Tra le tante religioni, perché proprio il cristianesimo? Tra i tanti dèi, perché proprio Gesù?

Sicuramente è capitato a tutti di sentire domande di questo tipo, ed è in effetti una questione molto importante, poiché abbracciare una religione piuttosto che un’altra ha notevoli implicazioni metafisiche (ovvero impatta su come noi vediamo il mondo) e anche pratiche, in primis perché la nostra visione del mondo impatta significativamente sul nostro modo di vivere e di comportarci, e in secondo luogo perché la verità di una religione piuttosto che di un’altra porta conseguenze eterne. Io stesso, quando mi sono convertito al cristianesimo, ho voluto fortemente valutare anche le altre religioni e filosofie, perché volevo essere sicuro di credere in quella giusta, ovviamente! Quindi, per prima cosa, è fondamentale far notare a chi si pone tali domande le notevoli implicazioni a cui portano, ed incoraggiare le persone a seguire le evidenze dovunque esse portino, anche se non ci piacciono le conseguenze.

Quindi tra le tante religioni, perché proprio il cristianesimo? La risposta breve è in realtà molto semplice. Come si fa per qualsiasi altra cosa, si sceglie sulla base delle evidenze. Su quali basi si individua il vero assassino in mezzo a tanti possibili sospettati? Sulla base delle evidenze. Su quali basi si sceglie una teoria scientifica al posto di un’altra? Se questa teoria spiega meglio la realtà rispetto all’altra. E così via. Allo stesso modo, si possono vedere le religioni come modelli, ovvero come insiemi di affermazioni da usare per spiegare il mondo che ci circonda. Come si fa in ambito scientifico, si prende una certa evidenza (o un insieme di evidenze), e si valuta quale dei vari modelli la spiega meglio. Dunque, la domanda finale dovrebbe essere: quale modello spiega meglio la realtà? Il cristianesimo? L’Islam? Il buddismo? Per fare un semplice esempio, oggi sappiamo che la Terra non è appoggiata su qualcosa, ma semplicemente è sospesa nel “vuoto” a causa dell’attrazione gravitazionale, mentre alcune antiche religioni greche e indiane affermavano che la terra fosse sostenuta sulle spalle di Atlante o sul dorso di una grande tartaruga. Di conseguenza, tali religioni non spiegano affatto bene questa evidenza astronomica. Procedendo in questo modo, analizzando qualche banale evidenza, valuteremo l’adeguatezza delle spiegazioni delle varie religioni, vedendo quale di esse sopravvive fino alla fine. In particolare, vedremo che il cristianesimo spiega molto bene il mondo che ci circonda, mentre le altre religioni un po’ meno.

Una grossa scrematura con una semplice evidenza (universalmente accettata) si può fare partendo dalla finitezza passata dell’universo, un punto di fondamentale discordia tra le religioni orientali e quelle monoteiste classiche.

1) L’universo ha avuto un inizio

Forse lo sviluppo più sorprendente dell’astrofisica contemporanea è proprio la scoperta di forti evidenze scientifiche a favore di un inizio dell’universo. La prima conferma scientifica venne dall’osservazione dell’espansione dell’universo, la seconda dall’applicazione della Seconda Legge della Termodinamica. Il modello classico del Big Bang prevede che in passato tutto fosse più vicino, fino ad arrivare al momento in cui lo spazio tra due punti fosse zero. Tale punto viene chiamato singolarità.

Se andiamo indietro nel tempo, lo spazio-tempo arriverà necessariamente ad un confine: la singolarità. In tale punto, spazio, tempo e materia hanno iniziato ad esistere dal nulla, ex nihilo. In questi decenni sono stati sviluppati una trentina di teoremi che dimostrano matematicamente che qualsiasi universo, o multiverso, che sia, in media, in uno stato di espansione cosmica, non può essere eterno nel passato ma deve aver avuto un inizio. Negli anni sono stati proposti molti modelli alternativi a quello classico del Big Bang, ma è importante capire che tutti implichino comunque un inizio assoluto (anche quelli senza singolarità).

