielo (si veda 2Pie 3:3-12; 2Tes 1:7-10; 2:1-10; 1Cor 15: 22-53). Di conseguenza, anche nel famigerato passo di 1Tessalonicesi 4:17 il significato è il medesimo, come spiegheremo più ampiamente nel prossimo paragrafo.

Per concludere il “motivo teologico”, l’obiettivo degli apostoli è quello di far comprendere che Gesù verrà per instaurare il tanto atteso regno del Messia («poiché bisogna ch’egli regni!», 1Cor 15:25) e che i corpi dei credenti dovranno essere trasformati, per poter entrare prima nel regno milleniale del Messia e successivamente in quello di Dio Padre (1Cor 15:24), ovvero nella vita eterna, che non sarà in cielo con l’anima, ma su una terra restaurata, proprio come i corpi dei redenti (2Pie 3:13; Apo 21:1).

 

Motivo esegetico

Perché allora Paolo scrive che noi «che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria»? (1Tes 4:17).

C’è un’interpretazione molto semplice e ben comprensibile ai lettori di quel tempo, la quale è condivisa da tutti i grandi studiosi che ho consultato: dai più tecnici, come N.T. Wright5 (che ho menzionato prima) e William Lane Craig6 (filosofo e teologo, uno degli studiosi evangelici più stimati al mondo), ai più popolari (ma allo stesso tempo grandemente stimati dagli evangelici), quali John Piper7, Martin Lloyd Jones8 e Gregory Koukl9. Gli antichi abitavano soprattutto in piccoli e sparsi villaggi; si muovevano anche a cavallo, ma per lo più a piedi. Se qualcuno arrivava da fuori, era facile averne notizia in anticipo o avvistarlo quando era ancora lontano, perciò gli si andava incontro, per esempio con dell’acqua fresca o per aiutarlo a portare i bagagli. Ci sono molti esempi nel Nuovo Testamento di questo fatto: il padre del Figlio prodigo lo vide da lontano e gli andò incontro (Luca 15:20); Marta e Maria andarono incontro a Gesù quando si recò a trovarle (Giov 11:20-29); quando Paolo andò prigioniero a Roma, i credenti ne ebbero notizia e gli andarono incontro per accompagnarlo negli ultimi 60 km (Atti 28:15)! Ancor più significativi sono gli esempi dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e l’arrivo dello sposo nella parabola delle dieci vergini; quando Gesù stava andando a Gerusalemme, dove sarebbe stato acclamato come re, una folla gli andò incontro e lo accompagnò nell’ultimo tratto in modo esageratamente festante; nella parabola delle dieci vergini, quando stava arrivando lo sposo, le vergini gli corsero incontro, per poi accompagnarlo e accedere alle nozze.

Insomma, quando arriva un re in una città gli si va incontro per festeggiarlo ed accoglierlo, quanto più succederà per il Re dei re! Dato poi che lo sposo della parabola delle dieci vergini rappresenta proprio Gesù, si ha un’altra perfetta immagine di quel che accadrà: l’arrivo dello Sposo e i veri credenti (le vergini avvedute) che andranno a incontrarlo… per poi andare tutti in cielo? No di certo, ma lo sposo arriverà accompagnato sulla terra per regnare e celebrare le nozze!

Alla sua venuta, inoltre, Gesù arriverà con un grande esercito per combattere la battaglia contro le più potenti forze del male (Apo 19:11-21; 2Tes 1:7-10; 2:1-10). Quest’opera si adatta bene a un promesso sposo che vuole preparare l’ambiente per la sua futura sposa, mentre sposarsi e subito dopo partire per la guerra è non solo poco augurabile, ma proibito dalla stessa Bibbia (Deu 24:5). Al contrario, nella dottrina classica del “rapimento della chiesa”, Gesù rapisce i credenti per portali a festeggiare le presunte “nozze dell’Agnello in cielo”, per poi partire per la guerra contro l’Anticristo.

