Uno dei più grandi problemi degli atei è che non prendono sul serio la stessa definizione di ateismo. Nonostante tradizionalmente tutti riconoscano che un ateo è colui che crede che non esista alcun Dio, negli ultimi anni sta andando di moda ridefinire l’ateismo per sfuggire all’onere della prova. Più precisamente, affermare che Dio non esista implica l’onere di dover argomentare per la sua inesistenza, e questo è sempre stato un enorme problema per gli atei. Così, i cosiddetti “Nuovi Atei”, hanno provato a far passare il concetto che l’ateo sarebbe semplicemente “colui che non crede in Dio”, e non “colui che afferma che Dio non esista”. Queste dottrine del Nuovo Ateismo sono diventate molto popolari negli ultimi anni, grazie ai cosiddetti “quattro cavalieri del Nuovo Ateismo”, ovvero Richard Dawkins, Christopher Hitchens, Sam Harris e Daniel Dennett. I loro argomenti hanno fatto molto successo grazie alla loro fama, ma vengono aspramente criticati da tutti gli studiosi, atei compresi. È interessante ascoltare la testimonianza del famosissimo youtuber ateo Alex O’Connor (ovvero Cosmic Skeptic), seguito da centinaia di migliaia di atei, il quale studia tutt’ora filosofia e teologia ad Oxford:

“Ho sempre sostenuto con forza che ateismo significa solo mancanza di fede in Dio, ma studiando all’università ho scoperto che questo tipo di cose non esiste nell’accademia, proprio come nei lavori accademici è sempre usato il termine, intendo dire ateismo, ed è sempre definito in tutti i dizionari e in tutti i dizionari filosofici come la convinzione che Dio non esiste. […] Voglio dire, c’è una ragione per cui negli ultimi tre anni di studi di filosofia a Oxford, uno come Richard Dawkins non è stato nominato una sola volta, tranne che per essere stato essenzialmente ridicolizzato nel giornale di scienza e religione […]. Penso che la più grande abilità che i Nuovi Atei avessero collettivamente fosse la loro abilità oratoria, potevano discutere, potevano parlare a un pubblico e potevano conquistarli. Giusto, ma quando effettivamente ti siedi e analizzi la sostanza filosofica di ciò che stanno dicendo, scopri che in realtà non c’è molta sostanza da analizzare.” [1]

Come fa notare O’Connor, tutti gli studiosi usano in realtà la classica definizione di ateismo, ovvero la dottrina che afferma che non esistano dei. Basta consultare i normali dizionari ed enciclopedie di filosofia per rendersene conto. Nella Concise Routledge Encyclopedia of Philosophy, William L. Rowe, il noto filosofo ateo scomparso recentemente scrive che “L’ateismo è la posizione che afferma la non esistenza di Dio. Propone l’incredulità positiva piuttosto che la semplice sospensione della fede”. [2] Nel Dizionario di Filosofia di Cambridge, Louis Pjman (PhD ad Oxford) scrive: “[L’ateismo è] l’idea che non ci siano dei. Un senso ampiamente utilizzato denota semplicemente non credere in dio ed è coerente con l’agnosticismo [in senso psicologico]. Un senso più stretto denota una convinzione che non ci sia un dio; questo uso è diventato standard”. [3] Similmente, nell’Enciclopedia di Filosofia di Stanford, probabilmente ad oggi la più letta e stimata di tutte, Paul Draper (PhD all’Università della California, professore alla Purdue University) spiega le principali ragioni per cui i filosofi definiscono in tal modo l’ateismo, concludendo che “i filosofi dovrebbero interpretare l’ateismo come la proposizione che Dio non esiste (o, più in generale, come la proposizione che non ci sono realtà divine di alcun tipo).” [4]

In modo simile alle enciclopedie, anche i più grandi filosofi atei contemporanei dicono la stessa cosa. Graham Oppy, professore alla Monash University, PhD a Princeton, ritenuto da molti il più brillante filosofo ateo vivente (in materia di filosofia delle religioni), fornisce spesso la seguente definizione: “Gli atei sono persone che credono che non esistano dei”. [5] Robin Le Poidevin, professore di Metafisica all’Università di Leeds, PhD a Cambridge, scrive: “Un ateo è colui che nega l’esistenza di un creatore personale e trascendente dell’universo, piuttosto che uno che semplicemente vive la sua vita senza fare riferimento a tale essere” [6].  J. L. Schellenberg, professore di filosofia alla Mount Saint Vincent University, PhD ad Oxford, scrive: ”in filosofia, l’ateo non è solo qualcuno che non accetta il teismo, ma più fortemente qualcuno che si oppone ad esso. In altre parole, è la negazione del teismo, l’affermazione che Dio non esiste“. [7]

Tutto questo per dire che se qualcuno si volesse argomentare per l’ateismo, dovrebbe non soltanto limitarsi a rigettare gli argomenti teistici, ma anche fornire evidenze della non esistenza di Dio. Poiché se uno afferma semplicemente di non essere convinto dal teismo, allora ciò condurrebbe al banale agnosticismo. Al contrario, per definirsi ateo uno deve essere convinto dell’inesistenza di Dio.

In conclusione, se qualcuno vi dice di essere ateo, fategli questa domanda: “Cosa ti ha portato a credere che non esista alcun Dio? Quali evidenze ti hanno convinto della sua inesistenza?”. Vedrete così che quasi la totalità delle volte non sapranno cosa rispondervi, poiché “aver avuto brutte esperienze con la Chiesa” o “ci sono i preti pedofili” non sono argomenti per l’inesistenza di Dio.

 

 

 

[1] Alex O’Connor, Cosmic Skeptic, How I get Over my fear of Hell (as a lapsed Catholic). 12-45 min

[2] William L. Rowe, 2000, “Atheism”, in Edward Craig (ed.), Concise Routledge Encyclopedia of Philosophy, London and New York: Routledge, p. 62

[3] Louis Pojman, 2015, “Atheism”, in Robert Audi (ed.), The Cambridge Dictionary of Philosophy, Cambridge: Cambridge University Press.

[4] Draper, Paul, “Atheism and Agnosticism”, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Summer 2022 Edition), Edward N. Zalta (ed.), forthcoming URL = <https://plato.stanford.edu/archives/sum2022/entries/atheism-agnosticism/>.

[5] Graham Oppy, Atheist professor defines Atheism, https://www.youtube.com/watch?v=jieFHDilAws&t=76s

[6] Robin Le Poidevin, 1996, Arguing for Atheism: An Introduction to the Philosophy of Religion, London and New York: Routledge, p. xvii.

[7] J. L. Schellenberg Progressive Atheism: How Moral Evolution Changes the God Debate, London: Bloomsbury, p.5