«Pressoché tutti ora credono che l’universo, e il tempo stesso, abbiano avuto un inizio con il Big Bang» Stephen Hawking. [1]

«I cosmologi non possono più nascondersi dietro un universo eterno nel passato. Non c’è scampo, devono affrontare il problema di un inizio cosmico.» Alexander Vilenkin. [2]

«Tutte le evidenze che abbiamo dicono che l’universo ha avuto un inizio». Alexander Vilenkin, il noto cosmologo ateo, afferma non che la maggioranza delle evidenze dicano che l’universo abbia avuto un inizio, ma tutte! [3]

Una volta stabilita l’evidenza, ovvero che l’universo non è esistito da sempre, ma ha avuto un inizio in un tempo finito nel passato, adesso passiamo a valutare come se la cavano le varie religioni a spiegarla.

Induismo, Buddismo, New Age, Neo-Paganesimo

L’Induismo è la terza religione al mondo per numero di fedeli. Le dottrine New Age vanno molto di moda tra i giovani d’oggi. Si possono collegare ad esse anche i concetti spirituali del reiki, chakra, coscienza cristica e tutte le forme di misticismo in generale. Le religioni orientali (e di conseguenza anche quelle che ne derivano) purtroppo sono fondate sull’antico concetto di eternità e stazionarietà dell’universo. Queste religioni (o filosofie) sostengono sostanzialmente che l’universo sia “Dio”, alcune più esplicitamente di altre, poiché se l’universo è eterno allora può essere visto come un’entità necessaria, e quindi il passo che porta a divinizzarlo è molto breve. Anche il concetto di ascesi, ad esempio, cioè che la parte spirituale del nostro essere punta a ricongiungersi con l’universo, implica che l’universo sia un’entità necessaria ed eterna.

Sembra evidente, dunque, che queste religioni spieghino molto male le moderne evidenze cosmologiche. E. T. Whittaker, fisico matematico inglese, monumento dell’elettromagnetismo, riassume così le inevitabili implicazioni:

La nozione che il mondo è stato creato nel tempo e che giunto alla fine morirà è di primaria importanza per la metafisica e per la teologia, poiché implica che Dio non è la natura e la natura non è Dio. Viene così rigettata ogni forma di panteismo, filosofia che identifica il Creatore con la creazione e che immagina che Egli realizzi il proprio essere nel dispiegarsi o evolversi dell’universo. […] La certezza che la razza umana e ogni forma di vita su questo pianeta finiranno con l’estinguersi è fatale per parecchie concezioni molto diffuse sul significato e sulla finalità dell’universo, in particolare per quelle in cui l’idea centrale è il progresso e che ripongono le loro speranze nell’ascesa dell’uomo. [4]