 

Conclusione

In conclusione, per più di diciotto secoli la chiesa non ha mai predicato il concetto di “rapimento” in cielo così come lo conosciamo oggi, anche perché in tutti i passi del Nuovo Testamento dove si parla del ritorno di Gesù non viene MAI menzionato (2Pie 3:3-12; 2Tes 1:7-10; 2:1-10; 1Cor 15:22-53)10, se non in quel versetto di 1Tessalonicesi 4:17. Tuttavia, anche in quest’ultimo brano non si parla in alcun modo di un Gesù che viene per portare i credenti in cielo per qualche anno, ma si parla semplicemente di andargli incontro per poi essere sempre con il Signore, e abbiamo ben visto dove andrà poi il Signore. Abbiamo anche visto che in quei passi l’apostolo Paolo pone l’attenzione sulla risurrezione e trasformazione dei corpi, non tanto sul fatto di andargli incontro sulle nuvole. Dunque, se non si ha già in mente la dottrina del “rapimento”, è impossibile trovarla nel TESTO IN SÉ. Andando ad analizzare gli argomenti portati dai suoi esponenti a favore di questa dottrina, ad esempio presenti nel rigorosissimo saggio del grande teologo P.D. Feinberg “The Case for Pretribulation Rapture Position”11 (“Il caso della posizione del rapimento pre-tribolazionista”) ci si accorge ben presto che sono tutti ragionamenti extrabiblici, con poco supporto di passi biblici chiari e basati su congetture prettamente logiche.

Nella Bibbia, al contrario, a partire dalla Genesi, si attende ansiosamente quel glorioso regno di giustizia del Messia promesso da Dio, attesa rinnovata poi in tutti i passi del Nuovo Testamento che parlano del ritorno di Gesù, fino ad arrivare al compimento in Apocalisse 19:6-7: «Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: “Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello”».

Infine abbiamo considerato come il concetto distorto del ritorno di Gesù sia anche frutto di una progressiva platonizzazione del pensiero dei cristiani, i quali hanno finito per esaltare il cielo al posto del Regno e l’immortalità dell’anima al posto della risurrezione dei corpi, che invece erano al centro delle predicazioni degli apostoli.

Possiamo dunque affermare con certezza, in accordo anche con gli studiosi, che il rapimento della chiesa non è una dottrina biblica o, in altre parole, che il rapimento è una fake news.

 

 

 

 

1 N.T. Wright on the rapture: https://www.youtube.com/watch?v=iqYHeBdMqvU

2 Bart Ehrman: The Return of Jesus (Rapture?) in 1 Thessalonians https://ehrmanblog.org/the-return-of-jesus-rapture-in-1-thessalonians/

3 Ad es. In Apocalypsin XII,4

4 Vedi ad es. https://en.wikipedia.org/wiki/Apocalypse_of_Pseudo-Ephraem

5 Vedi 1

6 William Lane Craig, Is the Rapture a Biblical Doctrine? https://www.youtube.com/watch?v=2476g_4YwMY

7 John Piper, What is the rapture? https://www.desiringgod.org/interviews/what-is-the-rapture

8 Martin Lloyd Jones, Daniel 9 and the Secret Rapture https://www.youtube.com/watch?v=AtVLbjHzJFI&t=14s

9 Gregory Koukl, Is the Rapture Biblical? https://www.youtube.com/watch?v=WyDiQw13OqM

10 Da notare che il concetto di rapimento segreto viene spesso accostato all’espressione «Il giorno del Signore verrà come un ladro» (2Pie 3:10; 1Tess 5:2; Ap 3:3, 16:15), ma quando questa appare in 2Pietro 3:10 il versetto continua così: «Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate» (molto simile alla descrizione di Paolo in 2Tess 1:8). Tutto tranne che un evento segreto! Ma comunque ripetiamo che l’obiettivo di questo articolo non è confutare le argomentazioni dei difensori del rapimento, ma contestarne l’impostazione in sé.

11 P.D. Feinberg, The Case for Pretribulation Rapture Position in G. Archer e P. Feinberg,, D. Moo & R. Reiter, The Rapture: Pre-, Mid- or Post- tribulation?, Zondervan, Grand Rapids, 1984, pp.45-86. Vedi anche Wayne Grudem (PhD Cambridge University, DDiv Westmister Theological Seminary), Teologia sistematica (Edizioni GBU), pp. 1507-1539