Con il buddismo poi nascono anche vari altri problemi. Ad esempio, la dottrina del saṃsāra esprime basilarmente che “ogni rinascita è un pagamento per le vite precedenti”, prevedendo sostanzialmente un numero infinito di nascite passate (che ovviamente deriva dal vedere l’universo come eterno). Il problema è che oggi sappiamo che nella storia ci sono state soltanto un numero finito di nascite. Per capirsi, c’è stato un momento nel passato in cui ha avuto luogo una prima nascita. Anche il concetto di Kharma stesso si trascina dietro vari problemi. Brevemente, secondo il buddismo, il Kharma è una forza impersonale che definisce cosa è bene e cosa è male. Essa agirebbe nel mondo per mezzo di una legge causa-effetto che, in parole povere, retribuisce le buone azioni e punisce quelle sbagliate. Ricordiamo che il buddismo è per definizione una religione ateistica, quindi che nega l’esistenza di un Dio personale. La sofferenza presente nel mondo sarebbe dunque l’effetto causato dalle cattive azioni commesse dagli esseri senzienti, originate dalla loro ignoranza. La sofferenza degli esseri senzienti viene definita come “male” oggettivo. Anche alcune azioni vengono evidentemente definite come male, mentre altre come bene. La base per la definizione di bene e male è proprio il Kharma. Questa forza impersonale quindi, dovrebbe provvedere ai paletti necessari per definire cosa è bene e cosa è male, ma le entità impersonali non hanno obblighi morali. Per esempio, qualsiasi persona riconosce come oggettivamente buono il fatto di nutrire il proprio figlio. Una roccia invece non ha nessun valore morale, così come la legge di gravitazione universale o la seconda legge della termodinamica. Una forza impersonale non ha alcun motivo di ritenere malvagie azioni come torturare un bambino per divertimento o sterminare sei milioni di Ebrei. La sofferenza stessa non potrebbe essere considerabile come oggettivamente male. Per fare un altro esempio, definire il benessere degli esseri senzienti come una cosa buona presuppone il fatto di ritenere la loro sopravvivenza e prosperità una cosa buona, ma questa presupposizione non è giustificabile oggettivamente sulla base di un’entità impersonale. Però è molto evidente che una moralità oggettiva esista. Chi può seriamente negare che lo stupro non sia oggettivamente sbagliato? O che aiutare un bisognoso non sia oggettivamente buono? Dire che il Kharma, una forza impersonale, rappresenti lo standard assoluto per il bene e il male spiega molto male le evidenze. Le entità impersonali non hanno obblighi morali, pertanto il Kharma non può rappresentare la base della definizione del bene e del male. Inoltre, secondo il buddismo, il Kharma è eterno. Non viene specificato se sia trascendente o no, ma quello su cui tutte le scuole buddiste sono d’accordo è la sua eternità. Essendo l’universo finito nel passato, come abbiamo visto, l’unico modo in cui il Kharma potrebbe essere eterno sarebbe essere trascendente, ma vediamo se questo è possibile. Supponendo che il Kharma esistesse già al momento del Big Bang, dovrebbe essere stato proprio lui a causarlo. La causa dell’universo deve essere necessariamente trascendente, cioè fuori dal tempo, fuori dallo spazio ed immateriale, proprio come il Kharma. Ma purtroppo a questo punto incontriamo un altro grosso problema. Il Kharma è impersonale e quindi non può scegliere di causare niente. Si tratta quindi di una causa inefficace. Quindi, con le moderne evidenze sull’inizio dell’universo, notiamo ancora una volta che il modello buddista si rivela inadeguato.

Ebraismo, Cristianesimo, Islam

Al contrario delle religioni orientali o neo-pagane, le tre grandi religioni monoteiste spiegano molto bene le evidenze relative all’origine dell’universo. Secondo loro l’universo non è eterno, ma in un tempo finito nel passato è stato creato da Dio. In realtà ci sarebbe anche il “deismo” tra le visioni del mondo compatibili con un inizio cosmico. Il deismo infatti afferma che l’universo è stato creato da un Dio, ma che poi non ha più interferito con la storia. Viceversa, Ebraismo, Cristianesimo e Islam affermano che il Creatore del mondo si sia rivelato direttamente agli esseri umani. Certamente se davvero un Dio ha creato tutto questo, cioè un universo con delle creature e degli esseri intelligenti come gli umani, è molto molto probabile che lo abbia fatto con uno scopo e che si sia voluto rivelare alle sue creature. Da qui si potrebbe cercare di capire dalle evidenze quale delle tre religioni sia quella che un Dio avrebbe creato più probabilmente. Ad esempio, Antony Flew, il leggendario filosofo ateo, uno dei più famosi e brillanti degli ultimi secoli, afferma che “Nessun’altra religione gode di una simile combinazione tra un personaggio carismatico come Gesù e un intellettuale di prima classe come San Paolo, che aveva una brillante mente filosofica. Se l’Onnipotente volesse fondare una religione, questa sarebbe quella da battere!” [5]. Come fa notare Flew, la via più probabile con cui un presunto Dio avrebbe potuto rivelarsi all’umanità, sarebbe sicuramente per mezzo di Gesù di Nazareth. Ma senza entrare in questi dettagli, se ci pensiamo bene, queste quattro visioni del mondo (contando anche il deismo) sono in disaccordo su un punto particolare: ovvero la persona di Gesù di Nazareth. Secondo l’Ebraismo odierno, Gesù è stato solamente un brillante rabbino. Secondo l’Islam, invece, Gesù è stato un grandissimo profeta mandato da Dio (onorato quasi quanto Maometto), che non ha conosciuto peccato, non è morto sulla croce, è asceso al cielo, e alla fine dei tempi ritornerà dal cielo. Secondo il Cristianesimo, invece, (in breve!) Gesù, oltre ad essere un grande profeta, è anche il Figlio di Dio incarnato, il divino Figlio dell’uomo descritto da Daniele 7, che è morto sulla croce, è risuscitato, è asceso al cielo sedendosi alla destra di Dio, e un giorno ritornerà per giudicare i vivi e i morti. Infine, secondo il deismo, Gesù non era nessuno in particolare, certamente non una rivelazione divina come affermano l’Islam e ancor di più il Cristianesimo. Quindi per decidere quale delle varie alternative sarebbe più ragionevole abbracciare, dobbiamo valutare le evidenze attorno alla morte e risurrezione di Gesù. Se Gesù di Nazareth è risuscitato, allora il cristianesimo è vero, altrimenti è falso, come dice lo stesso S. Paolo in 1 Corinzi 15:17.

Nella seconda metà del ‘900, studiosi di tutto il mondo hanno iniziato ad esaminare le evidenze storiche intorno alla persona di Gesù di Nazareth, riscoprendo molti aspetti fondamentali che nei secoli si erano persi, come la sua ebraicità. Dalla ricerca sul Gesù storico e dalla critica del Nuovo Testamento, sono emersi alcuni fatti minimi che la maggior parte degli studiosi considera come storicamente certi. A partire da questi fatti minimi, gli studiosi ne hanno derivato un argomento abduttivo, la cui forza è universalmente riconosciuta, come disse lo stesso Antony Flew in un dibattito con Gary Habermas proprio sulla risurrezione di Gesù “Le evidenze storiche della risurrezione sono migliori che per i miracoli rivendicati in qualsiasi altra religione. Sono straordinariamente diverse in termini di qualità e quantità.” [6]. L’argomento abduttivo con l’approccio dei “fatti minimi” si può così riassumere:

  1. Ci sono vari fatti minimi successivi alla morte di Gesù per crocifissione che vengono accettati dalla grande maggioranza degli studiosi (atei, agnostici, cristiani, ebrei):
    1. Il terzo giorno, la tomba è stata trovata vuota da un gruppo di sue seguaci donne
    2. I discepoli erano convinti di aver avuto esperienze con Gesù risorto
    3. La risurrezione è diventata la base della fede e predicazione dei discepoli
  2. La miglior spiegazione a questi fatti minimi è che Dio abbia risuscitato Gesù dai morti.

Ovviamente ci sarebbe molto da discutere su questo argomento, e così per una trattazione più ampia rimandiamo allarticolo dedicato.

Dunque una volta giunti alle tre grandi religioni monoteiste, si può arrivare ad accettare la verità del cristianesimo grazie alle evidenze storiche sulla risurrezione di Gesù. Ma se proprio vogliamo dire due parole sull’Islam, analizziamo come tale modello spieghi gli eventi attorno alla morte di Gesù.

Nel Corano si legge: «E dissero: “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!” Invece non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro. Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso. Ma Allah lo ha elevato fino a Sé. Allah è eccelso, saggio.» Sura 4:157-158

L’interpretazione più diffusa ad oggi tra i musulmani, basilarmente afferma che Allah avrebbe sostituito Gesù con un altro uomo sulla croce, facendo credere a tutti di aver crocifisso il Messia (come lascerebbe intendere l’espressione “ma così parve loro”). Ma pare evidente che questa interpretazione presenti notevoli problemi logici e teologici. Supponiamo che sia andata davvero così. Allah salva di nascosto Gesù, crocifiggendo un altro uomo al suo posto. Tutti dunque pensano che Gesù sia morto sulla croce. Poi Allah fa ascendere al cielo Gesù per elevarlo a sé, non facendolo passare dalla morte. I discepoli a questo punto, trovando la tomba vuota e vedendolo ascendere al cielo di nuovo vivo, si convincono erroneamente che sia risorto. Di conseguenza, iniziano a predicare la risurrezione del Messia con una convinzione tale da arrivare perfino al martirio. In pochi mesi, a Gerusalemme si convertono decine di migliaia di persone, e in pochi anni il cristianesimo (basato sulla risurrezione) raggiunge il Palazzo di Cesare a Roma. Già nei primi secoli, la fede in un Gesù risorto si spande in tutto il mondo allora conosciuto, e popoli interi si convertono. Dopo circa seicento anni, Allah si rende conto che la situazione gli sia leggermente sfuggita di mano, e decide quindi di mandare Maometto a spiegare l’equivoco. In sostanza Allah avrebbe fatto esplodere il cristianesimo erroneamente e sarebbe quindi costretto a mandare milioni di persone all’inferno per un errore commesso da lui stesso.

È importante poi capire che non è stato il Nuovo Testamento che ha diffuso la fede nella risurrezione, ma l’evento della risurrezione che ha causato la stesura del Nuovo Testamento. La fede dei cristiani non era basata sul Nuovo Testamento, ma sulla risurrezione del Messia. Ancora prima che i più antichi scritti del Nuovo Testamento venissero redatti, decine di migliaia di persone già credevano e predicavano la risurrezione di Gesù. Se consideriamo soltanto la città di Gerusalemme, più di ventimila Ebrei avevano già riconosciuto Gesù come Messia nei pochi anni immediatamente successivi agli eventi in questione (vedi ad es. Atti 21:20), quindi ancora prima della diffusione degli scritti apostolici. I discepoli furono disposti ad andare incontro a sofferenze terribili e alla morte pur di credere e predicare la risurrezione. È noto che i primi cristiani venissero perseguitati a morte e che moltissimi fossero anche arrivati al martirio, dati in pasto ai leoni, accesi vivi come lampioni per le strade o in altri modi atroci. Questo dimostra la loro profonda convinzione della storicità dell’evento che predicavano. Sia i Dodici che Giacomo e Paolo sono morti martiri o in esilio. Quindi Allah li avrebbe convinti profondamente di un falso evento che ha dato il via alla religione sbagliata! Suona molto irragionevole.

Cristianesimo

Essendo Gesù veramente risorto, siamo infine giunti al cristianesimo. Sì, ma quale cristianesimo? Dato che al suo interno i cristiani si dividono in decine di migliaia di denominazioni diverse? E che dire sui Testimoni di Geova?

Per quanto riguarda le denominazioni cristiane, esse sono accomunate da ciò che C.S. Lewis chiamava “Mere Christianity”, ovvero l’insieme delle dottrine centrali e fondamentali che sono comuni a tutte, come l’esistenza di Dio, l’incarnazione, la morte e risurrezione di Gesù, e così via. E il mio primo intento è proprio quello di difendere il Mere Christianity; il resto è secondario, per lo meno in questa sede. Personalmente, dalle evidenze scritturali e teologiche, sono ben presto giunto ad abbracciare un cristianesimo di tipo protestante. A proposito dei Testimoni di Geova invece, ho scritto un articolo dedicato.

In conclusione, abbiamo visto che analizzando le evidenze possiamo valutare quali religioni descrivano più coerentemente con la realtà che ci circonda. Abbiamo in primo luogo analizzato la caratteristica fondamentale dell’universo su cui discordano le religioni monoteiste classiche da quelle orientali e neo-pagane, ovvero la finitezza del cosmo. Abbiamo dunque argomentato che le prime spiegano molto meglio le evidenze cosmologiche. Infine, per arrivare al Cristianesimo ci siamo concentrati sulle prove attorno alla persona di Gesù di Nazareth, e abbiamo argomentato che le evidenze storiche della risurrezione siano veramente convincenti. Per una più ampia argomentazione sulla finitezza passata dell’universo e sulla risurrezione di Gesù si rimanda ovviamente agli articoli dedicati.

Quindi, ci sono ottime ragioni per credere che 2000 anni fa, il Logos si è incarnato nella persona di Gesù, il Nazareno.

[1] Stephen Hawking, The Nature of Space and Time, Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1996, p.20

[2] Alexander Vilenkin, Many worlds and one, (New York: Hill and Wang, 2006), p.176

[3] Alexander Vilenkin, New Scientist 11/01/2012

[4] E.T. Whittaker, The Beginning and the End of the World, Oxford University Press, Oxford, 1942, pp. 40-42

[5] Antony Flew, “There is a God. How the World’s Most Notorious Atheist Changed His Mind”, p. 157

[6] Antony Flew in “Jesus’ Resurrection: Atheist, Antony Flew, and Theist, Gary Habermas, Dialogue” https://www.youtube.com/watch?v=BVb3Xvny8-k&t=5484s